Scrutatore ai tempi delle bufale

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Era il giorno del referendum confermativo sulla riforma costituzionale. Domenica, 4 dicembre, ore 7:00. Quando vieni nominato scrutatore per le elezioni in uno dei seggi del tuo piccolo paese di provincia, sai che vedrai passare davanti a te centinaia di persone che conosci; dalla più desiderata alle scuole medie, che arriva con marito e figli a seguito, alla catechista che ti chiede se stai andando in chiesa. E, guardando nei registri elettorali, scorrendo tra tanti nomi che conosci, puoi anche scommettere, per vincere la noia nei momenti di basso afflusso, su chi si presenterà o chi no, perché sei consapevole che molti di quel registro se ne fregano del referendum, della politica e della vita sociale in generale.

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Ore 11.30. In un momento di alto afflusso si presenta una signora sulla quarantina, che indossa un grande foulard rosso a pois. Le chiedo, come prassi, di esibire la tessera elettorale e il documento di identità; ma, siccome fuori dal seggio ci sono molte persone che aspettano, il segretario, in supporto al presidente, per affrettare le operazioni mi dice che la conosce e che non c’è bisogno di trascrivere il numero di carta d’identità sul registro elettorale. Alla signora viene perciò consegnata la scheda con la matita, si accomoda in cabina, vi esce dopo una manciata di secondi, infila la scheda nell’urna, le viene resa la tessera elettorale con tanto di timbro, saluta e se ne va.

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Intanto l’afflusso cala. Si scherza si spettegola e si leggono ad alta voce le notizie che arrivano dal web sulle votazioni e nella fattispecie il post di Piero Pelù sulle matite copiative. Ce la ridiamo come matti. Sappiamo infatti che non è la matita a essere indelebile, perché fatta di comune grafite, ma è la scheda ad essere imbevuta di una particolare soluzione chimica. E che, una volta tracciata, non vi è più alcuna possibilità di cancellarne il segno. Quindi sicuri delle nostre conclusioni continuiamo il nostro servizio senza preoccuparci minimamente delle elucubrazioni di un rocker. Dal pomeriggio, però, la situazione cambia: molte persone cominciano a chiedere, a dubitare sulla regolarità del voto. Un anziano signore dai buffi occhiali spessi tira fuori dal cilindro l’incredibile bufala letta sul fattoquotidaino delle cinquecentomila schede con il voto Sì trovate a Rignano sull’Arno.

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Ore 19:00. Si ripresenta al seggio la signora delle 11.30, quella col grande foulard rosso a pois che il segretario aveva detto di conoscere. Ci dice, con aria di sfida, che è tornata per controllare tutte le matite copiative. Gliele faccio vedere. Mi racconta che quando è venuta a votare, una volta entrata in cabina, ha accidentalmente segnato la sua carta d’identità con la matita e che una volta tornata a casa ha tentato di cancellare il segno con la gomma e che con grande stupore e sgomento si è resa conto che il segno è andato via. La guardo, stanco e apatico, e le ripeto quello che ho già  ripetuto a seicento persone prima di lei: “le matite su carta normale si possono cancellare, ma non sulla scheda, quindi non ha di che preoccuparsi”.

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Ma la signora si scalda. Si toglie il foulard e continua a replicare in maniera abbastanza accesa, asserendo che eravamo in malafede. Le rispondo che comunque se avesse avuto qualcosa da segnalare l’avrebbe dovuto fare di mattina e non otto ore dopo aver votato, che stava facendo polemiche sterili. Ne è nata una lunga discussione. Dopo mezz’ora, la signora ha preteso di scrivere nel verbale la sua storia dopo aver rischiato una denuncia per turbativa dello svolgimento delle operazioni elettorali. Noi del seggio abbiamo imparato che le bufale sono più virali di quanto avessimo mai potuto pensare e il presidente di seggio, tornato a casa, ha mandato giù un ettolitro di Lexotan.

Bruno Ender

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