Boykov Metodiev Borissov

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Sofia, affascinante capitale della Bulgaria. La gigantesca statua equestre dedicata dello zar di Russia Alessandro II, detto “Osvoboditel” (il liberatore), vigila sul parlamento bulgaro. Le macchine sfrecciano incuranti sul viale lastricato. La tensione diplomatica tra Sofia ed Ankara, in seguito all’ingresso nel territorio balcanico di cittadini elettori turchi aventi passaporto bulgaro, non ha prodotto ulteriori incidenti. I cittadini bulgari, lo scorso marzo, chiamati a rinnovare la composizione del Parlamento, si sono trovati di fronte al dilemma tra i socialisti e conservatori del GERB.  Alla fine  l’hanno spuntata i secondi. Il GERB (acronimo di “Graždani za evropejsko razvitie na Bălgarija”e tradotto in “Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria” ) è un partito dalla forte vocazione conservatrice e neoliberista.

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Il loro leader Boykov Metodiev Borissov, classe 1959, ha la fama di “filoeuropeista” convinto, attitudine di questi tempi molto apprezzata. Tuttavia, sono due i fattori che dovrebbero  intiepidire gli entusiasmi. In primo luogo, con molta  probabilità il suo governo sarà “un’anatra zoppa”.  Complici il forte astensionismo e la grande frammentazione partitica, per Borissov si renderà necessario creare una coalizione di governo eterogenea con tutti i rischi che questa possa comportare. In secondo luogo, sull’uomo che da un decennio controlla la vita politica bulgara, vi sono poche luci e molte ombre. Le prime ombre risalgono al lontano 1991, quando Borissov  fondò la “Ipon-1”, una delle più grandi agenzie specializzate in security che, a quel tempo, poterono annoverare tra i clienti di punta l’ex dittatore Todor Živkov. Nel corollario delle attività della Ipon-1 risulterebbero però anche l’estorsione e il riciclaggio di denaro sporco. Si trattava di azioni molto comuni per il periodo.

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Il collasso del regime comunista bulgaro  tra il 1989 e il 1990 aveva lasciato il Paese in balia delle organizzazioni criminali, abili a sfruttare i  vuoti di potere generati dalla dissoluzione del sistema coercitivo socialista. Borissov è stato additato spesso e volentieri come una delle creature ibride tra mafia e politica generate da questa fase di transizione democratica. Descritto come uomo ambizioso e dal forte temperamento, Borissov appoggiò come parlamentare il governo del premier Simeon II, l’ex re di Bulgaria. Poi, nel 2005, ottenne il primo incarico di rilievo divenendo sindaco della capitale e, infine, si candidò a premier nelle elezioni politiche del 2009, risultando il vincitore indiscusso. Il salto di qualità di Borissov fu dovuto alla creazione di una nuovo soggetto politico, il GERB, capace di dare forza alle ambizioni del premier anche grazie ad un forte radicamento nel territorio.

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La prima batosta avvenne in seguito ad una successione di eventi culminati nel 2013 con l’aumento del costo delle bollette energetiche. In un Paese considerato il più povero dell’Unione Europea per via della corruzione strisciante, dei salari bassissimi e della disoccupazione elevata,  quella fu la miccia che scatenò un incendio di immense proporzioni: migliaia di persone decisero di scendere in piazza a Sofia per manifestare contro il governo in carica. Una grande folla spontanea, partita da Orlov Most (uno dei ponti storici di Sofia), giunse fino al palazzo del governo e tentò di occuparlo al grido di “fuori il governo della mafia dell’energia”. Borissov, dopo aver tentato di arginare le proteste attraverso concessioni ed avvicendamenti nella sua squadra di governo, fu costretto a dimettersi. Tuttavia le manifestazioni sarebbero continuate per più di dodici mesi. A gettare ulteriore benzina sul fuoco intervenne la pubblicazione del sito BalkanLeaks di una serie di dossier dal contenuto esplosivo riguardanti proprio Borissov, comprovanti, a detta dei divulgatori, di una pericolosa vicinanza con la mafia bulgara.

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L’ex premier  la prese così male che reagì con delle minacce non troppo velate nei confronti dei fondatori di BalkanLeaks. Nelle elezioni successive del 2014, a dispetto di tutto e di tutti, Borissov ci riprovò e vinse, ma lo fece in mezzo ad un clima  mutato rispetto agli entusiasmi registrati cinque anni prima. Grande sfiducia e picchi di astensione che in alcune città raggiunsero anche il 70 percento, caratterizzarono la competizione elettorale. Il leader del GERB si rese immediatamente conto di non avere i numeri per un governo “monocolore” e ciò portò ad una coabitazione forzata con i socialisti ed i riformisti. Questa seconda esperienza si concluse nel novembre scorso in seguito all’elezione del generale dell’areonautica, Rumen Radev, alla Presidenza della Repubblica. Il candidato indipendente la spuntò sulla candidata del GERB, Tsetska Tsacheva, grazie anche all’appoggio dei socialisti.

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Il generale Radev, definito “filorusso” per via dell’atteggiamento più morbido nei confronti di Mosca, finora ha smentito queste voci, dichiarando che il futuro della Bulgaria è all’interno della NATO e dell’UE. Tali affermazioni non sembrano, però, aver convinto tutti. Nei giorni in cui si celebrano i sessant’anni della firma dei Trattati di Roma, la vittoria dei conservatori alle elezioni di Marzo è stata interpretata da molti come un esame della tenuta degli ideali europeisti. Che questa sia la realtà delle cose oppure una demagogia, pare avere un’importanza molto relativa. Le elezioni di Marzo prospettano, piuttosto, ad un Paese stanco, disilluso, l’ennesimo periodo di frammentazione politica e del conseguente rischio di vedere allontanare quelle riforme che permetterebbero alla Bulgaria di mettersi al passo con gli altri stati membri dell’UE. L’impressione che si rileva è quella di un elettorato lontano ormai rassegnato ed in preda alla preoccupazione di scegliere il male minore. Instabilità politica, corruzione, salari bassi, grandi interessi privati, riforme strutturali da attuare, le carenze del sistema di accoglienza nei confronti dei migranti. Questi ed altri fattori paiono relegare la Bulgaria ad un ruolo marginale nello scacchiere europeo. La coabitazione tra Radev e Borissov non si preannuncia semplice. Saranno i fatti futuri a fornirci l’esatta portata di questi eventi.

Stefano Carta

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