Le donne audaci che fecero la rivoluzione francese

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Duecentoventinove anni fa, il 14 luglio 1789, a Parigi, i cittadini francesi insorti contro l’Ancien Régime conquistarono la Bastiglia, simbolo del potere. Fu l’atto più significativo della Rivoluzione francese.

Gli eventi che si susseguirono in Francia sul finire del XVIII secolo offrirono alle donne del tempo numerose occasioni per manifestare pubblicamente una propria coscienza civile e per trovare un ruolo nella visione rivoluzionaria della citoyenneté, compiendo, al di là dei concreti risultati raggiunti sul piano politico, passi fondamentali per il dibattito sulla questione femminile. Sin dal momento in cui Luigi XVI acconsentì alla presentazione dei cahiers de doléances, infatti, non mancarono diversi esempi di petizioni raccolte da gruppi femminili che si organizzarono per comunicare al re la propria condizione di disagio economico e sociale. Particolarmente significativo è il cahier redatto in questa circostanza da un gruppo di “donne del Terzo Stato”, che lamentava la carenza di istruzione in cui esse versavano, i bassi salari percepiti dalle lavoratrici e la miserevole situazione delle figlie illegittime, disprezzate dalle famiglie e destinate alla prostituzione. In questo documento non veniva avanzata una richiesta di diritti politici, ma una concessione di esclusività per l’attribuzione dei mestieri propriamente femminili e l’istituzione di scuole gratuite, al fine di garantire una maggiore possibilità di sussistenza autonoma.

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Altre petizioni chiedevano l’abbassamento del prezzo del pane e riforme politiche che adottassero il criterio delle elezioni per le cariche agli uffici, dimostrando una partecipazione coinvolta e vicina anche ai temi generali dei dibattiti rivoluzionari. In questo quadro si collocano gli esempi di un gruppo firmatosi Dames françoises, che avanzarono la proposta di un’assemblea femminile parallela a quella degli Stati Generali; o di una Madame B.B. che, sulla scia dell’anti-schiavismo propugnato dagli ideali del’illuminismo, reclamava ad ugual modo la libertà delle donne e, seguendo le posizioni di Sieyès a favore del parlamentarismo, il diritto ad essere rappresentate da esponenti del proprio sesso. Non vi era infatti alcuno spazio per una rappresentanza femminile negli Stati Generali che vennero riconvocati nel gennaio 1789: l’unica concessione stabilita dal regolamento regio era una delega ad un procuratore per le donne che fossero nobili e proprietarie di un feudo.

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Il primo autentico evento di mobilitazione femminile si verificò in occasione delle journées rivoluzionarie nei primi di ottobre del 1789 da parte delle donne appartenenti al Terzo Stato, che si organizzarono per una marcia diretta a Versailles per lamentarsi della gravissima carenza di generi alimentari che affliggeva Parigi, la cui responsabilità veniva impartita al ceto nobiliare. La mattina del 5 ottobre queste donne, pur non avendo un progetto di rivolta violenta, invasero il municipio richiedendo l’intervento di Lafayette, il quale le guidò verso la reggia per dare loro un maggior coordinamento: pertanto, Luigi XVI accolse dodici rappresentanti, alle quali promise una distribuzione di cereali a Parigi, ma con l’arrivo in nottata di quindicimila uomini della Guardia nazionale il tono della protesta divenne più acceso e gli fu così anche richiesto di abbandonare Versailles, spostando la sua residenza nella capitale. Il giorno dopo, al termine di sanguinosi scontri tra la folla armata e le guardie reali che videro l’uccisione di due soldati, il re dovette acconsentire al trasferimento a Parigi, accompagnato, insieme alla sua famiglia, da ventimila persone. Sebbene l’allontanamento del re da Versailles non fosse nei loro programmi, il ruolo svolto dalle “donne di ottobre” nell’aprire la strada alla Guardia nazionale in occasione di quella giornata cruciale per le sorti della rivoluzione venne riconosciuto e celebrato nella Francia repubblicana: le “eroine della rivoluzione” vennero premiate con medaglie dal sindaco di Parigi, marciarono in occasione delle feste nazionali accanto ai conquistatori della Bastiglia, e fu addirittura dedicato un arco di trionfo in loro onore.

Giacomo Santoru

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