Il Technicolor

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Negli anni Trenta la Technicolor rivoluzionò il colore nel mondo del cinema; il primo film ad utilizzare la nuova tecnica fu “Fiori e Alberi” del 1932, cortometraggio animato diretto da Burt Gillet e prodotto dalla Walt Disney.

Gli anni Trenta consacrarono l’importanza e la grandezza del cinema. In tutto il mondo cresceva sempre più l’interesse per quella novità che era il cinematografo. E, senza dubbio, l’innovazione più spettacolare dell’epoca fu il colore. Il sistema a doppia pellicola della Technicolor era stato usato nei film di Hollywood durante gli anni Venti e sopravvisse fino ai primi anni del sonoro, ma era costoso e produceva colori tra l’arancione rosato e il blu verdognolo. Nei primi anni Trenta, la Technicolor inaugurò una nuova macchina da presa, dotata di prismi per suddividere la luce che proveniva dall’obiettivo su tre diverse pellicole in bianco e nero, una per ciascuno dei colori primari. La tecnica fu proposta al pubblico dalla Walt Disney nel cortometraggio animato del 1932 “Fiori e alberi”, diretto da Burt Gillet, primo film prodotto in tre colori e vincitore del primo Oscar al miglior cortometraggio d’animazione dello stesso anno.

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Successivamente, la Pioneer Picture, una piccola casa di distribuzione indipendente di Hollywood, produsse nel 1935 un cortometraggio musicale ripreso da vivo, “La Cucaracha”, dimostrando che il Technicolor poteva restituire colori vivaci anche in un teatro di posa. Quello stesso anno, il lungometraggio “Becky Sharp” di Rouben Mamoulian, dimostrò che il colore poteva arricchire il fascino di un dramma storico. Le major furono quindi liete di adottare la novità, e la società ebbe modo di monopolizzare il processo, fornendo le macchine da presa speciali, offrendo supervisori a ogni singola produzione e sviluppando e stampando la pellicola. Per il cinema, era iniziata una nuova èra.

Federica Bellagamba

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