Mussolini addio

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“Solo la guerra porta al massimo di tensione tutte le energie umane e imprime un sigillo di nobiltà ai popoli che hanno la virtù di affrontarla”, aveva detto Mussolini prima di dichiarare guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. Tuttavia, tre anni di conflitto mondiale avevano fiaccato il morale italiano. Tutte le illusioni sulla nobiltà guerresca e sulla nostra presunta grandezza militare si erano scontrate con la dura realtà, mettendo in luce la nostra impreparazione. Le brillanti azioni della marina italiana ed episodi eroici come quelli di El Alamein, se in parte seppero riscattarne l’onore, non furono in grado di arrestare l’irreversibile sconfitta militare. I malumori crescevano nel popolo, costretto ormai da tre anni a subire privazioni di ogni tipo e a vivere sotto il costante incubo delle bombe angloamericane. Pure in seno allo stesso fascismo i grandi gerarchi cominciavano a scalpitare.

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Lo sbarco americano in Sicilia rese ormai evidente a tutti che la capitolazione era vicina. Bisognava salvare il salvabile e per farlo occorreva sacrificare l’uomo che risultava più compromesso con il pasticcio militare. Mussolini, forse presagendo che una fronda interna era nell’aria, non volle riunire il Gran Consiglio del fascismo, ma alla fine dovette cedere in seguito alle pressanti insistenze dei suoi. La notte del 24 Luglio del 1943, in una drammatica seduta con una maggioranza schiacciante, comprendente i fedelissimi Ciano, De Bono, votò a favore de “l’ordine del giorno Grandi” che silurò il duce. Qualche ora dopo  il Re diede l’ordine di arrestare l’ex Primo Ministro ed affidò al Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio l’incarico di formare un nuovo governo. L’8 Settembre fu reso l’armistizio con le forze angloamericane, rendendo noto il cambio di rotta del nuovo governo Badoglio che, da quel momento appoggiò gli angloamericani. Questa decisione era maturata con lo scopo di salvare la Monarchia, slegandola totalmente da Mussolini e da Hitler.

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Appresa la notizia del “voltafaccia”, i tedeschi la presero assai male e con le loro divisioni occuparono l’Italia fino alla capitale. Ne risultava un Paese tagliato in due. Il re e Badoglio, che avevano abbandonato Roma prima che vi giungessero i nazisti, si rifugiarono a Brindisi senza fornire delle istruzioni ai comandanti per prevenire un offensiva tedesca. Cosa che, come sappiamo, avvenne. Nel mentre Hitler, irritato e dispiaciuto per il trattamento subito dal suo alleato, diede l’ordine di localizzare Mussolini e di liberarlo a qualunque costo. In un’Italia ormai allo sfacelo senza più punti di riferimento, la spettacolare operazione fu pianificata dal generale della Wehrmacht Kurt Student e favorita dal ruolo di intelligence rivestito da un ufficiale delle SS, Otto Skorzeny.

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Mussolini, imprigionato nel Gran Sasso fu prelevato dai tedeschi e posto a capo della Repubblica Sociale, creata nella parte da loro occupata.  Si trattava però di in un capo senza autorità, di un mero esecutore d’ordini. Il duce, mentre i tedeschi facevano il bello e il cattivo tempo, si volle chiudere nel  donchisciottesco sogno di  creare uno stato socialista in Italia. Nel frattempo, i vecchi antifascisti condannati al confino, alla prigione o all’esilio, poterono finalmente tornare da uomini liberi nel Paese. L’occupazione nazista ed il conseguente regime di polizia imposto, suscitò un risentimento maggiore negli italiani i quali, soprattutto in risposta alle angherie tedesche, costituirono dei piccoli gruppi armati su base volontaria. La guerra civile era ormai in atto e i suoi strascichi avrebbero dolorosamente diviso in due il Paese per decenni.

Stefano Carta

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