Sant’Agnello di Napoli

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Millequattrocentoventuno anni fa, il 14 dicembre 596, a Napoli, moriva Aniello Abate. Conosciuto come Sant’Agnello di Napoli, nacque nella città partenopea da genitori di origine siracusana nel 535. La leggenda narra che la madre Giovanna, sterile, pregasse la Madonna con la speranza, un giorno, di restare incinta. Quando ci riuscì, portò il neonato dinnanzi ad un’immagine della Vergine; e il piccolo, venuto al mondo soli venti giorni prima, esclamò: “Ave Maria!”. Visse da eremita, in una grotta spoglia nella quale era concessa soltanto una cappella dedicata alla Madonna. Come tanti cristiani di quel periodo, la sua fede sconfinava nella più curiosa stravaganza, portandolo a vivere completamente distaccato dalla società e da qualsiasi forma di benessere.

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Non mancava di infliggersi pene e sofferenze severe per avvicinarsi al calvario che subì Cristo in croce. Quando i ricchi genitori morirono, utilizzò il denaro ereditato per fare opere di bene e costruire ospedali. Nel 581, mentre i Longobardi si dirigevano verso la città campana, si mise alla testa delle truppe, sventolando una bandiera crociata in difesa di Napoli. Spaventato dal successo e dalla notorietà che nella città partenopea cresceva sempre più, si trasferì nel Lazio, per poi fare ritorno a Napoli dove morì, nel monastero di San Gaudioso del quale era stato nominato sacerdote.

Vittorio Scacco

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