L’intellettuale moderno

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La figura dell’intellettuale, che in passato era associata unicamente a contesti quali circoli letterari, librerie e sale convegni, oggi ha la possibilità di reinventarsi grazie ai moderni mezzi di comunicazione.

Tra le infinite opportunità che il mondo connesso e globale ci sta concedendo, c’è il riscatto dell’intellettuale: una figura che in passato era associata unicamente a contesti quali circoli letterari, librerie, sale convegni e che oggi ha la possibilità di reinventarsi grazie ai moderni mezzi di comunicazione. I social media, in particolare, persuadono filosofi, sociologi, comunicatori ecc. ad abbandonare gli ambienti convenzionali per avvicinarsi agli spazi in cui l’opinione pubblica si genera. La cultura legittima (così definita da Pierre Bordieau) registra in questo modo l’ennesima battuta d’arresto e ciò si evince chiaramente all’interno del mondo accademico, tramutatosi da centro in cui la cultura era diffusa a luogo in cui la cultura fa il verso a sé stessa.

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Un numero crescente di docenti, ricercatori, filosofi e formatori si sta mettendo al riparo da tale deriva, iniziando a praticare ciò che Ivan Illich teorizzava nel 1971 in “Descolarizzare la società.” L’apprendimento esce dalle aule universitarie e fa il suo ingresso nel web: comunicazione orizzontale e condivisione potenzialmente illimitata diventano i paradigmi di riferimento. Gli esempi di questa moderna apertura sono diversi e tutti molto entusiasmanti: Franco Bolelli, filosofo pop, utilizza la piattaforma di Facebook per lanciare dibattiti e per promuovere i suoi libri; Gianluigi Ricuperati, scrittore e Dean della Nuova Domus Academy, interagisce quotidianamente con i suoi contatti postando suggestioni e foto; sempre di più sono quei giornalisti che scelgono di costruire la loro immagine pubblica attivando un profilo Twitter. Ma i risvolti più interessanti sul piano di tale riscatto, si hanno nel mondo del lavoro. Intraprendere un percorso professionale di tipo intellettuale, oggi significa abbandonare la scrivania per tuffarsi nella frenesia della società contemporanea.

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Le start-up, per esempio, spesso si compongono di ingegneri informatici che collaborano con sociologi per rilevare i bisogni e i gusti del pubblico. Molte aziende si affidano a coach per migliorare le prestazioni sul mercato facendo leva sulle risorse umane. Che cosa produrrà un cambio di scenario di questo tipo? Inutile fare previsioni per il futuro. Quello che sta avvenendo oggi, nel concreto, è un mescolarsi d’identità che non guardano a barriere culturali, ma contribuiscono alla più ampia diffusione di risorse conoscitive. E’ la commistione di progresso scientifico e potenziale umano, secondo l’appello di Steve Jobs “non vendete prodotti, arricchite vite”. È l’alba di un nuovo prototipo di intellettuale, riluttante alla teoria pura ed elettrizzato dalle dinamiche sociali nelle quali abilmente s’inserisce. È la rinuncia al soffocante cogito ergo sum, per abbracciare la visione di Nietzsche quando invitava a “Non fidarsi dei pensieri che non sono una festa anche per i muscoli”. Fondamentalmente, è il ritorno a ciò che l’intellettuale dovrebbe essere: un corpo e una mente sinergici, meravigliati dalla realtà che li circonda anche quando questa appare disorganizzata.

Stefano Cazzaro

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