Un libro al giorno: Il 1989 e la transizione italiana

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La crisi istituzionale che stiamo vivendo non è nata dall’oggi al domani. A partire dagli anni ‘70 è cominciato un lungo processo di disfacimento delle istituzioni. Sono tanti i momenti storici che hanno portato al crollo del sistema politico e partitico in Italia. Il crollo del muro di Berino coincise con la fine del dualismo tra i grandi avversari storici: la Dc e il Pci, i quali per anni avevano basato la loro politica sulla contrapposizione tra cattolici e comunisti, tra i due mondi: il mondo dell’est e il mondo dell’ovest. L’Italia oltre ad essere stata una Repubblica dei partiti è stata anche una Repubblica della Guerra fredda. La crisi della cosiddetta Prima Repubblica cominciò dal crollo del ruolo di Roma come garante dell’equilibrio tra i due grandi schieramenti mondiali. La prima Repubblica si esaurì definitivamente con lo scandalo Tangentopoli, che ha avuto grande impatto dal punto di vista mediatico e morale sulla già malandata politica italiana. Tangentopoli cominciò con la scoperta di tangenti nella campagna elettorale del 1992 e la chiusura delle urne dopo lo scoppio degli scandali. Il 17 febbraio, a Milano, il socialista Mario Chiesa venne colto in flagrante mentre riscuoteva una tangente. Chiesa rivelò che il sistema delle tangenti era molto più esteso di quanto i pm si aspettassero. Secondo le sue dichiarazioni, la tangente era diventata una sorta di “tassa” richiesta nella stragrande maggioranza degli appalti.

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A beneficiare del sistema erano stati politici e partiti di ogni schieramento, specialmente quelli al governo: la DC e il PSI. Nacquero così i  “nuovi partiti”, i quali si imponevano all’opinione pubblica uscendo dagli schemi delle grandi ideologie e del blocco cattolico-comunista che aveva governato per tutta la durata della Prima Repubblica. Nelle elezioni del 1992, i nuovi partiti, in particolare PDS e Lega, conquistavano consensi, cavalcando l’onda della protesta dei cittadini contro i vecchi partiti e contro la corruzione dell’intera classe governante. In questo sistema in crisi emerse la figura di Silvio Berlusconi, un imprenditore già noto ai più per l’aver fondato i canali televisivi Mediaset, che si proponeva di cambiare una classe politica corrotta e inefficiente. Berlusconi riuscì a vincere le elezioni nel 1994, ma il suo governo durò poco e cadde per via di indagini giudiziarie, non scrollandosi di dosso quell’aria di corruzione che aveva fatto crollare la “Prima Repubblica” dopo le proteste del popolo e dell’opinione pubblica. Dopo il governo dell’imprenditore di Arcore si apre così un periodo storico definito di transizione, ovvero quegli anni tra Prima e Seconda Repubblica, che si caratterizzarono per la presenza di Ciampi come Presidente della Repubblica e per l’alternanza tra i governi di centrodestra e di centrosinistra. Un periodo in cui Ciampi si dimostra un garante dell’equilibrio tra due schieramenti in guerra violenta tra loro, ancora una volta incapaci di risolvere i problemi del Paese. L’Ulivo, la coalizione di centrosinistra nata dal Pds, non seppe governare a causa delle tantissime correnti interne al partito e la sinistra mancò così una grande opportunità per dimostrare al Paese di essere capace di portare il cambiamento. La scelta di molti fu così ancora una volta quella di Silvio Berlusconi che si impose per ben due elezioni: 2001 e 2008.

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L’ascesa al potere del cavaliere aveva prodotto una grande frattura nel Paese, sottoposto al bipolarismo forzato dopo cinquant’anni di proporzionale in cui i tanti partiti non solo rappresentavano le varie anime dell’Italia, ma spingevano alla mediazione tra le forze e quindi evitavano contrapposizioni esasperate. La “persecuzione giudiziaria”, secondo gli uomini di Forza Italia,  puntava a distruggere Berlusconi, che accusava così la sinistra di servirsi dei giudici “comunisti” per vincere un duello politico. Dall’altro lato, il centrosinistra dichiarava che le leggi del Premier stavano “uccidendo lo Stato di diritto” e che bisognava difendere dal “nuovo regime fascista”. Mentre gli intellettuali e i giornalisti perdevano credibilità e peso nei confronti dell’opinione pubblica, personaggi dello spettacolo assumevano la figura di veri e propri leader, i quali, come Beppe Grillo, cavalcavano l’onda dell’antiberlusconismo. La storia recente del nostro Paese è rappresentata certamente dalla situazione economica disastrosa in cui versava l’Italia all’inizio della crisi economica mondiale. Nel 2008, mentre comincia l’ultima legislatura di Berlusconi, la situazione economica italiana si aggrava in maniera esponenziale con l’inizio della crisi economica mondiale che, partita dagli Stati Uniti, raggiunge anche l’Unione Europea. In estate, l’inflazione raggiunge il +4,1% storico, per poi attestarsi a dicembre ad un +2,2%, comunque in aumento rispetto ai dati del 2007. La “Seconda Repubblica”, nata con i governi di centrosinistra, era destinata a fallire per l’illegalità diffusa, per la troppa penetrazione della mafia, per la vasta evasione fiscale e per la troppo scarsa trasparenza. Tra i mali c’erano anche i costi della politica, i conflitti di interesse, i doppi e tripli incarichi dei parlamentari. Incuria, degrado, abbandono e abusivismo edilizio sconciavano il volto del Paese, dove bastava una forte pioggia per provocare frane, straripamenti ai fiumi, inondazioni con morti, feriti, sfollati e danni economici ormai insostenibili dalle scarse finanze dello Stato. La stampa estera è utile per analizzare dall’esterno la situazione italiana ed eclatante fu l’edizione dell’“Economist”, mensile economico inglese, che spiegava il perché Berlusconi era “inadeguato a guidare l’Italia”. In questo quadro problematico, il governo Berlusconi compiva i primi cento giorni senza realizzare le promesse della campagna elettorale.

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La “Seconda Repubblica”, che stiamo ancora vivendo, presenta per lunghi tratti gli stessi problemi irrisolti della Prima Repubblica. L’Italia rimane un Paese di riforme mancate, paralizzate, come se fosse tornato ai tempi della crisi della Prima Repubblica, in cui emblematico è il caso della riforma della legge elettorale. Il cosiddetto “Porcellum” è stato dichiarato incostituzionale dalla Corte dei Conti in questo dicembre 2013. Nonostante siano passati due governi e due legislature, quelle di Monti ed ora quelle di Letta, il parlamento italiano non è ancora riuscito a riformare la legge elettorale che causa non solo problemi di governabilità del Paese, ma che scoraggia anche i cittadini italiani ad andare a votare nelle elezioni, come dimostra  l’affluenza sempre più bassa alle urne. Nemmeno le “larghe intese” sono riuscite a calmare un clima burrascoso e da “guerra civile” tra partiti e coalizioni. L’arrivo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo in Parlamento, con la sua relativa ascesa in termini di voti e di consensi, ha evidenziato come il vento di protesta, di cambiamento, di rinnovare un’intera classe dirigente sia fortemente auspicato dai 9 milioni di italiani che hanno votato il movimento del comico genovese. Grillo ha puntato molto della sua campagna elettorale sul problema generazionale. L’Italia infatti viene sempre più descritta come “un Paese per vecchi”, dove gli anziani non solo sono in numero maggiore rispetto ai giovani, ma possiedono spesso più fiducia nel futuro a cause del grande aumento della disoccupazione giovanile.

Luca Michetti

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