Enrico Mattei e il petrolio iracheno (quinta parte)

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Indro Montanelli, sul Corriere della Sera, scrisse a proposito di Enrico Mattei: “Lui indossa, quando si alza la mattina, il petrolio; trascorre la giornata con il petrolio; si corica la sera con il petrolio. Unico lusso è la pesca. Ma appunto perché, invece che distrarre, serve a concentrarsi. Pescava quando i giornali recarono la notizia che Qassem stava per invadere lo sceiccato del Kuwait e tutte le potenze occidentali prendevano posizione contro questo sopruso. Mentre aspettava che la trota abboccasse. Mattei pensò che era il momento buono per ficcarsi nel “buco” dell’Iraq, reso tale dall’isolamento diplomatico. Qassem forse dovrà rinunciare al Kuwait ma, se riuscisse ad ammetterlo, Mattei gli ha già fornito il personale per gestire l’Eni iracheno. È un affare. Forse no. Ma potrebbe diventarlo”.

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Il 28 settembre il negoziato fra governo iracheno e Iraq Petroleum riprese per l’ultima volta, senza che fosse possibile raggiungere nessun risultato positivo. L’11 ottobre l’agenzia di stampa governativa rese noto il fallimento definitivo del negoziato. Solo alla fine del 1961, Qassem decise di fare ciò che a molti osservatori appariva già da tempo inevitabile: l’11 dicembre il governo di Baghdad approvò la legge 80, che annullava le concessioni di sfruttamento petrolifero di cui era titolare la Iraq Petroleum Company. Ma la legge non annullò tutte le concessioni della Ipc, solamente quelle dove non era stata ancora avviata un’attività di estrazione petrolifera, impedendo così che il consorzio petrolifero potesse espandere la propria attività estrattiva.

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L’Eni si mostrò particolarmente interessata alle prospettive che si andavano delineando nel settore delle attività petrolifere irachene: l’attribuzione di nuove concessioni su aree che si immaginavano in gran parte ricche di giacimenti non poteva non attrarre l’attenzione di Mattei e dei suoi collaboratori, desiderosi di trovare altrove quel petrolio che in Sicilia e nel Sinai era stato rinvenuto solo in modeste quantità. Nella primavera del 1962, il direttore commerciale della Saipern, Remo Mauro, si recò a Baghdad per verificare la possibilità che la sua azienda partecipasse alla gara di appalto per il gasdotto di 128 chilometri da Naft Khana, vicino al confine con l’Iran, alla raffineria di Daura, nei pressi della capitale irachena. Durante il soggiorno nel paese arabo, il dottor Mauro venne intervistato e dichiarò che il gruppo Eni desiderava mettere a disposizione le proprie capacità tecniche per consentire all’Iraq di sfruttare le sue ricchezze naturali, a beneficio della prosperità e del benessere del suo popolo.

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Nelle stesse settimane Mattei aveva convinto l’ex ambasciatore Luca Pietromarchi ad agire come rappresentante degli interessi petroliferi italiani in Iraq. Questa iniziativa era un ulteriore segnale da parte del presidente dell’Eni e del suo presidente per le prospettive di penetrazione nel settore della ricerca e dello sfruttamento delle risorse naturali dell’Iraq, un settore fino ad allora occupato dal consorzio dell’Iraq Petroleum, ma poi improvvisamente apertosi con il ritiro delle concessioni non utilizzate. L’improvvisa scomparsa di Mattei nell’ottobre 1962, e il cambio di regime a Baghdad, nel febbraio del 1963, modificarono radicalmente il quadro dei rapporti fra il gruppo Eni e le autorità irachene, facendo sfumare ogni possibilità per la compagnia italiana di accedere alle ingenti riserve di greggio del paese mediorientale.

Luisa Gris

Qui, la prima parte.

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Qui, la quarta parte. 

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