L’elezione del Presidente del Consiglio

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Nelle ultime settimane, prima del voto referendario del 4 dicembre, si sono levate voci di gente che discuteva con convinzione, e spesso anche con accanimento, di Costituzione, e sulla bontà o meno della riforma proposta. Dal giorno seguente, da lunedì, da più parti, sui social, al bar, in autobus, si possono udire persone fortemente vogliose di andare a nuove elezioni per votare il Presidente del Consiglio, una figura che a detta di molti dovrebbe essere scelta dal cittadino. L’articolo 92 della Costituzione, disciplina la formazione del Governo con una formula semplice e concisa: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”. Pertanto a norma di Costituzione non è possibile l’elezione diretta del Presidente del Consiglio (né la riforma recentemente sottoposta a referendum avrebbe disposto tale modifica). I cittadini hanno diritto di voto unicamente per la composizione delle Camere. La Costituzione non indica come il Presidente della Repubblica debba scegliere il soggetto da nominare Presidente del Consiglio, non dice che deve essere un parlamentare o che debba essere il segretario del partito vincitore di elezioni politiche.

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La prima fase è una serie di consultazioni, che il  Presidente svolge, per prassi costituzionale, per individuare il potenziale Presidente del Consiglio in grado di formare un governo che possa ottenere la fiducia dalla maggioranza del Parlamento. Questo meccanismo viene attivato, ovviamente, ogni qualvolta si determini una crisi di governo per il venir meno del rapporto di fiducia o per le dimissioni del Governo in carica (come nel caso in cui ci troviamo per le dimissioni di Renzi). L’ordine delle consultazioni non è indicato da norme, ma segue un galateo costituzionale ed è stato soggetto a variazioni nel corso degli anni (in alcuni casi il Presidente della Repubblica ha omesso alcuni dei colloqui di prassi). In sostanza, questa fase può ritenersi realmente circoscritta a quelle consultazioni che potrebbero essere definite necessarie e, cioè, quelle riguardanti i Capi dei Gruppi parlamentari e dei rappresentanti delle coalizioni, con l’aggiunta dei Presidenti dei due rami del Parlamento, i quali devono essere comunque sentiti in occasione dello scioglimento delle Camere.

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È  giocoforza che un Presidente della Repubblica, soprattutto se vi sono state elezioni politiche, si orienti verso il rappresentante del partito vincitore delle elezioni, rappresentante che non necessariamente deve a sua volta essere stato eletto in Parlamento. Va da sé che se si nominasse un soggetto privo di ogni approvazione dal Parlamento, il Governo messo in piedi dal soggetto nominato non avrebbe vita lunga, poiché rischierebbe di non ottenerne la fiducia e non potrebbe lavorare. Può essere nominato un soggetto non rappresentante di un partito o di una maggioranza politica, ma un cosiddetto “tecnico”, una persona su cui dovranno comunque convergere la approvazione di buona parte del Parlamento, o anche qui, il nuovo Governo, potrebbe avere problemi di sfiducia. Nella risoluzione delle crisi, quindi quando si hanno le dimissioni del Presidente del Consiglio o dell’intero Governo, il Capo dello Stato non è giuridicamente libero nella scelta dell’incaricato, essendo vincolato al fine di individuare una personalità politica in grado di formare un governo che abbia la fiducia del Parlamento. L’incarico è conferito in forma  orale e una volta concesso l’incarico, il Presidente della Repubblica non può interferire nelle decisioni dell’incaricato, né può revocargli il mandato per motivi politici. L’incaricato, che di norma accetta con riserva, farà un breve giro di consultazioni, e quindi andrà dal Capo dello Stato per sciogliere, positivamente o negativamente, la riserva. Subito dopo lo scioglimento della riserva si perviene alla firma e alla controfirma dei decreti di nomina del Capo dell’Esecutivo e dei Ministri.

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Nella attuale situazione italiana, stante le dimissioni (da confermare al termine dell’approvazione della legge di bilancio) da parte del Premier Renzi, il Presidente della Repubblica farà le consultazioni del caso per verificare la possibilità di nuovo Governo. Molte voci invocano elezioni politiche subito, per avere nuove maggioranze in Parlamento, ma giuridicamente il Capo dello Stato a fronte della crisi di governo che strade può intraprendere? Egli può,  dopo aver consultato una serie di  personalità politiche (leader di partito, capogruppo parlamentari, presidenti di Camera e Senato), adottare diverse soluzioni. Può rinviare alle Camere: rinvio del Governo alle Camere per la verifica della sussistenza del rapporto fiduciario in entrambi i rami del Parlamento. Può formare un Governo-bis: nomina di un nuovo governo, presieduto dallo stesso Presidente del Consiglio dei ministri, con eventuali modifiche della compagine ministeriale. Può nominare di un nuovo leader all’interno della stessa maggioranza. Può decidere per un Governo del Presidente: una personalità con forte caratura istituzionale viene designato dal Capo dello Stato come Presidente del Consiglio dei Ministri. Può optare per un Governo tecnico: viene nominato un Governo costituito da esperti in materia politica, ma estranei alla vita politica in quanto tale. Può decidere per elezioni anticipate: il Presidente della Repubblica scioglie le Camere ed indice nuove elezioni (a cui noi popolo andremo a votare per la formazione di un nuovo Parlamento)

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Il Presidente del Consiglio non è una carica eleggibile dalla base, ma è una figura di nomina che è riservata al Presidente della Repubblica. Gli lettori votano unicamente per le due Camere, e in questo modo si ha una sorta di elezione indiretta del Presidente del Consiglio, laddove il Presidente della Repubblica vada a nominare un soggetto espressione della maggioranza parlamentare. Pertanto le varie frasi “Governo non eletto dal popolo” o “abbiamo un Presidente del Consiglio non eletto dal popolo” sono strafalcioni giuridici. Nessun italiano ha mai votato un Presidente del Consiglio perché, questo, non è costituzionalmente previsto.

Tiziana Marengo

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