Il Natale del Sacro Romano Impero (seconda parte)

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Leone III, papa dal 795, non si trovava in una situazione semplice. In quel tempo l’Urbe era un terreno di conquista dove le fazioni più disparate si combattevano ognuna per affermare la propria l’egemonia sulla città. Il papa, vertice massimo risultava la carica più ambita, e chi sedeva sul soglio di Pietro beneficiava di un potere enorme, non solo spirituale, ma anche politico. Una potere simile, per chi lo possedeva, aveva come conseguenza non voluta quella di creare molti nemici disposti a tutto. Il papa, per trarsi d’impiccio aveva bisogno di un alleato abbastanza forte per difenderne la persona e gli interessi. La scelta non poteva che ricadere sul Carlo Magno, forte e ambizioso ma, al tempo stesso, devoto cristiano. Durante il secondo anno del pontificato di Leone III, una notizia giunse da Costantinopoli. A seguito ad un ennesimo intrigo di corte, Irene, madre dell’imperatore Michele VI, aveva deposto il figlio proclamandosi Basilissa (imperatrice) dei Romei. Michele VI pagò l’impopolarità dovuta all’insuccesso militare nell’ormai secolare guerra contro i vicini musulmani.  Era l’anno 797 e il papa che considerava irriverente prestare obbedienza a una donna, colse l’occasione che aspettava per considerarsi sciolto dai suoi obblighi, più che altro formali, di fedeltà a Costantinopoli, e dichiarò vacante la corona dell’Impero d’Occidente.

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Leone III, come altri papi del suo tempo possedeva attitudini più terrene che spirituali, unite ad una forte tendenza accentratrice di ogni potere. Questo ebbe come conseguenza la formazione di una schiera di nemici e di avversari che s’infoltiva giorno dopo giorno per le ragioni più disparate. Il gruppo degli avversari del papa contava la presenza di buona parte della nobiltà romana e di alcuni importanti funzionari pontifici vicini al defunto papa Adriano I, come i Campolo e i Pasquale. Costoro, avendo prima tentato di screditare il papa, descrivendolo come un lascivo, spergiuro, attaccato più ai beni materiali che spirituali, non ottenendo nulla, decisero di eliminarlo fisicamente. Forse Carlo Magno non fu estraneo a queste macchinazioni e decise di sfruttarle a suo vantaggio. L’occasione per i congiurati si presentò il 25 Aprile del 799, quando il pontefice, che guidava la processione diretta verso la basilica di San Lorenzo in Lucina, venne accerchiato ed assalito dai sicari. Si racconta che nell’assalto il papa venne accecato e che la lingua gli fosse stata mozzata. In maniera rocambolesca, Leone III, la vittima designata, riuscì a scappare e, rifugiatosi a Spoleto, chiese la protezione di Carlo Magno.

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Nel 799, Leone III, ospite del Duca di Spoleto, passeggiava avanti e indietro. La sua andatura, quanto più lontana da quella di un uomo santo, pareva piuttosto quella di un’anima che, oppressa da una grave pena, tentava, disperatamente, di liberarsi di quel gran tormento. Il pontefice pensava agli ultimi avvenimenti che l’avevano portato alla fuga da Roma. Scampato ad una morte certa, egli era preoccupato perché sapeva che i suoi nemici avevano a loro volta indirizzato delle lettere al sovrano dei franchi per ottenerne l’alleanza in funzione antipapalina. Il re dei franchi ed il papa, grazie alla mediazione di Alcuino di York, fedelissimo di Carlo Magno, si incontrarono a Padeborn e, forse il primo, notò con sorpresa che sia gli occhi che la lingua del pontefice fossero stati sanati. Si era trattato di un miracolo. Nel Concilio che venne indetto per giudicarne l’operato, Leone, si presentò portando con sé il vangelo. L’espressione del suo volto era grave, tesa. Giurò sul testo sacro di essere non solo innocente e, con aria solenne, affermò che il Vescovo di Roma non poteva essere giudicato da alcun tribunale terreno. Fu un abile colpo di mano e Carlo prese le difese del papa. Il risultato di queste peripezie, appunto la corona imperiale.

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Quali furono i vincitori? Carlo Magno, indubbiamente, ottenne una legittimazione divina. Il sovrano franco, infatti, ricevendo l’investitura papale, veniva posto al di sopra di ogni regnante dell’epoca. Egli, divenendo imperatore, ricreava un grande regno romano e cristiano che andava dai Pirenei all’Ungheria, da Roma alla Sassonia. Egli coprì il suo nome di gloria e consegnò al mondo l’immagine del perfetto re cristiano, uomo pio, saggio, guerriero e santo. Ma fu il papa, forse il vincitore reale. Sopravvissuto alla fronda scatenata contro di lui, Leone ne uscì rafforzato nelle sue prerogative. Inoltre, incoronando Carlo, dimostrò che solo la Chiesa poteva scegliere gli imperatori (e disfarli). In tal modo, Leone si ritrovava in mano un potentissimo strumento in grado di indirizzare la politica di qualunque sovrano regnante. Trovò compimento, quindi, quell’idea di una Chiesa come guida spirituale e dell’Impero come spada al servizio della fede. L’idillio tra il Papato e l’Impero non sarebbe durato. Grandissime ambizioni, sospetti, scandali, scomuniche, eserciti in battaglia, alleanze, intrighi e rappacificazioni, avrebbero minato questa comunione tra fede e politica. Ma questa è un’altra storia…

Stefano Carta

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Qui, la prima parte.

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