Il Tesoro perduto degli Àvari

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Il tesoro degli Àvari in mostra a Sofia, nel museo archeologico della capitale bulgara.

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Il tesoro

Con i suoi oltre 9 kg di peso, si tratta di un tesoro davvero notevole. Sono 23 i pezzi che lo compongono, alcuni dei quali riccamente decorati: 7 recipienti per liquidi, 4 recipienti circolari, 1 piatto a forma ovale, 2 calici, 1 corno potorio con iscrizioni in runico, 1 pisside, due piccoli bicchieri, due tazze con protome taurina, una tazza a forma di nautilo e 2 patere.

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La scoperta

La storia narra che fu un contadino di origine serba, Neru Vuin, a scoprire casualmente il tesoro nei pressi di Nagyszentmiklós, allora parte dell’impero asburgico ed oggi parte della Romania con il nome di Sânnicolau Mare. Era l’anno 1799 ed il tesoro fu incamerato immediatamente dai Sovrani del Sacro Romano Impero. Una teoria alternativa sostenuta dal quotidiano “Europost” in un articolo apparso il 16 Maggio 2014, faceva risalite il ritrovamento del tesoro a due fratelli bulgari di nome Hristo e Kiril Nakoki, i quali lo avrebbero donato all’allora Imperatore austriaco Joseph II di Habsburg-Lothringen. In verità la teoria parrebbe priva di fondamento in quanto sovrano austriaco morì il 20 febbraio 1790, ben nove anni prima della famosa scoperta.

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L’origine del tesoro

La datazione e la provenienza del tesoro è incerta a causa della diversa tipologia di decorazioni di ciascun pezzo non scevra da influenze e stili diversi. In alcuni manufatti sono presenti inoltre iscrizioni in greco ed in lingua turcica. L’ipotesi più nota fa risalire il tesoro all’epoca del khanato o Regno degli Avari, una popolazione seminomade di lingua turcica stanziata nell’Europa centrale e che raggiunse l’apogeo tra il VII ed l’VIII sec d.C. Altre teorie postdatano il periodo d’origine del tesoro al IX-X sec. In coincidenza con l’affermarsi del Primo Impero bulgaro. Di diversa opinione il professore Nykola Mavrodinov, il quale ricondurrebbe l’origine del tesoro a delle maestranze tardosasanidi e protoislamiche. Tuttavia la datazione dei manufatti non avvalorerebbe quest’ultima ipotesi.

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La scomparsa del tesoro

Come accade spesso nella storia, anche in questo caso il tesoro sarebbe stato nascosto per sottrarlo ad eventuali razzie. Anche qui vi sono due ipotesi. La prima fa risalire il seppellimento in un periodo tra il 796 e l’803, in coincidenza con il crollo del Regno degli Àvari, schiacciato da un lato dall’irresistibile avanzata delle armate di Carlo Magno e dall’altro dalle conquiste militari di Krum, il khan dei proto-bulgari. L’altra teoria sposta l’occultamento in seguito all’invasione dei Magiari avvenuta nell’896.

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Un tesoro conteso

Il tesoro di Nagyszentmiklós è al centro di controversie tra paesi. Innanzitutto la Romania – luogo del ritrovamento archeologico – ha chiesto la restituzione del tesoro. vi sono poi una serie di questioni da parte dell’Ungheria e della Bulgaria, ciascuna delle quali rivendica la paternità culturale dei manufatti. Per questo motivo le interpretazioni sulle origini del tesoro non sono scevre da riferimenti nazionalistici. Gli Ungheresi, in quanto discendenti degli antichi Magiari si considerano i diretti continuatori del khanato degli Àvari, mentre i Bulgari, fanno presa sulla stretta parentela tra gli questi ed i proto-bulgari.

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Un popolo misterioso

Gli Àvari furono una popolazione di origine turco-mongola, che giunse in Europa al seguito degli Unni. Tra il VI e l’VIII sec. costruirono un forte regno che comprendeva l’attuale Ungheria, parte dell’Austria, della Romania e della Serbia. La struttura del regno, priva di un sistema centralizzato, causò il repentino declino degli Àvari, i quali furono in parte sottomessi dall’Impero carolingio ed in parte dai vicini Bulgari, per poi finire assimilati dagli Ungari nel X sec. Alcuni studiosi bulgari ritengono che una parte degli oggetti possa essere appartenuta al Khan Asparuh Dalo, il mitico condottiero vissuto nel VII secolo d.C. e fondatore del primo Impero bulgaro. In alcune fasi della loro storia sia i Bulgari che gli Àvari hanno condiviso i medesimi sovrani.

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Primo piano della brocca riccamente decorata. Tutti e ventitré i pezzi sono in oro e risalirebbero ad un periodo compreso tra il VII e l’VIII secolo
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Tesoro di Nagyszentmiklós: le brocche
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Corno potorio con scritte in runico

 

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Gli stili decorativi di alcuni degli oggetti del tesoro, hanno fatto ipotizzare delle influenze bizantine o, quantomeno, mediorientali

 

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Brocca con rappresentazioni mitiche, forse di eroi, VIII secolo circa

 

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Il capolavoro della collezione è sicuramente costituito dall’ultima brocca. In essa sono state inseriti dei medaglioni contenenti quattro scene di carattere epico con protagonista la figura di un sovrano o di un eroe. La tipologia di decorazione ha fatto ipotizzare un’origine mediorientale del tesoro

 

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Particolare della brocca: scena di caccia

Stefano Carta

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