La lettera pastorale del vescovo di Berlino contro Hitler

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Il 10 marzo 1937 papa Pio XI pubblicò, in tedesco, l’enciclica “Mit brennender Sorge”, nella quale criticava il totalitarismo del regime nazista ed esprimeva la propria preoccupazione per la situazione religiosa nel Reich. Hitler tentò di censurare il documento e il vescovo di Berlino, in polemica col fuhrer, scrisse una pesante lettera che venne lettera in tutte le chiese cattoliche tedesche il 5 dicembre dello stesso anno.

Verso la fine del 1937 un documento cattolico apparve nella Germania hitleriana; una lettera pastorale del vescovo di Berlino, Monsignor von Preysing, contro la politica religiosa del regime nazionalsocialista. Dopo quattro anni di dittatura, mai un documento aveva attaccato così duramente il governo del Terzo Reich. “Il cattolico professante”, affermava Monsignor von Preysing, “è sottoposto in Germania a uno stato d’eccezione; egli deve sopportare per la sua fede sarcasmi e disprezzo, oppressione e mancanza di libertà, senza potere difendersi”. Tutta la lettera era sullo stesso tono. Il prelato affermava che la situazione della Chiesa cattolica si era aggravata dopo la pubblicazione dell’enciclica papale Mit brennender Sorge (Con viva preoccupazione): “Il Sommo Pontefice è costretto a sopportare che una ondata di sospetti e di ingiurie si riversi su di lui”; “è una contro verità il dire, come fa il regime, che la Chiesa possa spiegare la sua attività liberamente e senza restrizioni finché resti sul terreno religioso e finché non si immischi di politica”.

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Dopo di che, il vescovo indicava vari esempi della “mancanza di libertà, che pesa sulla Chiesa”. Dodici tipografie, incaricate di riprodurre l’enciclica papale, erano state espropriate dallo Stato senza indennità. Nei vescovadi di Munster, di Paderborn, di Treviri e di Limburg, le associazioni giovanili cattoliche erano state sciolte e le autorità, per far questo, si erano valse il decreto del Maresciallo Hindenburg per la difesa dello Stato dal comunismo. Lo Stato nazista, inoltre, aveva vietato numerose riviste cattoliche, nonché la diffusione delle lettere pastorali col mezzo solito dei bollettini e delle pubblicazioni ecclesiastiche. Le autorità avevano confiscato, in una tipografia di Berlino, sessantamila esemplari dell’enciclica pontificia contro il comunismo: “Qualunque difesa contro la propaganda hitleriana scatenata, che sfrutta nel modo ben noto i processi per costumi immorali intentati a religiosi, è resa impossibile”.

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In cambio, Monsignor von Preysing rilevava che venivano autorizzate pubblicazioni, il cui contenuto immorale non potrebbe essere contestato: “I chioschi per giornali sono pieni di immagini, di caricature, di manifesti, di iscrizioni, il cui scopo è di fare sparire dall’anima popolare e soprattutto dall’anima della gioventù qualunque stima e qualunque rispetto verso il cristianesimo. Il cristianesimo viene rappresentato come un elemento di disgregazione nell’organismo tedesco; la storia della Chiesa come una serie di delitti; l’azione dei Papi come uno sforzo incessante per impedire l’unione e l’ascensione della nazione tedesca”.

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Ma, concludeva Monsignor von Preysing, il vero cristiano “non darà mai il suo assenso a una dittatura sulle coscienze. La forza e la brutalità, questo è vero, hanno ottenuto facili trionfi nella lotta contro il cristianesimo, ma l’unità del popolo tedesco sarebbe mortalmente minacciata se quella parte della popolazione che ha sentimenti cristiani venisse privata della libertà di coscienza e di fede. I vescovi saluteranno con gioia l’ora della pace, ma non già d’una pace a qualunque costo”. Questa lettera pastorale, che criticava aspramente il totalitarismo hitleriano, fu letta la domenica del 5 dicembre ’37 in tutte le chiese cattoliche della Germania. Essa era stata rimessa ai curati la notte fra il sabato e la domenica, per mezzo di corrieri speciali. La spedizione era stata fatta con una presa di precauzioni senza precedenti. Solo i vescovi e i loro diretti rappresentanti erano stati informati anticipatamente del contenuto del documento. Dal testo e dal tono del documento si deduceva che la Chiesa era risoluta alla resistenza, e che la lotta fra cattolicesimo e nazismo doveva necessariamente diventare sempre più grave e dura.

Vittorio Scacco

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