Fidel e lo sbarco a La Playa de las Coloradas

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Alla fine degli anni Cinquanta il Lider Maximo, scortato da ottantadue esuli cubani, diede inizio alla rivoluzione marxista, sbarcando vittorioso a La Playa de las Coloradas.

Quando ancora il Mondo non era diviso in due blocchi contrapposti dal Muro di Berlino e quando il Socialismo Reale era un esperimento esclusivamente orientale, 82 uomini, tra cui l’italiano Gino Donè, sfidarono la sorte ed entrarono nella leggenda ritornando rocambolescamente dall’esilio che durava da ben tre anni. La maggior parte di essi era reduce dal fallito attacco alla caserma del Moncada del 26 luglio 1953 e del successivo esilio in Messico e, come Fidel Castro, tutti avevano giurato che avrebbero liberato dalla corrotta dittatura la loro isola, oppure sarebbero diventati martiri.

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La storia di questi primi barbudos comincia il 25 novembre 1956 a Tuxpan, nello stato di Veracruz in Messico, quando a bordo dello yacht Granma (un’imbarcazione di 19 metri concepita per ospitare al massimo venti persone) salparono in piena notte con l’obiettivo di sbarcare il 30 novembre a Santiago de Cuba. A causa del maltempo che ostacolò ininterrottamente il loro viaggio, i rivoluzionari furono costretti a cambiare destinazione e a posticipare di due giorni il loro arrivo: alle prime luci dell’alba del 2 dicembre 1956 riuscirono a sbarcare a Playa Las Coloradas, qualche chilometro più a nord rispetto alla meta originaria. “L’appuntamento era quattro giorni prima, un chilometro e mezzo più in là”, raccontò l’ex partigiano Donè, e proprio per questo gli uomini di Castro non trovarono alcun compagno ad attenderli. Anzi, furono avvistati da alcune imbarcazioni che diedero immediatamente l’allarme alle autorità militari. Così, nel giro di un’ora, l’esercito di Batista era già pronto ad attaccare. Stremati dal difficoltoso viaggio e da uno sbarco che sembrava più un naufragio, avvenuto in un’area paludosa e isolata, furono quasi immediatamente attaccati dall’esercito regolare e dall’aviazione così che, chi non cadde morto o in mano nemica, fu costretto alla fuga. L’esiguo nucleo originario si scompose ulteriormente, tanto che il gruppo più numeroso era formato da soli quattordici membri e per giorni non si ebbero notizie né di Castro, che i giornali nazionali e stranieri credevano morto, né degli altri gruppi.

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Ma è proprio a questo punto che la leggenda prende vita e comincia il vero cammino dei barbudos verso la conquista di Cuba. Dopo il difficile approdo e la repentina fuga, il piccolo esercito castrista riuscì a riorganizzarsi alle pendici della Sierra Maestra e a cominciare l’azione di guerriglia: è al 2 dicembre, appunto, che si fa risalire la nascita dell’Esercito Ribelle, antecedente alle Forze Armate Rivoluzionarie. I vari superstiti riuscirono a ricongiungersi, presso Cinco Palmas, solo il 18 dicembre successivo e qui avvenne uno storico e benaugurante dialogo tra Raul e Fidel Castro: “Quanti fucili hai?” chiese Fidel. “Cinque” rispose il fratello. “Con i due che io sono sette! Adesso sì che la vinciamo la Rivoluzione!” assicurò Fidel. E la storia gli diede ragione pochi anni dopo, quando, l’8 gennaio 1959, entrò trionfante a L’Avana sancendo la definitiva sconfitta di Batista.

Andrea Tagliaferri

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