L’ultimo imperatore

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Ravenna, 4 Settembre dell’anno 476 dopo Cristo. Uno strano trambusto scosse le traballanti fondamenta dell’Impero. Lo Stato romano, ormai diviso in due, era quanto di più lontano dai fasti di Augusto e la parte occidentale viveva una inarrestabile agonia. A Ravenna, la capitale, giunse una notizia terribile: Flavio Oreste, il magister militum, era stato sconfitto ed ucciso in battaglia a Placentia da un contingente di mercenari sciti guidati da Odoacre. Costui aveva acquisito con il tempo una grande autorevolezza presso i barbari anche in seguito al rifiuto da parte di Oreste di riconoscere alle milizie mercenarie un terzo della Penisola italiana a titolo di compenso per i servigi offerti all’Impero. Approfittandone della crescente disorganizzazione in seno alla Parte Occidentale, Odoacre, a capo di un esercito di Eruli, Sciri e Turcilingi, discese in Italia con l’intenzione di impadronirsene. Dopo la battaglia di Placentia, Paolo, fratello di Oreste, tentò l’ultima disperata difesa alle porte di Ravenna, ma anche egli fu sconfitto. Sulla strada di Odoacre rimaneva ormai solo il figlio di Oreste, Romolo, il quale, dal 31 Ottobre del 475, era stato messo sul trono in seguito ad una congiura ai danni dell’Imperatore Giulio Nepote.

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Romolo, che dell’illustre fondatore di Roma aveva solo il nome, era un appena adolescente privo di qualunque potere effettivo, ritrovatosi in mezzo ad un gioco molto più grande di lui. Odoacre sapeva che era Oreste (e non Romolo) il vero padrone di Roma e che una volta tolto di mezzo lui sarebbe stato uno scherzo deporre il piccolo ed indifeso sovrano. Il vittorioso Odoacre a sorpresa non nominò un re fantoccio, ma decise di inviare le insegne imperiali (ornamenta palatii) a Zenone, imperatore d’Oriente, in segno di sottomissione e chiedendo di essere nominato “patricius utriusque miliciae”.

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Zenone, impegnato nel fronteggiare delle lotte interne, non appoggiò ma nemmeno condannò il colpo di Stato del sovrano barbaro. Fu proprio grazie a questa situazione ambigua unita al potere militare che Odoacre poté mantenere il potere in mano fino al 493, anno della discesa in Italia di Teodorico. Il piccolo ex imperatore, fu comunque risparmiato dal vincitore e, grazie ad una sostanziosa pensione, trascorse il resto della sua esistenza nell’esilio dorato di Castel Lucullano in Campania. Di Romolo, che da quel momento sarà ricordato con l’epitetto di “Augustolo”, rimase solo un nome da accennare negli annali della storia, niente di più. Così scrisse lo storico bizantino Marcellino Illirico: “L’impero romano d’Occidente, che il primo Augusto, Ottaviano, aveva assunto nell’anno 709 della fondazione di Roma, perì con questo Augustolo cinquecentoventidue anni dopo che i suoi predecessori avevano iniziato a regnare, e da allora i re Goti furono padroni di Roma”. Con la morte di Giulio Nepote nel 480 e con la caduta del Regno di Siagro del 486, si esaurirono gli ultimi rimasugli del defunto Impero d’Occidente. Un’epoca era finita ed una nuova si apprestava a cominciare.

Stefano Carta

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