La donna nell’India povera e sommersa, tra violenze e stupri di gruppo

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Ogni 20 minuti, in India, una donna subisce violenze sessuali, secondo delle statistiche ufficiali ONU, e solamente quattro stupri su dieci vengono denunciati. Nel 1971 ci furono 2.487 casi di stupro; nel 2011 il fenomeno è salito a 24.000 casi. Nel 2012 si sono registrati ben 635 stupri, in aumento a giudicare dai 572 denunciati l’anno prima. Sono tanti gli episodi menzionati sui quotidiani che seppure creino indignazione tra la popolazione sia locale che occidentale non smettono di comparire, segno di una società che deve ancora crescere dal punto di vista sociale e che non vede la legge venire applicata come dovrebbe. Il 2012 è stato un anno caratterizzato da un episodio di stupro che ha suscitato non poco scalpore su tutta la popolazione indiana. Uniti in protesta, uomini e donne  per la prima volta non hanno dato particolare attenzione alle differenze di genere che, da secoli, particolarizzano il Paese indiano. A New Delhi, il 16 Dicembre 2012, una ragazza a cui è stato dato il soprannome di Nirbhaya (colei che non ha paura) viene  violentata su un bus da sei uomini, compreso l’autista. Lei viaggiava con un amico, il quale cercò di difenderla, ma venne picchiato selvaggiamente, mentre la ragazza nella parte posteriore della linea pubblica veniva abusata. I due ragazzi, privati dei propri indumenti, furono sbalzati dal bus a Mahipalpur. La ragazza parse subito grave a causa delle enormi lacerazioni intestinali e si spense dopo circa 2 settimane di agonia.

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Gli aggressori furono identificati ed arrestati. Questi è risaputo che appartengano a zone rurali tra le più arretrate e violente del Paese. Si tratta di una zona di passaggio poco frequentata e trafficata e il villaggio si organizza come può per il rispetto delle regole. La ragazza viveva anch’essa ai margini di New Delhi, a Dwarka, a sud ovest della città tra palazzi e cantieri. La polizia, intervistata sull’accaduto, ritenne che le donne fossero responsabili di ciò che subivano, dichiarazioni che riflettono la società in cui vivono. In base ad un’intervista su un campione di 500 donne si è scoperto che la maggior parte,  l’80 percento delle intervistate, evita di salire sugli autobus, luoghi dove si ricevono maggiormente insulti e molestie sessuali. A Mumbai alle donne sono stati riservati loro due treni al giorno per viaggiare con maggiore sicurezza. Le strade, le scuole, gli alberghi e perfino la proprie case non sono sicure; che siano bambine, ragazze o donne adulte non fa alcuna differenza. La crudeltà degli uomini è più rapida di qualsiasi intervento di prevenzione.

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Uomini adulti si intrufolano nelle scuole nel tentativo di molestare bambine e bambini eludendo la sorveglianza alla quale gli istituti sono preposti, oltre a quello di infondere il sapere. Segregare i minori è un’altra pratica diffusa. La polizia si rifiuta di indagare e l’incombenza spetta ai genitori. Nell’Uttar Pradesh  il corpo senza vita di una bambina è stato ritrovato in una discarica dell’Aligarth. Un vicino di casa fu il violentatore di una sedicenne dello stato di Haryana, dove per l’anno 2011 si sono verificati 733 casi di stupro, non tutti con l’esito di una denuncia. La ragazza, per la vergogna e l’umiliazione, si immolò procurandosi ustioni sul 90 percento del corpo. Episodi di violenza si verificano anche nei confronti di chi non è del posto, ma vi ci si reca per turismo. Ad Agra, famosa per il celebre monumento che prende il nome di  Taj Mahal, una donna inglese è scappata da alcuni uomini che si sono introdotti nella sua camera d’albergo, gettandosi dalla finestra per scampare ad uno stupro. Il codice penale indiano condanna a 7 anni di reclusione chi si macchia di stupro e a 10 anni per stupri di gruppo, per tutti coloro che intrattengono rapporti sessuali anche se consenzienti con minori di dodici anni o donne incinte. Peggio ancora se tali abusi vengono commessi sotto effetto di alcol e droghe. Per dimostrare la veridicità di eventuali reati sinora trattati, le donne maggiorenni dovranno darne prova, in altri casi la dichiarazione del minore dovrà essere sostenuta da quella di testimoni che possano confermare le accuse.

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Proprio per la difficoltà di fornirsi di elementi sufficienti e per evitare che sia la vittima che la sua famiglia vengano stigmatizzati dalla società, la maggior parte dei casi non viene denunciato. Qualora ci fosse un omicidio la legge indiana prevede la pena di morte per impiccagione secondo quanto stabilito dall’art. 21. Il codice, articolo 228-A, vieta inoltre la divulgazione del nome della parte lesa, pena una multa e due anni di carcere. È per questo motivo che sui quotidiani, riviste e giornali non si leggono mai nomi, ma soprannomi o pseudonimi. L’onere della prova, oltre che per l’intera India, ad esempio nello stato del Bangladesh, è  inutile. Alcune donne stuprate durante il conflitto con il Pakistan del 1971 non hanno ottenuto ancora oggi giustizia e neppure un risarcimento. Molte di esse sono state vendute ai trafficanti e confinate nei bordelli indiani e pachistani. Lo stupro da quelle parti è considerato un atto di punizione per questioni religiose: le donne indù non sono considerate “veri esseri umani”.

Efisia Morgera

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