Il giro del mondo ad ottant’anni

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Da sempre il mare è sempre stato d’ispirazione all’uomo, il quale, seppur diffidente, non ha mai nascosto una forte attrazione per l’elemento acquatico.  “Uomo libero” – diceva Baudelaire – “amerai sempre il mare! Il mare è il tuo specchio: contempli la tua anima nel volgersi infinito dell’onda che rotola”.

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Ci sono uomini per i quali l’età è solamente un fattore anagrafico. Vi sono persone per le quali la vita non è altro che un misurarsi con le forze della natura. L’ha ampiamente dimostrato Vasil Kourtev, un ottantenne bulgaro in grado di coronare un’impresa non comune. Classe 1927, Kourtev ha una malattia inguaribile: l’amore per gli sconfinati orizzonti marini. Lo è al punto da essere diventato nel corso degli anni un vero e proprio esperto nelle lunghe traversate in barca. Con l’aiuto del fratello Nedelcho ha costruito il suo piccolo yacht con lo scopo ben preciso di avverare un sogno: quello di poter compiere il giro del mondo in solitario con la sua imbarcazione a vela, da lui affettuosamente chiamata Odessos. Detto fatto, il 5 agosto 2015, Kourtev è salpato dal porto di Varna (Mar Nero).

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La traversata, durata la bellezza di 652 giorni, si è finalmente conclusa il 17 Marzo di quest’anno, quando l’Odessos ha fatto ritorno a Varna dopo un percorso di quasi 26.000 miglia nautiche. Al suo arrivo lo skipper è stato accolto da una piccola folla di familiari, amici, curiosi ed anche dalle autorità locali. Il volto abbronzato, la barba bianca, gli occhi vivaci del “giramondo” hanno calamitato la simpatia e l’attenzione del pubblico presente. Tuttavia, solo ora l’impresa di Kourtev sembrerebbe essere balzata agli onori della cronaca nazionale. Intervistato dalla tv bulgara, lo skipper ha raccontato i punti salienti del suo viaggio, dal superamento dello Stretto del Bosforo alla traversata del Mediterraneo e degli oceani Indiano e Pacifico.

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Kourtev, che lo scorso 22 gennaio ha festeggiato l’ottantesimo compleanno a bordo della sua imbarcazione, non ha nascosto di aver vissuto dei momenti difficili nei quali ha rischiato conseguenze molto gravi. Una tempesta di sabbia nel Mar Rosso, una brutta infezione virale contratta in Malesia. Tutto ciò è stato superato con una buona dose di coraggio ed esperienza. Il “giramondo”, che ha regalato qualche battuta sulla nostalgia per la cucina bulgara, ha concluso l’intervista dicendo: “Ho realizzato il mio sogno. Ma ultimamente, la soddisfazione del realizzare un sogno è uguale, indipendentemente da quanto possa essere grande quel sogno”.

Stefano Carta

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