Un libro al giorno: Vita di Jean Jacques Rousseau

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“Voglio mostrare ai miei simili un uomo in tutta la verità della natura, e quest’uomo sarò io. Io solo. Sento il mio cuore e conosco gli uomini. Non sono fatto come nessuno di coloro che ho conosciuto; oso credere di non essere fatto come nessun altro vivente”. Così, con noncurante egocentrica presunzione, Jean Jacques Rousseau inizia la sue autobiografiche Confessions, nel 1764. L’attenzione agli eventi e agli episodi della propria vita, in questa come in altre opere, rivela la convinzione con la quale Rousseau intendeva sé stesso e il suo pensiero come tutt’uno organico e inscindibile; la sua concezione della natura e della società sono comprensibili, per lui e per chi si avvicina alla sua figura, solo in relazione alla sua storia personale e ai momenti che egli stesso individua come punti di svolta della sua riflessione e della sua maturazione culturale.

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La vita di Rousseau è anche uno spaccato significativo e affascinante di un periodo cruciale per la storia dell’Europa e della cultura occidentale; i suoi rapporti con l’ambiente parigino e con la cerchia dei philosophes, che nel cuore del XVIII secolo stanno dando vita all’epocale cambiamento culturale che sarà chiamato Illuminismo, rendono l’idea di una stagione di grandi innovazioni ma anche di contraddizioni e sfaccettature che contribuiscono a rendere il Settecento un secolo di profonda complessità. Se infatti Rousseau è considerato uno dei più importanti esponenti dell’Illuminismo di area francese, e ciò è senz’altro riscontrabile nella forza innovatrice e libera dai dogmi con cui egli conduce le sue argomentazioni sulla società e la politica, è anche vero che la sua diversità e il suo concreto distacco da personaggi emblematici come Diderot, Voltaire e altri testimoniano un modo alternativo, forse unico, di intendere i principi illuministici e la loro versione per così dire standardizzata.

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Se Rousseau è stato uno dei philosophes, lo è stato sempre a modo suo e in una maniera che sfuggiva ai suoi colleghi parigini. Negli scritti del filosofo svizzero è in particolare il mito del progresso, che costituiva una filone saldo nella nuova ragione del secolo, a essere indebolito e criticato; un mito che Rousseau attacca con forza distanziandosi in modo inequivocabile dai suoi contemporanei e anticipando temi e principi che confluiranno nello spirito del Romanticismo decenni più tardi. È spiegabile anche in base a questa peculiarità l’importanza che a Rousseau attribuiscono gli interpreti della Rivoluzione, che porteranno le sue idee, sebbene a volte forzate o interpretate, a manifesto della nuova epoca e lo considereranno l’anticipatore del moto di capovolgimento dell’Ancien Régime a opera della volontà generale dei cittadini, scoprendo termini come Nazione e Popolo che saranno così cari al secolo successivo e al suo clima culturale e storico. Un personaggio dunque che definire particolare sarebbe certamente riduttivo, che appare inquadrabile, o meglio più facilmente comprensibile, solo nella coscienza che egli stesso intese la sua esistenza come amalgama compatto di esperienza vissuta e teorizzazione, sentimento vivo già romanticamente predominante e riflessione razionale di stampo illuminista.

Andrea Puddu

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