Enrico Mattei e il petrolio iracheno

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Il 14 luglio 1958 un cruento colpo di Stato militare pose fine alla monarchia irachena e questo evento influenzò anche i rapporti con l’italiana Eni. I nuovi leader del Paese subentrarono ai predecessori nel negoziato già avviato dal regime, dando l’impressione di mantenere un atteggiamento conciliante. La prima fase del negoziato fra governo iracheno e Iraq Petroleum Company, che si protrasse dall’agosto 1958 al dicembre del 1959, fu caratterizzata da assoluta segretezza. Come il precedente ordine monarchico, anche il nuovo ordine rivoluzionario tenne lontana l’opinione pubblica e gli organi di stampa da ogni informazione riguardo il contenuto e le finalità dei colloqui. Molti osservatori erano scettici riguardo alla sincerità del nuovo leader del Paese, che sosteneva di non voler nazionalizzare l’industria petrolifera. Erano molti gli indizi che facevano ritenere prossima l’estromissione delle compagnie occidentali dall’Iraq.

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Secondo alcuni, il governo iracheno stava segretamente studiando la possibilità di sostituire l’esperienza e la tecnologia dell’ente, senza mettere a repentaglio la produzione di greggio: a questo miravano le consultazioni avviate con Mattei, volute da Baghdad subito dopo il luglio 1958 e prontamente interrotte dalle immediate e decise pressioni del governo britannico e dei responsabili della Ipc. Secondo gli stessi funzionari della Iraq Petroleum, i primi contatti fra Quassem e Mattei furono favoriti dalla intermediazione di Nadim Pachachi, già ministro del petrolio prima della rivoluzioni del 1958. Negli anni dei suoi incarichi di governo, i britannici avevano persino sospettato che l’ex ministro avesse ricevuto somme ingenti dall’Italia per richiedere la rinuncia della Ipc alle aree di concessione mai sfruttate dalla compagnia. Dopo il colpo di Stato Pachachi si era presentato a Quassem come possibile collaboratore del suo governo e aveva vantato le sue credenziali presso l’Eni, che egli riteneva la più disponibile e affidabile fra gli eventuali partner in grado di sostituire il managment della Ipc in caso di nazionalizzazione o di ritiro spontaneo dalle zone in concessione non utilizzate.

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In quell’occasione il rischio di venire esclusi dalle ricchezze del sottosuolo iracheno a vantaggio di una compagnia petrolifera, l’Eni, che proprio della lotta alle “sette sorelle” aveva fatto la sua bandiera per conquistarsi le simpatie dei Paesi produttori, provocò una nota ufficiale di Londra presso il governo italiano, affinché venisse esclusa ogni possibilità di partecipazione o sostegno a iniziative unilaterali del regime di Baghdad, e spinse i responsabili della Iraq Petroleum a superare l’atteggiamento conciliante che aveva consentito, nella primavera del 1957, di non escludere l’eventualità di una partecipazione italiana alla costruzione di un lungo oleodotto fra Iraq centrale e la costa meridionale della Turchia, che non avrebbe attraversato il territorio siriano.

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Malgrado la forte irritazione mostrata dalla Gran Bretagna di fronte ai primi tentativi di contatto con l’Eni da parte del regime rivoluzionario del generale Quassem, il governo di Roma non mantenne un atteggiamento di chiusura verso l’Iraq: nel luglio ‘59 una delegazione ufficiale italiana intervenne alle cerimonie per il primo anniversario della rivoluzione e, l’anno seguente, il Paese arabo fu ospite della Fiera del Levante a Bari, mentre l’Italia inviava il suo primo ambasciatore a Baghdad, Renato Della Chiesa Disacca. Ciò confermava l’esistenza, e non solo da parte dell’Eni, di un certo interesse a mantenere i rapporti cordiali con i nuovi leader dell’Iraq e giustificava la perdurante vigilanza, da parte britannica, verso ciò che Mattei poteva promettere di fare a vantaggio di un’eventuale industria petrolifera irachena. Allo stesso tempo, i rappresentanti diplomatici italiani rinnovarono più volte la loro assicurazione che non vi era da parte del governo di Roma alcuna intenzione di appoggiare, sostenere o favorire iniziative unilaterali irachene aventi come obiettivo l’annullamento di concessioni assegnate in passato alla Iraq Petroleum.

Luisa Gris

Domani, su L’Universale, la seconda parte

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