La ferrovia di Baghdad

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Nell’ottobre del 1898 l’imperatore di Germania Guglielmo II si recava in visita ufficiale a Istanbul per la seconda volta. Egli resta l’unico capo di Stato europeo ad essere stato ricevuto dal sultano. Dopo molti giorni trascorsi nella capitale, l’imperatore e l’imperatrice si recarono in Terra Santa dove Guglielmo si afferma  difensore sia dei cattolici che dei protestanti. Una settimana più tardi, a Damasco, egli assicurava la sua totale protezione ai trecento milioni di musulmani viventi nel mondo. La visita imperiale era stata preceduta dall’arrivo a Istanbul di von Siemens, il direttore della Deutsche Bank, che si era recato per concludere dei contratti. I tedeschi proponevano la costruzione della ferrovia di Baghdad.

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Il viaggio di Guglielmo segna una svolta nelle relazioni tra le potenze europee. L’Inghilterra distoglie la sua attenzione dall’Impero ottomano e si concentra in Egitto, in Sudan e nell’Africa del Sud. La Russia abbandona le questioni balcaniche per affermare la sua presenza in Estremo Oriente, che è reso più vicino  per via della costruzione transiberiana. L’occasione sembra favorevole alla Germania per far progredire i suoi interessi politici ed economici nello stato ottomano. Dopo la ritirata di Bismarck e sotto l’impulso di Guglielmo, si lancia risolutamente nella Weltpolitik, la politica mondiale, e comincia a manifestare la sua presenza pacifica in Africa, in America latina e in Estremo Oriente. La relazione tra gli ottomani e i tedeschi non è nuova: alcuni ufficiali prussiani, tra cui von Molkte, avevano lavorato come istruttori nell’esercito ottomano. L’impero ottomano cercava un sostituto della tradizionale politica d’appoggio inglese e, nel fare questo, aveva pensato alla Germania per vari motivi: godeva di prestigio militare, diventato enorme dopo le battaglie di Sadowa e Sedan, e inoltre, non sembrava nutrire delle ambizioni territoriali nell’impero. Perciò sembrava essere il partner ideale per sviluppare l’impero senza attentare alla sua integrità. Il grande affare tedesco, all’epoca di ‘Abdul-Hamid, è la ferrovia di Baghdad.

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Il progetto di collegare Istanbul al golfo Persico tramite una via ferrata era un progetto di vecchia data. ‘Abdul-Hamid era favorevole alla creazione di una tale linea: una via ferrata che attraversava per la prima volta l’Anatolia era importante soprattutto sul piano militare. E, al di là di queste considerazioni militari e politiche, c’erano delle ragioni economiche: la ferrovia di Baghdad apriva l’intero Paese al progresso economico. Sarebbe stato possibile valorizzare le regioni attraversate, irrigare le regioni aride, sviluppare le colture d’esportazione e favorire sull’altopiano dell’Anatolia la coltivazione del grano per l’approvvigionamento di Istanbul. Sulla questione del finanziamento il sultano poteva optare solo al ricorso del capitale straniero. In questo c’è il problema riguardo la questione della scelta del partner. Egli non si fidava dell’Inghilterra, poiché sospettava volesse collegare l’Egitto all’India e quindi concederle la ferrovia significava aiutarla a realizzare i suoi progetti. Si preoccupava anche delle ambizioni francesi sulla Siria e sul Libano.

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La Germania sembrava offrire la migliore soluzione sia sul piano politico che sul piano tecnico. Sul piano diplomatico, promuovendo gli interessi tedeschi, ‘Abdul-Hamid aveva cercato di neutralizzare russi e inglesi e di rendere impossibile lo smembramento dell’impero. In realtà la costruzione della ferrovia di Baghdad aveva provocato delle rivalità, ma anche intese fra le potenze imperialiste. Nel 1900 la Russia si era fatta riconoscere il diritto assoluto di costruire delle vie ferrate nel nord-est dell’Anatolia. Da parte loro i francesi rivendicano una sorta di monopolio di fatto sulla rete siriana, e spronati dai progetti tedeschi hanno costruito circa 700 km di vie fra il 1892 e il 1902. La penetrazione tedesca nell’impero ottomano è stata uno dei fattori che hanno contribuito al riavvicinamento anglo-russo che si delinea verso la fine del regno di ‘Abdul-Hamid e che sembra molto pericoloso per la sopravvivenza dell’impero turco.

Federica Cogoni

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