La tensione tra Bulgaria e Turchia

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Sofia 24 marzo 2017. Quella che si sta consumando in questi giorni è un’accesa corsa alla presidenza del consiglio bulgaro. A rendere particolarmente accesa la disputa è la presenza di un ingombrante vicino: la Turchia. Gli antichi odi mai sopiti, frutto di cinque secoli di dominazione ottomana, conclusisi ufficiosamente con la guerra russo-turca del 1878, riemergono quando si fa avanti il sospetto di tentativi di influenze da parte di Ankara. Il rapporto dei bulgari con la minoranza turca ha alternato periodi di intolleranza e di distensione. Verso la metà degli anni ’80, il leader comunista Todor Živkov, per mantenere al potere un regime ormai traballante, tentò la carta del patriottismo attraverso un “Processo di rinascita” che doveva andare a colpire i turchi della Bulgaria.

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In quel periodo i rapporti con Ankara furono ai minimi storici. I bulgari sono spinti da una paura tramandata di generazione in generazione: quella di essere nuovamente fagocitati dalla Turchia. Per questo motivo figure di patrioti come Vasil Levski o Hristo Botev hanno una popolarità superiore a quella che potrebbero avere i nostri Mazzini e Garibaldi. Su una popolazione inferiore ad 8 milioni di abitanti, i turchi rappresentano il 10 percento diventando “de facto” una minoranza di grande peso nella vita politica bulgara. Le elezioni diventano perciò una nuova occasione per reciproche accuse tra “patrioti” e minoranza. La scintilla è stata innescata dalla notizia, giunta a Sofia, della iniziativa di Ankara di mettere gratuitamente a disposizione dei  turchi con passaporto bulgaro dei mezzi per poter recarsi nei seggi in Bulgaria.

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I giornali ed i quotidiani locali parlano di un vero e proprio “turismo elettorale” con lo scopo di intervenire nella politica del paese balcanico. La tensione è salita nelle ultime ore, quando si è appreso che dei gruppi di nazionalisti bulgari hanno occupato i passi al confine con la Turchia, con lo scopo di bloccare l’ingresso delle corriere con a bordo gli “scomodi” elettori. La reazione turca non si è fatta attendere. Erdoğan, stizzito, definisce un simile episodio, non degno di una democrazia occidentale. Immediata la replica del presidente della Repubblica di Bulgaria Rumen Radev: «Non accettiamo lezioni di democrazia dalla Turchia dove la legge non viene rispettata». A Kapitan Andreevo, al confine con la Turchia, la polizia bulgara è riuscita a rimuovere le barricate erette dai nazionalisti. Questa è per il momento la situazione. Ankara aggiunge questo ennesimo tassello al mosaico di diatribe che in questi mesi l’hanno vista contrapposta a vari stati dell’Unione Europea. I prossimi giorni ci diranno quali pieghe prenderanno questi avvenimenti.

Stefano Carta

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