L’Organizzazione per la liberazione della Palestina

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Venticinque anni fa, il 20 agosto 1993, fu posta la firma sugli Accordi di Oslo, i quali concludevano i negoziati tra il governo israeliano e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina, mirati a risolvere il conflitto arabo-israeliano.

Il 12 gennaio 1976 è stata una data fondamentale per la storia della Palestina verso la sua autodeterminazione e per il riconoscimento internazionale quale Stato indipendente. In quella data, infatti, si compì una delle principali vittorie del leader palestinese Yasser Arafat quando all’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) fu consentito di partecipare alle assemblee del Consiglio di Sicurezza dell’Onu; senza, però, il diritto di voto. La votazione ha visto favorevoli 11 membri, 3 astenuti e un solo membro contrario. Oltre al riconoscimento internazionale, questa data, sancisce anche il definitivo allontanamento dalle politiche più violente del principale leader dell’organizzazione, cominciato già nel 1974 quando sempre Arafat cominciò ad abbozzare l’ipotesi dei “due Popoli in due Stati”.

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Dal 1976 in avanti si è cercato con maggior determinazione di raggiungere accordi pacifici tra i due contendenti. Dopo lo scoppio della Prima Intifada del 1987, contemporanea all’apertura di un ufficio palestinese presso le Nazioni Unite, si arrivò alla firma degli Accordi di Oslo il 20 agosto 1993, mentre l’anno seguente fu concessa la possibilità di fare interventi orali durante le assemblee commemorative (risoluzioni n.49/12 A del 1994 e n.9/12 B del 1995). La risoluzione dell’Assemblea n.52/250 del 1998, infine, ha ulteriormente rafforzato lo status della Palestina alle Nazioni Unite garantendole il diritto di partecipare ai dibattiti generali, prendere la parola anche su tematiche non riguardanti la questione palestinese ed il medio oriente, il diritto di replica, nonché il diritto di porre all’ordine del giorno dell’Assemblea generale provvedimenti riguardanti la questione palestinese e medio orientale che, qualora uno stato membro ne faccia richiesta, potrebbero essere messi al voto.

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Di qualche mese fa, invece, è l’ultima risoluzione Onu che, addirittura con l’astensione degli USA, condanna ulteriormente gli insediamenti israeliani all’interno dei Territori e le modifiche della divisione del territorio avvenute dopo il 1967 a discapito della Palestina; per le Nazioni Unite la politica d’espansione sionista costituisce “una flagrante violazione del diritto internazionale e un grande ostacolo per costruire la soluzione dei due Stati, così come una pace giusta, duratura e completa”.

Andrea Tagliaferri

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