L’importanza della conoscenza

Categorie

“Il latino e il greco sono inutili! A che serve studiare lingue morte nell’era del computer?”. Molto spesso sentiamo dire frasi del genere; e non vengono bistrattati solo il latino e il greco, ma anche la storia, la letteratura, la filosofia. Solo la matematica e le scienze esatte sembrano essere utili, oggigiorno! Ma il latino e il greco aprono la mente, aiutano a comprendere le altre lingue e insegnano a ragionare. E c’è un motivo in più per studiare il latino e il greco: perché sono due lingue stupende e il loro mondo è fantastico. E perché studiare la storia? Perché è la memoria dell’umanità, grazie alla quale possiamo seguire e analizzare le vicende dell’uomo, accorgendoci che non c’è niente di nuovo sotto il sole e che, al tempo stesso, il mondo cambia in continuazione. Possiamo trarne grandi esempi, e ispirarci a Cesare o a Federico II, a Leonardo da Vinci o a Goethe, oppure riconoscere “Sua Eccellenza il Male” quando cammina sulla terra e contrastarlo.

*   *   *

La letteratura, poi! L’universo è un granello di sabbia in confronto all’animo umano e le lettere lo scandagliano da migliaia di anni, trovando sempre qualcosa di nuovo. Ogni capolavoro letterario è solo una goccia di questo mare, ma ogni goccia è preziosa. Che dire della filosofia? Chi, se appena riesce ad elevarsi un po’ più su del fango su cui poggia i piedi e a guardare in alto, non ammira le stelle e non si chiede il senso di ciò che vede? Chi, purché non sia schiavo del piacere più triviale, non si ferma ogni tanto ad indagare se stesso e gli altri, e non si domanda il motivo persino della propria esistenza? Disse bene Aristotele quando, a chi diceva che la filosofia non serviva a nulla, replicò che proprio perché non era serva di nulla era l’unico sapere veramente libero. Le scienze esatte sono di sicuro interessanti e gli antichi filosofi ne sono un chiaro esempio.

*   *   *

Ma della tecnologia, che oggi sembra andare per la maggiore, chi se ne importerà una volta che le macchine saranno diventate obsolete? Le cose che “servono”, che hanno un’utilità immediata, vivono solo perché, appunto, servono: nessuno si affeziona a un televisore, a una calcolatrice o a un lampadario; fra dieci, venti o cinquant’anni quello che oggi è il computer ultimo modello sarà un ferrovecchio, e nessuno lo rimpiangerà perché il suo unico pregio era quello di essere utile nel senso più basso del termine. Certo, è grazie a un computer che oggi possiamo scrivere, è grazie a un computer che possiamo leggere, ma prima si usava la carta stampata, prima ancora pergamena e papiro: la tecnologia è un semplice strumento, e gli strumenti esistono finché sono utili. Al contrario, il mondo ha vissuto secoli senza computer, senza televisore, senza elettricità; invece non ha mai vissuto senza arte o letteratura, ma soprattutto senza curiosità di conoscere per il solo piacere di conoscere. Il professor Nuccio Ordine, nel suo libro estremamente interessante “L’inutilità dell’inutile”, riporta una frase dello scrittore francese Théophile Gautier: “Veramente bello è soltanto ciò che non può servire a nulla; tutto ciò che è utile è brutto, perché è l’espressione di un determinato bisogno, e i bisogni dell’uomo sono ignobili e disgustosi, come la sua povera e inferma natura. Il luogo più utile di una casa è il cesso”.

Poikilia

Per donare a L’Universale clicca qui.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*