Quando diedi del pirla a Indro

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Il direttore, che una volta doveva essere necessariamente al giornale per vedere e licenziare le pagine, oggi può farlo da una sdraio su una spiaggia delle Hawaii attraverso un piccolo portatile. Da lì può entrare direttamente in pagina e scrivere un fondo o modificare un titolo. C’è chi addirittura comunica via computer con un collega negli spazi riservati ai titoli. Esempio: «questo pezzo fa schifo, spostiamolo a fondo pagina». L’importante è che, nella fretta o per distrazione, non escano quella o altre frasi.

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Ricordo una didascalia uscita su un giornale milanese, sotto la forma di un sontuoso albero di Natale: «Senti un po’, è meglio un presepe, questo alberone ficcatelo nel…».

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Non che le gaffe fossero infrequenti prima dell’innovazione. Un giorno al «Giornale» composi un numero interno e dissi subito a chi rispose: «Brutto pirla, hai finito l’articolo o pensi di farmelo avere domani mattina?». Nessuna risposta e dopo pochi secondi una voce che riconobbi subito: «Baciallino, hai sicuramente sbagliato numero». Avevo dato del pirla al leggendario Indro.

Luigi Bacialli

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