Vita di Stephen Hawking

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Quando una stella smette di brillare, crea un vuoto incolmabile. Questo è quello che è successo ieri dopo la morte di Stephen Hawking, una delle più grandi menti che la fisica abbia mai conosciuto. Hawking, diventato famoso negli anni per le sue sensazionali scoperte sull’universo, stava ampliando le sue ultime deduzioni e, nei suoi ultimi studi, aveva quasi concluso la risoluzione del paradosso dell’informazione di un buco nero. Il professore è stato in grado di eliminare il concetto di determinismo, è riuscito a dimostrare l’evidente arretratezza di tutte le teorie appartenenti alla fisica classica, ormai obsolete e riduttive, sottolineando come sia necessario costruire delle leggi probabilistiche per descrivere il mondo. La nuova teoria che Hawking ha maturato assieme ai suoi collaboratori Malcolm J. Perry e Andrew Strominger, delinea una svolta per lo studio dei corpi celesti. Contrariamente a ciò a cui si è sempre pensato, i buchi neri non evaporano, né esplodono, inglobando e distruggendo l’informazione della materia che vi è caduta dentro, ma tramutano gli stati fisici di cui è composta la massa in uno soltanto.

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Inoltre, grazie alla teoria delle stringhe, ovvero la così detta teoria del tutto, secondo i tre scienziati alcuni buchi neri sono in grado di memorizzare le informazioni della materia che vi cade all’interno. Questa è solamente una delle grandi scoperte dello scienziato, il quale ha condotto una vita molto significativa ma alquanto complicata. Hawking è nato l’8 gennaio del 1942, il padre Frank Hawking era uno scienziato laureato in medicina tropicale all’Università di Oxford, mentre la madre Eileen Walker era laureata in Philosophy, Politics and Economics. Il percorso scolastico di Stephen iniziò in salita con grossi problemi nella lettura presso la Byron House School, ma proseguì poi senza ulteriori intoppi presso la St. Albans High School for Girls, la Radlett School e successivamente presso la St. Albans School. Sin dalla gioventù lo scienziato maturò un grande interesse per la matematica, ma si vide costretto a lottare per la propria passione con il padre, che non vide di buon occhio la decisione del figlio; anzi, il genitore premeva perché Hawking seguisse le proprie orme in campo medico.

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Stephen ebbe la meglio e si iscrisse nel 1959, all’età di 17 anni, all’Università di Oxford, presso l’University College per studiare Scienze Naturali, ritrovandosi ad essere il più giovane studente dell’ateneo, ma riuscendo ad ottenere una laurea con lode, dando prova così della sua genialità. Tre anni più tardi si iscrisse all’Università di Cambridge nel corso di cosmologia, e già in questo periodo cominciò a porsi domande sull’universo, portando nel 1965 come argomento della propria tesi la teoria del Big Bang. L’anno successivo ottenne il dottorato in matematica applicata e in fisica teorica, riuscendo ad aggiudicarsi il Premio Adams con il suo primo saggio. Il periodo più buio per lo scienziato cominciò nel 1963, anno nel quale, a causa di numerose cadute, i medici diagnosticarono a Stephen la sclerosi laterale amiotrofica, che lo costrinse dapprima all’uso del bastone e successivamente all’uso della sedia a rotelle. La diagnosi prevedeva una vita di soli due anni, ma non furono queste tristi notizie a fermare l’intraprendenza del fisico. Hawking continuò gli studi e si sposò con Jane Wilde, con la quale nel corso degli anni ebbe tre figli.

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Una delle particolarità della vita di Hawking sta nella malattia stessa, che risulta essere stata più leggera e atipica rispetto ai pazienti usuali per la propria progressione eccessivamente lenta. Secondo i medici questo fatto può essere dovuto o ad una diagnosi sbagliata e quindi ad un’altra malattia denominata atrofia muscolare progressiva, oppure ad una forma di SLA più lieve. Infatti, secondo gli esperti, il 75 percento dei pazienti di SLA vive da un minimo di due ad un massimo di cinque anni, mentre in questo caso la vita dello scienziato è potuta continuare sino all’età di settantasei anni. Nel 1985 il professore fu costretto a sottoporsi ad una tracheotomia permanente, a causa di una polmonite, che tolse il dono della parola allo scienziato. Fortunatamente David Mason, tecnico di Cambridge, fece in modo di ridonare la voce ad Hawking, grazie ad un sintetizzatore vocale in grado di tramutare le parole scritte in uno schermo dal fisico in suoni. Questa tecnologia venne migliorata negli anni a venire con un sistema di riconoscimento facciale, in grado di captare anche i movimenti oculari per far fronte alla sempre minore mobilità dello scienziato. Hawking ha vissuto una vita piena anche con l’avvento della malattia e le sue ricerche, come la radiazione di Hawking, la teoria sull’inizio dell’universo, la formazione ed evoluzione galattica e la termodinamica dei buchi neri hanno contribuito a cambiare il mondo e la scienza.

Luisa Bizzotto

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