Enrico Mattei e il petrolio iracheno (terza parte)

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Enrico Mattei non si lasciò sfuggire l’occasione di creare un cartello fra i Paesi produttori. Per poter affermare il proprio punto di vista, promosse la creazione di un nuovo organismo che fosse l’espressione degli interessi dei Paesi consumatori. Il nuovo organismo avrebbe potuto così negoziare su un piede di parità. Doveva naturalmente essere formato dai singoli governi nazionali dei Paesi importatori e le politiche energetiche di questi Stati ne avrebbero tratto nuovo vigore e maggiore impulso. Era chiaro che, se una compagnia pubblica come l’Eni poteva probabilmente ottenere benefici da una simile iniziativa, le compagnie petrolifere private si sarebbero trovate in una condizione di difficoltà, perché sarebbero state chiamate ad agire nel quadro delle indicazioni fornite dai governi.

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Secondo Mattei, il settore petrolifero rappresentava un elemento essenziale per lo sviluppo delle economie nei Paesi industriali, ed era quindi pericoloso lasciarne il controllo alle compagnie private. Sulla scia di quanto realizzato dai Paesi produttori, al caos della libera iniziativa, mossa da valutazioni esclusivamente commerciali, doveva subentrare l’ordine dell’intervento governativo, dettato dal pubblico interesse.

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Dopo che le speranze di trovare ingenti quantità di petrolio nel sottosuolo egiziano erano andate deluse e dopo che il leader del nazionalismo arabo aveva fallito nel tentativo di riunire intorno a sé i principali Paesi produttori di petrolio, per l’Eni divenne necessario differenziare la sua presenza in Medio Oriente e cercare nuovi interlocutori. La crescente insoddisfazione per l’insufficienza di risultati sul piano interno e internazionale rischiava, infatti, di pesare negativamente sulla leadership di Mattei e sulla sua influenza nel mondo politico italiano. Il più interessato a voler trarre vantaggio da questa rinnovata disponibilità alla collaborazione si rivelò essere il presidente Qassem. E, nel 1961, il desiderio di Mattei di tentare altrove il colpo che non era riuscito in Egitto si incontrò con l’interesse di Qassem per la stessa compagnia dell’Eni che, grazie ai suoi tecnici e alla sua rete di distribuzione in Europa, sembrava in grado di sostituire l’Ipc nello sfruttamento del petrolio iracheno.

Luisa Gris

Qui, la prima parte.

Qui, la seconda parte.

Domani, su L’Universale, la quarta parte.

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