Le Tesi di aprile di Lenin

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Il 20 aprile del 1917 vide la luce uno dei testi di maggior rilevanza per la storia del Novecento. Quel giorno, sul numero 26 della Pravda (il 7 per il calendario russo) furono pubblicate le celebri “Tesi di Aprile” di Vladimir Ulianov Lenin, con il titolo “Sui compiti del proletariato nella rivoluzione attuale”. Esse furono redatte durante il lungo viaggio che dall’esilio svizzero lo riportò a Pietrogrado dopo la Rivoluzione di Febbraio, e furono presentate tre giorni prima della loro pubblicazione ufficiale in un’assemblea di soli bolscevichi e in un’altra in cui parteciparono i delegati alla Confereinza dei Soviet dei deputati, operai e soldati di tutta la Russia, sia bolscevichi sia menscevichi, tenutasi al Palazzo di Tauride.

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Le tesi presentate dal leader bolscevico non erano altro che dieci punti programmatici in cui veniva spiegato cosa sarebbe dovuto accadere in Russia dopo la prima e parziale vittoria della Rivoluzione di Febbraio; in pratica si trattava di un breve vademecum che avrebbe accompagnato il rivoluzionario dalla cacciata dello zar alla presa del potere dell’ottobre successivo. In essi Lenin descriveva accuratamente tutte le mosse per poter giungere alla vittoria completa, dal porre fine alla Prima Guerra Mondiale in quanto “guerra imperialistica di brigantaggio” e al togliere l’appoggio al Governo Provvisorio (prima sotto la guida del principe Georgij Lvov e da luglio presieduto da Aleksandr Kerenskij); dalla realizzazione di una Repubblica dei Soviet e una smilitarizzazione della Russia alla nazionalizzazione di tutti i mezzi di produzione e delle banche.

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Lenin sottolineava, nelle poche righe da lui scritte, che ormai si stava spegnendo la prima fase della rivoluzione (quella che prevedeva la cacciata dello zar e che aveva portato a un governo borghese) e che era giunto il momento di passare alla seconda fase rivoluzionaria con la realizzazione di un governo totale dei Soviet dei deputati operai e contadini, all’epoca in netta minoranza rispetto ai deputati borghesi, dopo che il partito avesse svolto una decisa opera di politicizzazione del proletariato ormai maturo per essere istruito e andare al potere. Oltre a questo aspetto, il leader russo, suggeriva anche al proprio partito come operare: per Lenin la prima cosa da fare sarebbe dovuta essere l’organizzazione di un nuovo congresso nazionale per modificare il programma minimo ormai obsoleto, concentrandosi sulla critica all’imperialismo e alla guerra imperialistica, sulla rivendicazione dello “Stato-Comune”, prendendo spunto dalla Comune di Parigi del 1871, e sul cambio del nome, passando dunque da una “socialdemocrazia” ormai tradita a un vero e proprio “Partito Comunista” di ispirazione marxista.

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Da quel 20 aprile, Lenin e i bolscevichi, lavorarono in continuazione fino a stravolgere le sorti della Rivoluzione di Febbraio: da minoranza passarono a maggioranza e in soli dieci giorni conquistarono il potere a discapito dei nemici “socialsciovinisti” e del “centro” che erano i menscevichi filo borghesi, dieci giorni descritti abilmente e fedelmente dal giornalista statuinitense John Reed nel suo “I dieci giorni che sconvolsero il mondo”.

Andrea Tagliaferri

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