Un libro al giorno: L’ETA: ultima trincea d’Europa

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L’ETA è stata l’ultima organizzazione terrorista attiva in Europa nel ventesimo secolo. Nata nel 1959 durante la dittatura franchista come organizzazione separatista, inizia la lotta armata nel 1973 con l’attentato a Carrero Blanco, vicepresidente del governo, a Madrid. Da quel momento l’ETA perde quasi totalmente l’appoggio della popolazione autoctona e quello dell’opinione pubblica internazionale, del quale godeva negli anni della dittatura, quando nelle province basche si viveva il nazionalismo come una corrente liberatrice. Il franchismo, infatti, obbligando il nazionalismo basco a scegliere tra l’esilio, il carcere e la clandestinità, è riuscito a lungo, indirettamente, a favorire la sopravvivenza dell’organizzazione.

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La Spagna è stato l’unico Paese dove fino a pochi anni fa si moriva in nome di un’ideologia. Il cosiddetto “problema basco” consiste in un conflitto storico e politico che riguarda l’organizzazione territoriale delle sette province bascofone, che si trovano a cavallo tra lo Stato spagnolo e quello francese; unite storicamente nel nome di Euskal Herria (dal basco, “la terra di chi parla l’idioma basco”), di cui l’ETA vuole l’indipendenza. Il fenomeno ETA, infatti, non nasce con la dittatura, ma ha origini ancestrali legati all’evoluzione del nazionalismo basco, professato a fine Ottocento da Sabino Arana Goiri, fondatore del Partito Nazionalista Basco (PNV). In seguito è stato Federico Krutwig a cementare le basi oggettive del nazionalismo, partendo dall’assunto secondo cui “il diritto del popolo basco alla sua indipendenza si basa esclusivamente nell’esistenza di un’etnia basca, con coscienza propria e volontà di essere libera”. Il suo libro, Vasconia, uscito nel 1963, adatta l’ideologia di Arana alle esigenze cambianti della nuova società e, basandosi sull’idea della lotta armata, spinge molti giovani ad entrare nell’ETA, la quale si apre definitivamente alle correnti ideologiche progressiste e rivoluzionarie del tempo. L’attentato a Carrero Blanco del 1973 rappresenta il culmine ma anche l’epilogo del gruppo separatista.

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Da quel momento l’ETA ha un successo internazionale senza precedenti: ma dura poco; neanche un anno dopo l’attentato al bar “Rolando” a Madrid, che costa la vita a una decina di civili, segna l’inizio della sua conversione in gruppo terrorista, senza più logica né motivazione. Gli attentati continuano anche dopo la morte di Franco (1975) e nella Spagna democratica, a dimostrare che la lotta dell’ETA è sempre e unicamente incentrata contro lo Stato spagnolo centralista e oppressore, e poco importa che a governare sia un partito o coalizione di destra o di sinistra. Durante il franchismo l’ETA ha ucciso 46 persone, durante la democrazia 815. Dal 1968 sino ad oggi, i morti sono in totale 865. Tutte persone morte in nome di una presunta identità negata e di una patria perduta. Vittime di un nazionalismo che ancora oggi non si riesce a sradicare del tutto. Il 20 ottobre 2011 l’ETA, l’organizzazione terrorista e separatista basca, annuncia in un comunicato e in un video, trasmesso dal quotidiano basca Gara, l’abbandono alla lotta armata. Il comunicato sancisce la fine della violenza e dell’ultimo conflitto armato d’Europa.

Laura Fois

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