Il bambino affamato e l’avvoltoio

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L’autore dello scatto, Kevin Carter, è stato un fotografo sudafricano. Durante la sua carriera si impegnò a documentare la triste condizione umanitaria che l’Africa stava subendo tra gli anni Ottanta e Novanta. Nel 1984 venne assunto dal Johannesburg Star, il principale giornale della sua città, per il quale documentò la terribile guerra civile che in quegli anni insanguinava l’intero Sudafrica: esecuzioni sommarie, uccisioni a colpi di machete e l’atroce necklacing, una pratica di tortura che veniva effettuata infilando un pneumatico pieno di benzina intorno al petto della vittima e al quale veniva dato fuoco. Il malcapitato, di solito, moriva in venti minuti. Carter pubblicò un articolo, al quale allegò diverse foto, su questa esecuzione, intitolato “Il supplizio del pneumatico”.

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Successivamente, dirà di quelle immagini: “Ero sconvolto vedendo cosa stavano facendo. Ero spaventato per quello che io stavo facendo. Ma poi le persone hanno iniziato a parlare di quelle immagini. Così ho pensato che forse le mie azioni non sono state poi così cattive. Essere stato un testimone di qualcosa di così orribile non fu necessariamente un male”. Carter ebbe una crisi di coscienza; erano molti, infatti, ad accusarlo di eccessiva freddezza dinnanzi a tanta tragicità. Avvilito, si rifugiò in quel triste mondo fatto di droghe e alcol, lasciando il giornale che l’aveva assunto dieci anni prima. Durante quel periodo di pausa decise di recarsi in Sudan, per documentare la guerra civile e la carestia che stava decimando il Paese. E qui, scattò la sua foto più famosa; un bambino denutrito accasciato a terra e sullo sfondo un avvoltoio che lo osserva, come un affamato osserva una tavola imbandita, aspettando la morte del piccolo per avventarsi su di esso.

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La foto fece il giro del mondo e Carter vinse il premio Pulitzer. Ma l’opinione pubblica tornò ad interrogarsi sulla moralità delle foto di Carter, e soprattutto sul destino del bambino. Carter raccontò diverse versioni: dapprincipio raccontò di aver aiutato quella che si sarebbe rivelata una bambina, ma successivamente disse di aver aspettato per circa venti minuti il momento migliore in cui scattare la foto. Travolto da altri eventi, quali la morte del migliore amico Ken Oosterbroek, si uccise il 27 luglio del ’94. Dopo aver guidato il suo pick up fino a un campo giochi che frequentava spesso quando era bambino, si intossicò col monossido di carbonio, all’età di 33 anni.

Longobardo

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