I rapporti segreti tra gli Usa e Pinochet e l’operazione Condor

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Alla Dina fu affidato il compito di eliminare gli oppositori interni al regime e, in seguito, la realizzazione di atti di terrorismo fuori dai confini nazionali. A capo dell’organizzazione venne nominato il colonnello Manuel Contreras Sepulvéda, definito da un rapporto della Cia come il più noto simbolo di repressione in Cile. Negli anni ’90 i governi cileni che lavorarono al processo di transizione verso la democrazia, affidarono a due commissioni il compito di investigare sulle vicende cilene dell’era Pinochet e quindi anche sull’operato della Dina. La prima fu la Commissione nazionale cilena per la verità e la riconciliazione, voluta dal presidente Patricio Aylwin Azocar ed affidata all’avvocato Raul Rettig. In seguito, nel novembre 2004, il presidente Ricardo Lagos Escobar, istituì una seconda commissione, detta Commissione nazionale sopra la prigionia politica e la tortura, nota come commissione Valech.

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Il rapporto Rettig ha stabilito che la Dina agiva in totale segretezza e, di fatto, oltre la giustizia. Non era sottoposta a controlli giuridici, né a controlli da parte delle altre agenzie di intelligence. Formalmente la Dina era sotto il controllo della Junta cilena, ma, nella pratica, rendeva conto solo al presidente della Giunta stessa, il generale Pinochet. Un rapporto della Dia fu ancora più preciso: Nessun giudice in qualsiasi corte, nessun membro del governo possono approfondire la risoluzione di una materia se la Dina si occupa di essa. È una sorta di governo nel governo. Fino ad arrivare ad affermare: Ci sono tre fonti di potere nel Cile: Pinochet, Dio, e Dina.

La Dina

La Dina divenne tristemente famosa per la brutalità dei suoi metodi. Tra il 1974 e il 1977 si ebbero 6428 detenzioni, la maggior parte delle quali a danno di movimenti legati ai partiti socialista e comunista. La Commissione ha messo in evidenza il modus operandi dell’agenzia. Gli agenti della Dina in borghese prelevavano le vittime nelle loro stesse case o per strada, anche in presenza di testimoni. Seguivano la detenzioni e la tortura. Il sistema più comune era battere il prigioniero finché il sangue non fluisse e le ossa non fossero rotte. Oppure i prigionieri venivano tenuti con la faccia rivolta verso terra, o in piedi per numerose ore. Venivano tenuti alla luce per giorni interi, o, al contrario, tenuti al buio o incappucciati.

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Altre volte venivano portati in cunicoli così stretti da non potersi nemmeno muovere. Senza acqua e cibo. Appesi per ore per le braccia. Tenuti con la testa immersa nell’acqua o nell’urina. Furono oggetto di violenze e degradazioni sessuali. In alcuni centri di detenzione, i sistemi di tortura erano più sviluppati. Per esempio venivano usati cani, o alcune pratiche particolari, come il”pau de arard”: il torturato viene appeso con la testa in giù, con un palo o un bastone tra le gambe e le braccia. Infine i prigionieri venivano maltrattati di fronte ai propri parenti, o viceversa.

Manuel Conteras

Durante il periodo compreso tra il 1974 ed il 1977, la Cia ebbe numerosi contatti con Manuel Contreras. Nonostante il suo nome fosse legato a violazioni di diritti umani, Contreras venne spesso invitato nel quartier generale della Cia insieme agli ufficiali della divisione occidentale ed al generale statunitense Vernon Walters. La Commissione nazionale cilena per la verità e la riconciliazione stabilì che la Cia ebbe dei rapporti continui con i servizi di sicurezza cileni: “Dopo il golpe, la Cia rinnovò le relazioni con le forze di sicurezza e con i servizi di intelligence del governo cileno. La Cia fornì servizi di assistenza all’organizzazione interna e all’addestramento necessario per combattere i sovversivi ed il terrorismo provenienti dall’estero”. La Cia, quindi, offrì a Contreras il supporto necessario per creare in pochi mesi un’organizzazione altamente efficiente. Risulta evidente che i rappresentanti politici del governo statunitense avevano approvato i contatti della Cia con Contreras, data la sua posizione di capo della principale organizzazione di intelligence cilena, ritenendolo utile per l’adempimento delle missioni dell’agenzia.
Tra Stati Uniti e Cile non vi furono solamente rapporti tra le agenzie di intelligence.

Project X

A metà degli anni ’90, infatti, vennero de-secretati i documenti relativi al cosiddetto Project X, che portò alla scoperta di inquietanti scenari sul possibile coinvolgimento degli Stati Uniti nella questione relativa all’uso della tortura nell’America latina. Il Project X era il nome della raccolta di documenti dell’intelligence relativa ai metodi di interrogatorio utilizzati dai militari statunitensi prima in Vietnam e poi in America latina. Gli stessi metodi di interrogatorio vennero utilizzati nell’addestramento degli ufficiali dell’America del Sud. Precisamente, questo progetto comprendeva i 7 manuali della U.S. Army School of Americas, il centro di addestramento per ufficiali latino americani diretto dagli Stati Uniti a Panama. Come confermato in una intervista dal Maggiore Tise nel 1982: “Tra la metà degli anni ‘60 ed il 1976, le tecniche di interrogatorio, comprendenti l’uso della tortura, furono utilizzate nella U.S. Army School of Americas. Nel 1976, durante l’amministrazione Carter, queste tecniche di intelligence furono sospese in seguito ad una inchiesta del Congresso degli Stati Uniti, che temeva il diffondersi di metodi che violavano i diritti umanitari nell’America del Sud”.

La brigada exterior

Nell’organigramma della Dina era prevista l’esistenza di una speciale unità, la cosiddetta brigada exterior, creata con lo scopo di occuparsi di operazioni di intelligence fuori dai confini nazionali. Pinochet non intendeva limitare le funzioni della Dina a quelle di una semplice polizia segreta interna, ma intendeva costituire un’organizzazione extranazionale in grado di neutralizzare minacce provenienti dall’estero. La Dina non si sarebbe limitata ad operazioni di spionaggio e contro propaganda, ma avrebbe dovuto portare ad azioni come quelle condotte nel proprio territorio verso gli oppositori del regime. La pianificazione del nuovo progetto avvenne nel 1975. Furono reclutati sia membri militari che civili, appartenenti a gruppi nazionalistici o a movimenti di estrema destra. Furono creati centri operativi in altre nazioni, ognuno con un proprio staff che collaborava con i servizi segreti di quel paese. Ogni dipartimento disponeva di una rete di comunicazione interna ed internazionale che si avvaleva di telex, radio e computer. La funzione principale di questa sezione era l’attività di spionaggio e di controspionaggio. Un altro importante obiettivo era quello di mantenere una vigile sorveglianza sulla rete di comunicazione estera ufficiale: il Ministero degli Esteri, l’Ambasciata, il Consolato e gli attaché militari. Inizialmente in Sud America, poi negli Stati Uniti e in Europa sopra l’istituzione che era composta in larga parte da civili. La Dina lavorava per investigare, sorvegliare, raccogliere informazioni e, persino, eliminare gli oppositori del regime che trovavano rifugio all’estero. Per svolgere al meglio queste missioni, gli agenti cileni venivano ufficialmente assunti come personale delle linee aeree negli aeroporti internazionali, incluso quello di New York. Vennero create, sul modello della Cia, delle stazioni, con agenti operativi sotto copertura civile piuttosto che militare.

La Dina all’estero

La prima stazione estera della Dina fu stabilita nella primavera del 1974 a Buenos Aires. Successivamente vennero create altre sezioni in Spagna, in Francia, Gran Bretagna e Germania Ovest. Intorno alla metà degli anni ’70, il Cile divenne la vera e propria base dei più violenti gruppi terroristici di tutto il mondo. Sotto la supervisione del Cile, si creò una fitta rete di alleanze che offriva rifugio, addestramento, informazioni e finanziamenti a numerosi gruppi di estrema destra che agivano anche negli Stati Uniti e in Europa. Le missioni più comuni affidate a questi gruppi erano gli assassini di esiliati politici. Si trattava di un terrorismo internazionale sponsorizzato e promosso dai governi degli stati. Venivano pubblicati in giornali fittizi i nomi in codice delle persone ricercate. I servizi di intelligence coinvolti venivano messi in allerta e comunicavano le informazioni alle sezioni interessate. La più forte di queste alleanze fu stretta tra la Dina e il Mnc, il movimento cubano anti-castrista. Per aumentare il numero dei contatti tra la Dina e i vari gruppi di estrema destra presenti in Europa, fu inviato dalla Cia l’agente statunitense Townley.

Lo statunitense Townley

Questi conobbe numerosi membri dei gruppi armati, tra cui l’italiano Stefano Delle Chiaie, membro di Avanguardia Nazionale, che si sarebbero resi indispensabili per l’attuazione dei piani di assassinio internazionale progettati negli anni dell’operazione Condor. Il buon funzionamento della rete di collaborazione convinse Pinochet che era giunto il momento per dar vita ad un’organizzazione vera e propria, tramite un accordo tra governi. Contreras ricevette l’incarico di organizzare un meeting per presentare il progetto di Pinochet. Alla fine dell’estate del 1975, Contreras partì alla volta di Washington per incontrare Vernon Walters, prima tappa di un tour che lo avrebbe portato a raccogliere l’adesione di numerosi capi dei servizi di intelligence del cono sud. Nell’ottobre del 1975, Contreras invitò i direttori dei servizi segreti dei più importanti paesi dell’America latina a Santiago. Erano presenti le rappresentanze ufficiali di Cile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia e Brasile. Contreras illustrò il piano: “La sovversione non riconosce confini, e si sta infiltrando ad ogni livello della vita nazionale. I sovversivi hanno sviluppato una struttura intercontinentale, continentale, regionale e locale. Al contrario, le nazioni che subiscono il loro attacco sul fronte militare, politico ed economico, si difendono solo con intese bilaterali e accordi tra gentiluomini”.

Il potere a Santiago

Era necessario dar vita ad un accordo ufficiale, che portasse i Paesi coinvolti ad una collaborazione per gradi: il primo passo era la creazione di un centro di coordinamento, con sede a Santiago, che ricalcasse il modello dell’Interpol di Parigi, ma dedicato alla sovversione. Sarebbero stati utilizzati tutti i più moderni sistemi di telex, microfilm e computer. Questa operazione avrebbe preso il nome di Condor, su suggerimento della delegazione uruguaiana, in onore del simbolo del paese ospitante. La seconda fase avrebbero compreso operazioni vere e proprie, quindi azioni segrete non citabili nei documenti, come propaganda nera e disinformazione, cattura di prigionieri politici e trasferimento di questi tra le varie nazioni, senza necessità di passare per i canali ufficiali. La terza fase, la più segreta, avrebbe portato alla realizzazione di assassini internazionali, che avrebbero colpito vittime eccellenti, come ex presidenti, capi militari dissidenti, leader politici moderati. Un rapporto della Dia, in cui veniva illustrato il funzionamento di Condor, descriveva il coinvolgimento di squadre speciali durante l’esecuzione della fase tre, con agenti di diverse nazionalità impegnati in operazioni comuni. L’accordo venne ratificato il 30 gennaio del 1976. Il secondo meeting dei membri di Condor si ebbe in Santiago nel maggio del 1976.

Il meeting del maggio ’76

Questo meeting fu monitorato dall’intelligence statunitense, e portò a numerosi accordi: ogni membro sarebbe stato identificato da un numero: il Cile era Condor uno. La Dina avrebbe creato un database con l’elenco dei sovversivi di tutta l’America latina. Cile, Argentina ed Uruguay avrebbero condotto operazioni segrete in Europa. Secondo la Cia, le operazioni contro militari e civili avrebbe coinvolto soprattutto Francia e Portogallo. A Parigi, infatti, trovavano rifugio la maggior parte degli esiliati del sud America.

I corsi di addestramento

Il successivo Settembre venne organizzato a Buenos Aires un corso speciale di addestramento per le operazioni sul campo, mentre lo scambio di informazioni era attivo da tempo. L’addestramento comprendeva un corso per future azioni in Europa degli agenti di Cile, Argentina ed Uruguay. Il Brasile preferì partecipare solo ad azioni il cui svolgimento fosse limitato al sud America. A Dicembre alcuni degli agenti furono inviati a Parigi per perfezionare l’addestramento, creando unità speciali sul modello di quelle statunitensi, pronti per la fase tre di Condor. Tra il 1975 ed il 1977, un numero imprecisato di persone fu vittima delle operazioni di terrorismo legate a Condor.

Esiliati e vittime

Dopo il golpe del 1976, circa 15000 esiliati che avevano trovato rifugio in Argentina divennero vittime di repressione, rapimenti, torture, e sparizioni. Le vittime delle operazioni congiunte delle forze segrete del cono Sud furono membri di movimenti di sinistra, parlamentari, ex presidenti che avevano trovato fino ad allora un rifugio sicuro. Il modo in cui furono assassinate le vittime indicava la grande organizzazione e la determinazione degli agenti di Condor. Tra i vari casi del 1976: 10 aprile, Edgardo Enriquez, membro del Mir rapito a Buenos Aires con altri militanti, trasferito a Villa Grimaldi, torturato e ucciso. Il 21 maggio, Zelmar Michelini e Luis Gutierrez, parlamentari uruguaiani vennero uccisi a colpi di arma da fuoco per le vie di Buenos Aires. Stessa sorte il 4 giugno per Juan Tose Torres, ex presidente boliviano. L’11 giugno ventitre rifugiati cileni e uno uruguaiano, a Buenos Aires sotto la protezione delle Nazioni Unite vennero rapiti, interrogati e torturati da una squadra di agenti argentini, uruguaiani e cileni. Tra il 24 ed il 27 settembre, 30 persone vennero uccise durante raids organizzati da militari uruguaiani. Le indagini del Conadep hanno evidenziato 8055 vittime dal 1975 al 1978, con una media di oltre 2000 vittime all’anno, rispetto alle 59 vittime registrate dal 1973 al 1974, con una media di 30 assassini all’anno. Solamente negli anni 1976-1977 si registrarono 6771 morti assassinati. Le operazioni vennero poi effettuate anche in altri paesi come il Paraguay e il Perù.

Il 1978 e la crescita di Condor

Agli inizi del 1978 altri due paesi divennero membri di Condor: l’Ecuador ed il Perù. Mentre l’Argentina divenne sede del segretariato, base del sistema di comunicazioni chiamato sistema Condor. Il sistema Condor espresse tutto il suo potenziale organizzativo e distruttivo in occasione dell’attentato terroristico a Washington D.C. del 21 settembre 1976. L’obiettivo era stato individuato dalla Dina in Orlando Letelier, amico di lunga data di Allende, nominato a suo tempo primo ambasciatore a Washington dal governo di Unidad Popular. Espulso dal paese, aveva trovato accoglienza negli Stati Uniti, dove vantava un’amicizia personale con l’influente senatore Edward Kennedy. Letelier trovò impiego presso l’Istituto per gli Studi Politici, a Washington DC. Democratico apprezzato, attaccò duramente la giunta militare cilena, trovando appoggio tra i parlamentari statunitensi. Questo preoccupava Pinochet che decise di ordinarne l’assassinio. Venne istruito il killer Townely ed il luogotenente Fernàndez Larios, i quali si recarono in Paraguay per ottenere dei passaporti falsi. La stazione Cia in Santiago avvisò il Consolato degli Stati Uniti e l’ambasciatore in Paraguay, Siracusa, decise di concedere il visto ai due cittadini cileni, annotando comunque i loro passaporti. L’operazione stava coinvolgendo un cittadino statunitense (Townley), esiliati cubani che lavoravano per la rete Dina, personale della rete esterna della Dina, e i partner di Condor in Argentina e Paraguay. Entrati in territorio statunitense, Townely e Larios ebbero modo di studiare i movimenti di Letelier e organizzare l’attentato. Il 21 settembre, Letelier si dirigeva a lavoro con due suoi colleghi, cittadini statunitensi: Ronni Karpen Moffit e suo marito Micheal. L’auto su cui viaggiavano fu fatta esplodere con un telecomando a distanza. Dei tre si salvò miracolosamente solo Micheal Moffit.

Il rapporto segreto Chilbom

Una settimana dopo l’attentato a Washington, le indagini condotte dall’Fbi, portarono alla creazione di un rapporto segreto denominato Chilbom, che comprendeva un cablo inviato dall’attachè statunitense a Buenos Aires, Scherrer: “L’operazione Condor è il nome in codice per un’operazione di scambio di informazioni tra i servizi di intelligence del Sud America, che porta all’eliminazione di terroristi marxisti. Comprende azioni con gruppi di agenti di diverse nazionalità. Il Cile è il centro dell’operazione Condor, che comprende Argentina, Bolivia, Paraguay, Uruguay e Brasile. Le operazioni si sono svolte inizialmente in Argentina, contro obiettivi di sinistra. La terza e più segreta fase di Condor prevede la formazione di speciali unità di agenti, che si spostino nel mondo per commettere assassini contro nemici dei paesi membri di Condor. Riguardo alla fase tre, un piano d’azione è stato preparato negli Stati Uniti. Non è improbabile che il recente assassinio di Orlando Letelier facesse parte della fase tre di Condor”. Per circa venti anni, il cablogramma inviato da Scherrer rimase l’unico documento de-secretato relativo alla vicenda dell’assassinio Letelier Moffit. Esso faceva ritenere che l’intelligence USA fosse venuta a conoscenza dell’operazione Condor e dei rischi ad essa connessa solo una settimana dopo l’attentato di Washington. Tuttavia, nel novembre 2001 venne recuperato un altro cablogramma, trovato tra i sedicimila documenti declassificati dagli archivi della Cia, dell’Nsc, della Casa Bianca, del Dipartimento di Difesa e da quello di Giustizia. In maniera clamorosa, esso contraddice quanto affermato per anni dal governo degli Stati Uniti. Viene riportata una comunicazione tra l’ambasciatore statunitense White ed il generale Alejandro Fretes Davalos, capo delle Forze Armate paraguaiane. Il primo comunicava al secondo: “I capi dei servizi di intelligence dei paesi dell’America del Sud coinvolti in Condor comunicano l’un l’altro grazie al sistema statunitense situato nella zona del Canale di Panama, che copre l’intera America latina. Questa installazione è utilizzata per coordinare le informazioni di intelligence tra i paesi del Cono Sud. Infine White esprime preoccupazione, nel caso in cui questo sistema venisse rivelato nell’ambito della vicenda Letelier Moffit”.

La dissoluzione della Dina

Il primo concreto effetto avuto delle reazioni statunitensi al caso Letelier e Moffit, fu la dissoluzione della Dina. Le investigazioni effettuate in seguito all’assassinio di Washington nell’ambito della missione Condor, portarono l’Fbi ad accusare come responsabili gli agenti della Dina. Le pressioni ricevute dagli Stati Uniti, portarono Pinochet a riorganizzare il suo sistema di intelligence. Il 13 agosto del 1977 la Dina venne dissolta. Nella motivazione ufficiale si leggeva: “Si stabilisce l’opportunità di ristrutturare un organismo che fu creato in un momento di conflitto interno, ormai superato”. Lo stesso giorno, un altro decreto portò alla nascita del Cni (Centro Nacionàl de Informaciòn.), un organismo alle dipendenze del ministero dell’Interno, alla cui testa verrà nominato Contreras, il quale verrà rimpiazzato in un secondo momento. Un documento della Dia dello stesso giorno, descrisse la Dina “come un organismo sotto il diretto controllo di Pinochet, responsabile delle detenzioni e della repressione post golpe, e oggetto di diffuse critiche internazionali per la violazione dei diritti umani. Il Cni eredita il ruolo della Dina, con minori poteri di arresto e di detenzione, in favore della polizia giudiziale e dei carabineros. Inizialmente, l’attività repressiva del Cni fu minore rispetto a quella compiuta dalla Dina durante i tre anni della sua esistenza. Il Cni si concentrò maggiormente sulle operazioni di intelligence. Tuttavia sarebbe fuorviante pensare che le detenzioni illegali e le torture fossero terminate. La commissione Rettig ha stimato 160 casi di violazioni dei diritti umani che condussero alla morte tra il 1978 ed il 1985, la maggior parte dei quali attribuibili al Cni. Tra questi l’assassinio del leader sindacalista Tucapel Jimenez nel 1982 e la decapitazione di tre professori cileni nel marzo del 1985.

Andrea Cesolari

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