L’armistizio lungo

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Era il 29 settembre del 1943; l’8 settembre e l’annuncio della resa dell’Italiana – firmata il 3 dello stesso mese con l’armistizio di Cassabile (detto anche “armistizio corto”) – erano ormai passati da diverse settimane quando fu firmato l’armistizio di Malta o “armistizio lungo” dal maresciallo Pietro Badoglio e il generale Dwight Eisenhower a bordo della corazzata britannica Nelson, ancorata nelle acque maltesi. Oltre a rettificare i punti già contenuti all’interno del precedente armistizio firmato ventisei giorni prima, prevedeva nuovi punti cruciali che puntavano allo smantellamento definitivo di ogni struttura fascista cancellandone l’esistenza politica e pratica: innanzitutto Mussolini, tutti i gerarchi e chiunque si fosse macchiato di delitti di guerra o reati simili sarebbero stati immediatamente arrestati e consegnati alle forze armate delle Nazioni Unite; tutte le istituzioni, la milizia e le organizzazioni (anche quelle giovanili) sarebbero state abolite.

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Tutte le leggi che erano considerate discriminanti per razza, colore della pelle, fede e opinione politica, sarebbero state abrogate e, di conseguenza, chiunque fosse ancora detenuto per tali reati sarebbe stato immediatamente scarcerato secondi gli ordini delle Nazioni Unite. A livello governativo, invece, l’armistizio prevedeva la completa sottomissione al volere delle Nazioni Unite e degli Stati Generali Alleati: confermandosi alle direttive delle Nazioni Unite avrebbe portato all’abolizione delle istituzioni fasciste, il licenziamento e l’arresto del personale fascista, la soppressione dell’ideologia e dell’insegnamento fascista.

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Il Governo italiano avrebbe dovuto seguire fedelmente le istruzioni alleate riguardanti il pagamento degli indennizzi di guerra (payaments by reparation of war) e delle spese di occupazione; inoltre, era prevista la costituzione di una Commissione di Controllo per regolare ed eseguire i punti previsti dall’armistizio in base alle direttive del Comando Supremo delle Forze Alleate. L’armistizio di Malta sanciva tecnicamente una resa senza condizioni che prevedeva anche l’obbligo, per il neonato (dopo la fuga della famiglia reale a Bari) Regno del Sud, di dichiarare guerra alla Germania nazista che stava cominciando a occupare il Paese con la aiuto delle residue forze fasciste, dando il via alla dura terribile guerra che ha insanguinato i successivi due anni.

Andrea Tagliaferri

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