La storia di Macao

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Durante le “scoperte manueline”, le quali lasciarono un segno nella storia dei secoli XV e XVI, i navigatori portoghesi si avventurarono alla scoperta di nuove rotte nell’oceano, al fine di beneficiare di diversi vantaggi commerciali rispetto ad altri popoli. Fu così che, una volta insediatisi in India, i portoghesi conquistarono la città di Malacca, abitata da un’importante comunità cinese dedita al commercio. Questo diede il via ai primi contatti tra il popolo lusitano e l’”Impero del Catai”. Tuttavia, nonostante i molteplici tentativi da parte del Portogallo per legalizzare il commercio diretto tra i due popoli, l’imperatore della Cina (la cui popolazione rifiutava i contatti con l’esterno, data la gelosia che nutrivano verso la propria civiltà e cultura, considerata superiore a tutte le altre) si vide favorevole a vietare l’ingresso degli stranieri nel proprio territorio. La persistenza dei commercianti di origine portoghese ebbe come risultato la proliferazione di una serie di contatti commerciali clandestini, attraverso dei quali le due parti ricavavano considerevoli profitti. L’apice di questi rapporti commerciali venne raggiunto nel 1542, quando i portoghesi diventarono intermediari nel commercio tra la Cina e il Giappone, poiché, in quanto nemici, i due Paesi non commercializzavano tra di loro. I commerci con i portoghesi divennero per la Cina molto redditizi, determinando, sempre più, l’accettazione della loro presenza in territorio cinese.

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Con il passare del tempo, i commercianti lusitani si concentrarono sulla penisola dove sorgeva il piccolo villaggio di pescatori di Haojing, poi chiamato dai portoghesi come “Povoação do Nome de Deus de A-Ma-Cau na China” (trad.: “Città del Nome di Dio di A-Ma-Cau di Cina”), da cui deriva l’attuale nome “Macao”. Fu nel 1557, data della fondazione di Macao, che l’imperatore Kio-Tsing accettò la presenza portoghese nella piccola penisola.  Non esistono documenti scritti che confermino tale accettazione. Ciò nonostante, esistono diverse ipotesi che ancora oggi rappresentano le possibili ragioni per cui avvenne il sodalizio tra cinesi e portoghesi nel 1557. Si racconta che i cinesi aiutarono il popolo cinese a sconfiggere la piaga dei pirati, i quali infestavano la foce del fiume delle Perle  e che per questo ricevettero l’autorizzazione a stabilirsi a Macao. C’è anche chi afferma che i primi a stabilirsi a Macao furono i pirati e che, per farli allontanare, venne concesso ai portoghesi di stabilirsi nella penisola per cacciarli definitivamente. La terza storia presume che i navigatori lusitani sarebbero incappati in un tifone e che fossero naufragati nelle vicinanze di Macao, portando le autorità cinesi a concedergli lo sbarco per il recupero dei carichi. Secondo questa versione, successivamente all’incidente, i portoghesi decisero di rimanere in maniera definitiva.

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Dopo la sua fondazione, Macao visse più di un secolo di significativa e crescente prosperità, soprattutto economica. Per questo ha contribuito largamente all’intensificazione del commercio con i cinesi (specialmente nel commercio cino-giapponese), grazie al fatto che al popolo cinese era vietata l’uscita dal Paese e la ricezione di stranieri sul proprio territorio. Anche quando ci fu l’unione tra il Portogallo e la Spagna nel 1581, il governo cinese continuò a riconoscere il popolo di origine lusitano come l’unico intermediario tra il proprio Paese e il resto del mondo, insistendo a non issare la bandiera spagnola. In quell’epoca, Filippo II di Spagna dominava un impero di terre, rotte e ricchezze che diventarono, durante vari secoli, bersaglio di attacchi e obbiettivo di molti Paesi europei, tra i quali risaltano maggiormente l’Olanda e l’Inghilterra.

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Tuttavia, nel 1586, Macao si trovava ormai a essere una città. Nello stesso periodo iniziò a essere amministrata da parte del Senato Leale e nel 1623 gli abitanti di Macao ottennero la costituzione della carica di governatore della città. Carica che verrà ricoperta da due primi governatori (D. Francisco Mascarenhas e D. Filipe Lobo) che utilizzavano metodi dispotici e finirono con lasciare disgustati gli abitanti di Macao, i quali chiesero con una petizione l’abolizione della carica. Con il successivo rifiuto della petizione in causa, iniziò a emergere e crescere nella popolazione macaense  una sempre più maggiore agitazione, e questo sarà l’inizio del processo di declino che seguirà successivamente. Nel 1654, a peggiorare la situazione di instabilità, ci fu la rottura delle relazioni tra Portogallo e Giappone, il che si tradusse in una situazione di enorme perdita per il commercio di Macao, il quale arrivò alla paralisi con l’espandersi di una terribile peste che causò la morte di più di sette mila persone. Per combattere il declino macaense, nel 1685, fu intrapresa una misura economica e venne proclamato un editto imperiale nel quale la Cina si dichiarò aperta al commercio con qualsiasi nazione straniera, togliendo di fatto al Portogallo, il monopolio del commercio con la Cina. Durante il XVIII secolo, Macao diventò una città cosmopolita, reinventandosi in una piattaforma di accentramento delle attività e comunicazioni con la Cina. Il clima che si respirava nella penisola era quello di una crescente e pressante oppressione per mano cinese. Ci fu, pertanto, una grande agitazione, la quale portò a disturbi di vario ordine che si estenderanno fino al secolo successivo, soprattutto per causa dell’instabilità politica della Cina, che arrivò all’apogeo durante la Prima Guerra dell’Oppio  (1839-1844) con gli Inglesi.

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Il 22 agosto del 1849, il grande governatore di Macao, João Ferreira do Amaral, venne assassinato nell’istmo che collega la penisola macaense al continente asiatico e dove si trova la “Porta do Cerco”. Subitaneamente questo accadimento, truppe irregolari cinesi tentarono di invadere Macao, senza però riuscirci. Nel seguente contesto, il governo di Lisbona decise di espellere tutti i funzionari doganali cinesi e di istituire la provincia di Macao sotto regime di porto franco. Da allora, il governo cinese decise di non esercitare la piena sovranità in ambiti amministrativi, giudiziari, militari, finanziari e doganali di Macao. Nel 1851 le truppe portoghesi unirono alla penisola macaense la piccola isola di Taipa e, nel 1864, quella di Coloane e nel 1862 venne firmato il Trattato di Tientsin, attraverso il quale la sovranità portoghese sul territorio di Macao fu riconosciuta dal popolo cinese. Due anni più tardi, nell’ora della ratifica del trattato, la Cina pretese che Macao continuasse a essere considerato come territorio cinese. La questione fu risolta nel 1887, data in cui venne firmato il Trattato di Amicizia e Commercio sino-portoghese, nel quale venne riconosciuto il diritto di “amministrazione definitiva” di Lisbona, riconoscendo Macao come colonia portoghese. Nel trattato non fu risolto il problema dei confini e delimitazione territoriale, problema che il governo cinese rinviò fino all’ultimo giorno di sovranità portoghese su Macao.

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Nel 1966 si manifestarono forti tensioni tra le due comunità e il 3 dicembre, data dell’“Incidente 12/3”, la polizia portoghese aprì il fuoco sulla folla causando la morte di otto persone e il ferimento di diverse persone, portando alla successiva protesta dei tre no: rifiuto delle imposte, della vendita di prodotti e prestazione di servizi ai portoghesi. La protesta ebbe inizio a seguito degli scontri tra polizia e alcuni operai cinesi che intendevano ristrutturare una scuola senza regolari permessi, e terminò con le scuse formali da parte del governatore ai rappresentanti della comunità cinese. Il declino economico di Macao, dovuto a fattori come l’insabbiamento del porto e ancor più la sempre maggiore importanza commerciale di nuovi porti aperti al commercio internazionale (in modo particolare il polo britannico di Hong Kong), si protrasse fino al XX secolo.  Così, nel 1951, quando Macao divenne una provincia ultramarina del Portogallo, vennero prese una serie di misure che, intorno agli anni sessanta, iniziarono a ristabilire l’economia della penisola. Le misure videro la trasformazione di Macao in un centro turistico, grazie alla creazione di strutture e liberalizzazione del gioco d’azzardo.

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Nel 1976, in pieno periodo di decolonizzazione delle colonie portoghesi, il parlamento portoghese promulga l’“Estatuto Orgãnico de Macau”, con il quale la provincia ultramarina macaense divenne un “territorio speciale” a cui venne concesso una considerevole autonomia finanziaria e amministrativa, sotto l’egida di un governatore nominato dal presidente portoghese e dalla Assemblea Legislativa, composta da 17 membri totali (di cui solo sei eletti a suffragio universale e solo tre cinesi rappresentanti del 90% della popolazione totale del tempo).  Dopo la famosa “Rivoluzione dei Garofani” , nel 1979, il Portogallo riallacciò le interrotte  relazioni diplomatiche con la Cina : l’intento era quello di risolvere la questione del sistema politico di Macao, con la chiara intenzione di lasciare la propria sovranità, nel caso in cui Pechino ne avesse manifestato il desiderio. Pertanto, nel 1986, si diede il via alle negoziazioni sul passaggio di consegne, le quali terminarono il 13 aprile del 1987 con la firma della Dichiarazione Congiunta Luso-Cinese sulla Questione di Macao. La dichiarazione costituisce un atto storico di diritto internazionale depositato presso le Nazioni Unite, il quale ha definito il quadro generale delle questioni focali per il futuro di Macao e della sua cittadinanza. Nell’accordo si stabilì che Macao era un “territorio cinese sotto amministrazione portoghese” e che il passaggio di sovranità di Macao nei riguardi della Repubblica Popolare Cinese si sarebbe effettuato il 20 dicembre 1999. Dopo il passaggio di consegne, Macao sarebbe passata a essere una Regione Amministrativa Speciale cinese (RAS), dotata di un alto grado di autonomia e regolata dalla “Lei Basica”  (trad.: Legge Basica), la costituzione di Macao.

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Lisbona e Pechino concordarono che la RASM  avrebbe dovuto avere una durata di 50 anni, secondo il  principio di “un Paese, due sistemi”. Questo permise il mantenimento del proprio sistema sociale, fiscale e economico-finanziario (a carattere capitalista e quindi lontano da quello socialista cinese): il mantenimento dei diritti, dei doveri e delle libertà dei suoi cittadini; il diritto alla coniazione della propria moneta , a emettere francobolli, a avere un dominio internet (.mo) e possedere un proprio sistema di controllo dell’immigrazione e delle frontiere (anche dalla Cina) e di una sua propria polizia. L’accordo garantisce che la classe politica sia eletta dai residenti macaensi e non, quindi, da personalità politiche dello stato cinese e, inoltre, sancisce che il potere statale rimanga separato nei tre punti: esecutivo, sotto il Capo Esecutivo di Macao e del suo Governo; legislativo, sotto l’Assemblea Legislativa di Macao; giudiziario, sotto la Magistratura. Alla Cina venne consegnata la titolarità della difesa e della politica estera della penisola, nonostante venga permesso a Macao di far parte autonomamente di alcune organizzazioni internazionali, tra cui l’Unesco e la Wto. Il difficile compito di far portare a termine tutti i punti dell’accordo fu lasciato nelle mani di Rocha Vieira, nominato governatore di Macao nel 1991 e, dopo il passaggio di Macao alla Cina, Pechino diede l’approvazione perché fosse usato il passaporto portoghese come documento di viaggio per i residenti di Macao e che, per chi avesse avuto il diritto, fosse concesso il mantenimento della nazionalità portoghese.

Gian Carlo Fois

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