I ragazzi coraggiosi della Rosa Bianca

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Settantacinque anni fa, il diciotto febbraio 1943, i nazisti arrestarono i membri del movimento della Rosa Bianca, studenti dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco che, dal 1942, in pieno conflitto mondiale, sfidarono il regime di Adolf Hitler.

Era il 18 febbraio 1943 quando all’Università di Monaca vennero lanciate 1500 copie di un volantino di protesta contro il regime nazista. A lasciarli per i corridoi dell’edificio furono i fratelli Hans e Sophie Scholl (membri attivi del gruppo di Resistenza non violenta Rosa Bianca, Weiße Rose), ma purtroppo commisero un errore madornale: finita la distribuzione, Sophie lancia una risma di volantini da una balaustra nel momento in cui gli studenti escono dalle proprie aulee facendosi notare da un bidello, ancora fedele al regime di Hitler, che blocca entrambi per poi consegnarli alla Gestapo. Nel giro di pochi giorni, tutti i membri del gruppo della Rosa Bianca (Christoph Probst, Alexander Schmorell, Willi Graf, anche loro studenti poco più che ventenni, e il professor Kurt Huber) furono catturati e sottoposti a torture e interrogatori estenuanti prima di essere processati il 22 febbraio, i fratelli Scholl e Probst, e il successivo 19 aprile, gli altri tre membri, e condannati a morte.

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Nei pochi giorni che trascorsero in carcere, i giovani ribelli riuscirono a toccare l’anima dei loro carcerieri al punto che, a esecuzione avvenuta, ne testimoniarono il coraggio dimostrato fin dalla cattura: “Si sono comportati con coraggio fantastico. Tutto il carcere ne fu impressionato. Perciò ci siamo accollati il rischio di riunire ancora una volta i tre condannati – disse un secondino spiegando il motivo per cui fecero riunire i primi tre condannati prima dell’esecuzione – un momento prima dell’esecuzione capitale. Volevamo che potessero fumare ancora una sigaretta insieme. Non furono che pochi minuti, ma credo che abbiano rappresentato un gran regalo per loro”.

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Dello stesso tenore fu pure Robert Mohr, il funzionario della Gestapo che li interrogò: “Fino alla loro amara fine Sophie e Hans Scholl conservarono un atteggiamento che può definirsi eccezionale. Entrambi in sintonia dichiararono il senso delle loro azioni: avevano avuto come unico scopo evitare alla Germania una sventura ancora più grande e contribuire forse, da parte loro, a salvare la vita di centinaia di migliaia di soldati tedeschi, perché quando si tratta della salvezza o della rovina di un intero popolo non c’è mezzo o sacrificio che possa apparire troppo grande. Sophie e Hans Scholl furono sino all’ultimo convinti che il loro sacrificio non era stato inutile”. A ricordo delle gesta di questi intrepidi ribelli, la piazza in cui è situata l’Università monegasca fu rinominata Geschwister-Scholl-Platz.

Andrea Tagliaferri

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