Le guerre del Sol Levante

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L’era Meiji ebbe inizio il 23 ottobre 1868 col regno dell’Imperatore Mutsuhito e avviò il coinvolgimento del Giappone nelle questioni politiche del Continente asiatico. Il primo Paese ad essere interessato fu la Corea, della quale si temeva che, ancora isolata dal resto del mondo e molto debole militarmente, potesse essere invasa dalla Russia, cui avrebbero fatto molto comodo i suoi porti sulle coste meridionali. Il governo nipponico però era incerto sul da farsi e diviso tra l’intervenire per risolvere la questione militarmente e il timore di complicazioni internazionali.

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Nel 1875, da una postazione coreana, furono sparati alcuni colpi verso una nave giapponese e questa offrì al Giappone una occasione insperata. Il governo decise di comportarsi come gli Stati Uniti nei suoi confronti ventidue anni prima e impose l’apertura dei porti alla Corea; l’operazione ebbe un esito rapido e positivo e il 26 febbraio 1876 si arrivò ad un trattato di amicizia che sanciva l’apertura al mondo di un altra nazione asiatica. Questo non piacque alla Cina, la quale teneva molto alla sua secolare influenza sulla regione coreana.

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Dopo un primo accordo con il Giappone, il quale stabiliva che nessuno dei due Paesi poteva inviare truppe in Corea senza prima avvertire l’altro, la situazione finì per precipitare e, nel 1894, si arrivò ad uno scontro aperto in cui il Giappone prevalse facilmente. Ma la conquista della Corea attirò la rivalità della Russia e, dopo anni di screzi, trattati firmati ma non rispettati e alleanze diverse con i Paesi occidentali (Francia e Germania con la Russia, Inghilterra con il Giappone), il 6 febbraio 1904 si arrivò nuovamente ad una guerra. La Russia, di fatto superiore, sottovalutò il nemico e questi, contro ogni previsione, ebbe la meglio. Il successo dette al Giappone un grande prestigio politico e gli consegnò il dominio sulla Corea, mentre la Russia assisteva impotente al completo fallimento della sua politica in estremo oriente.

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La crisi del 1929 ebbe gravi effetti anche sull’economia giapponese e questo creò le condizioni per la rinascita dei vecchi intenti bellicisti e imperialisti. La Cina, indebolita e divisa in fazioni, era diventata un’ottima preda; i giapponesi, partendo dalla Manciuria, in cui si erano già insediati negli anni Dieci, cominciarono nei suoi confronti una vera e propria guerra di conquista che li portò, nel 1933, a minacciare la stessa Pecchino.

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Le reazioni occidentali furono deboli e inefficaci: la Società delle Nazioni condannò formalmente l’invasione ma, anche per il complicarsi della situazione in Europa, non fu in grado di fare niente di più. Nel novembre del 1936 il Giappone strinse con la Germania il patto Anticomintern cui, l’anno dopo, avrebbero aderito anche l’Italia; venivano gettate le basi di una alleanza che poco più tardi avrebbe portato al patto tripartito e, il 7 dicembre 1941, all’attacco di Pearl Harbor.

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