Il primo inno nazionale, “S’hymnu sardu nationale”

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Il venti febbraio 1844, al Teatro Civico di Cagliari veniva suonato per la prima volta S’hymnu sardu nationale, il primo inno nazionale italiano che venne sostituito nel 1946 da quello di Goffredo Mameli.

Il diciottesimo secolo, il secolo del cambiamento, era cominciato nello stesso modo col quale si era concluso il precedente: l’Italia era un grande campo di battaglia e le grandi potenze europee tentavano di conquistare i piccoli e arretrati Stati italiani. Ma un grande evento cambiò gli equilibri politici, fino a quel momento alterati dai capricci della Francia e della Spagna. La notte di Natale del 1713, nella sfarzosa cattedrale di Palermo, Vittorio Amedeo II venne solennemente incoronato Re di Sicilia. L’Italia ora aveva un sovrano, il quale tentò fino all’ultimo di mantenere quel trono osservato con prepotente desiderio dai sovrani stranieri. Riuscì a mantenerlo per soli sette anni, fino a quando le altre potenze decisero di sottrargli la Sicilia, passata all’Austria, per ricompensarlo con quella regione nella quale la sua dinastia, quella dei Savoia, regnerà per più di duecento anni riuscendo ad unificare tutta l’Italia: la Sardegna.

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Sotto lo stemma sabaudo arriveranno gli anni dei moti e quel fenomeno chiamato Risorgimento che infiammerà gli animi degli italiani patriottici che si risolverà nel 1861 con l’impresa di Garibaldi. Intanto l’Ottocento era pervaso da sentimenti nazionalisti e indipendentisti e il Regno di Sardegna trovava un altro grande protagonista, Carlo Alberto. Apprezzato dai liberali, era visto come colui che poteva guidare la liberazione d’Italia dai monarchi stranieri. Gli scrisse Giuseppe Mazzini: “Sire, respingete l’Austria, lasciate addietro la Francia, stringetevi a lega l’Italia. Ponetevi alla testa della nazione e scrivete sulla vostra bandiera Unione, Libertà, Indipendenza. Dichiaratevi vindice, interprete dei diritti popolari, rigeneratore di tutta l’Italia. Liberatela dai barbari. Edificate l’avvenire. Date il vostro nome a un secolo. Incominciate un’era da voi”. Carlo Alberto, che in quel momento guidava uno Stato povero e militarmente debolissimo per poter tentare l’impresa che invece riuscì vent’anni dopo a Vittorio Emanuele II, non mosse guerra ai sovrani occupanti ma diede ai sudditi del suo Regno un forte segnale d’appartenenza, adottando il primo inno nazionale, S’hymnu sardu nationale.

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L’inno fu composto da Giovanni Gonella, musicista sassarese e direttore della banda musicale del Reggimento Cacciatori di Sardegna della Brigata Guardie di Cagliari, e da Vittorio Angius, sacerdote cagliaritano che scrisse il testo in sardo logudorese. Attesissima, la prima esecuzione dell’inno venne annunciata per il 20 febbraio 1844 al Teatro Civico. Per un giorno, Cagliari e i cagliaritani si fermarono, pervasi dall’atmosfera delle grandi occasioni. I signori, con le loro eleganti carrozze, riempivano le strette vie dell’antico quartiere di Castello mentre i loro cavalli nitrivano e scalciavano al vento, infastiditi dalla folla che lentamente marciava verso quella che attualmente è via Mario De Candia. Anche Carlo Alberto volle assistere alla prima, e udì dal vivo l’augurio che i compositori sardi gli avevano dedicato: “Cunservet Deus su Re”, “Iddio conservi il Re”, come recita la prima strofa dell’opera. S’hymnu fu l’inno ufficiale del Regno d’Italia per più di cent’anni, fino al 1946, venendo affiancato dopo l’unità d’Italia dalla Marcia Reale.

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Come inno ufficiale fu eseguito per l’ultima volta nel 1937 nella Cappella Sistina, per volontà di Vittorio Emanuele III, durante la cerimonia per il conferimento della Rosa d’Oro alla Regina Elena da parte di Pio XI, Papa Achille Ratti. Come riportato dalle ricerche del prof. Francesco Cesare Casula, successivamente l’inno venne eseguito in tre altre varie occasioni. Due volte al Quirinale, in omaggio al sassarese Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, esattamente nel 1991 mentre riceveva gli ambasciatori stranieri nel delicato periodo che seguiva la dissoluzione dell’Unione Sovietica e nel 1992, durante le suo dimissioni da Capo dello Stato. Venne eseguito per l’ultima volta nel 2001, ai funerali dell’ultima Regina d’Italia, Maria Josè di Savoia, moglie del Re di maggio Umberto II, la quale chiese espressamente, come suo desiderio, che S’hymnu venisse suonato in suo onore, dimostrando l’apprezzamento che la dinastia che aveva fatto l’Italia, quella dei Savoia, aveva per quel testo, scritto da due sardi e composto in lingua logudorese.

Stefano Poma

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