La vita in Guatemala: i problemi di un Paese povero, violento e discriminatorio

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Intervista ad Adela Torre Vierte, ex ministro degli Interni e donna tra le più influenti dell’arretrato e bisognoso Stato sudamericano.

Adela Torre Vierte è una donna guatemalteca che ha lavorato duramente per raggiungere i propri obbiettivi; oltre ad essere il Capo attuale della Polizia, nel 2007 è stata anche Ministro degli Interni. È cofondatrice di “Madres Angustiadas”, un’associazione che lei, insieme ad altre quattordici donne, ha contribuito a creare raccogliendo più di quindicimila firme, e che si propone di promuovere la sicurezza e la giustizia. Questa associazione aiuta chi ha subìto una violenza (stupri, sequestri, omicidi), accompagnando le vittime dal momento in cui sporgono denuncia fino al processo in tribunale.

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Adela nella sua carriera ha ricoperto svariati incarichi, tradizionalmente riservati agli uomini come, tra gli altri, il Presidente della Lega Calcistica in Guatemala. Quando riuscì ad ottenere la carica di Ministro degli Interni, l’opinione pubblica pensava che, per il fatto di essere donna, non sarebbe riuscita a fare un buon lavoro, poiché si trattava di un compito troppo gravoso secondo la visione di quella società. Anche i quotidiani si espressero negativamente sulla sua nomina. Abbiamo incontrato la Signora Torre Vierte e abbiamo ottenuto da lei un’intervista, al fine di comprendere meglio la situazione attuale del Guatemala e dei Paesi dell’America Latina: dalla sicurezza in generale alla discriminazione della donna in particolare.

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Signora Torre Vierte ritiene che attualmente per la donna guatemalteca sia possibile accedere ai ruoli dirigenziali?

Ci sono spazi disponibili ma alla donna è richiesta una maggiore fatica a causa dei pregiudizi diffusi che la relegano tra le mura domestiche.

Cosa ci dice delle sua esperienza personale?

Agli inizi della mia carriera, quando incominciai a ricoprire cariche pubbliche di rilievo, ero molto soddisfatta del mio lavoro anche se temevo sempre per l’incolumità della mia famiglia data la precarietà della sicurezza in Guatemala.

Quali sono le difficoltà che una donna potrebbe incontrare se decidesse di divenire poliziotta?

Sin dall’accademia il lavoro della poliziotta è difficile e purtroppo gran parte di queste avversità derivano dal rapporto con i loro colleghi maschi. Le denuncie rivolte dalle nuove reclute verso i superiori sono state fino ad ora numericamente rilevanti ed inoltre il fatto che spesso il centro d’addestramento sia distante dalla famiglia allontana la donna dal proposito di arruolarsi in polizia. Per arginare quest’ultimo problema si sta elaborando una riforma che miri a sistemare le donne il più vicino possibile al luogo di residenza della famiglia.

Quante donne si possono contare approssimativamente nei reparti di polizia e quale è il loro apporto concreto?

Le donne poliziotto in Guatemala sono circa il 12% e questa percentuale si incrementerà in futuro. Dal momento in cui la domanda di arruolamento viene spesso presentata da donne di etnie diverse, ladine, maya, garifuna, xincas, culture diverse si incontrano e si integrano. Anche se personalmente non mi trovo d’accordo, poiché non ritengo giusto che sia obbligatorio per una donna ricoprire un ruolo da parlamentare a priori. Negli ultimi tempi si sta discutendo una legge per creare una percentuale fissa di donne in parlamento. Le donne delle nuove generazioni sono sempre più risolute nel voler concretamente influire sulle politiche pubbliche; pertanto sempre più numerose desiderano partecipare alla vita politica.

Cosa ci dice dei criteri di giustizia e sicurezza nei reparti di polizia?

Non sarebbe possibile una democrazia dalle solide basi senza questi due princìpi, per me sono aspetti fondamentali ai quali attribuisco una priorità assoluta nella mia scala di valori. È stata varata una nuova riforma in polizia, grazie alla quale i suoi corpi annovereranno soltanto professionisti, selezionati esclusivamente tra coloro che saranno in possesso di un diploma di scuola superiore.

Il governo garantisce la stabilità della polizia?

Un altro fondamentale aspetto che la classe politica dovrebbe garantire e tutelare è la stabilità della struttura dell’apparato poliziesco. Purtroppo ogni ministro ignora queste necessità strumentali all’efficienza e finisce invece con il ricostruire in maniera sempre diversa l’enclave poliziesca.

Come si esplica concretamente l’operato della polizia e come funzionano le carceri?

La polizia in Guatemala compie approssimativamente ventimila arresti all’anno. Sono tuttora attive, nel nostro Paese, campagne di sensibilizzazione della polizia chiamate Great. Con l’attivazione di questi programmi la polizia lavora con i giovani, insegnando loro a dire no alle droghe ed alle organizzazioni criminali. Questo lavoro serve per aumentare la fiducia delle persone nella polizia, poiché a causa di molti agenti corrotti le persone non ripongono molta fiducia in noi. Un altro problema molto serio che colpisce il mondo della polizia è il basso salario. Se infatti non si garantisce un aumento agli agenti di polizia, ci sarà sempre terreno fertile per la corruzione. Per quanto riguarda le carceri, occorre distinguere tra quelle maschili e quelle femminili. Mentre le prime sono spesso sovraffollate ed il livello di violenza è tale da rendere impraticabili programmi di rieducazione; nelle seconde, al contrario, essendoci poca violenza è possibile avviare dei programmi di reinserimento nel mondo del lavoro, che consentono alle detenute di realizzare prodotti artigianali e di trarre profitto dalla loro vendita. Occorrerebbe unificare il sistema di giustizia perché il Paese ha un disperato bisogno di ordine e sicurezza.

Angelo Pisano

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