Quei nostalgici che non sanno nulla del fascismo

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Da chi in spiaggia indossa le mutande con la scritta “Boia chi molla” a chi condivide post di propaganda fascista su Facebook e Twitter; un esercito di minus habens che è stato privato dello studio della propria storia, perché definita sbagliata, e ne dà una propria interpretazione imprecisa.

Achille Starace non l’avrebbe mai permesso, anzi avrebbe disposto provvedimenti disciplinari gravi contro chi avesse indossato un costume da bagno, insomma, messo sul culo un motto fascista: fosse “Me ne frego”, “Boia chi molla” o “Dux”. Lo stolido Starace, segretario del Partito Nazionale Fascista per quasi tutti gli anni Trenta, puniva persino chi osava inamidare il colletto della camicia nera, figurarsi cosa avrebbe fatto di fronte a un’esibizione di Dio, gluteo e famiglia. Ma poi, quei ragazzi che indossavano il costume con la scritta “Boia chi molla” in una piscina di Empoli, cosa volevano dire? Facevano gli idioti, o erano idioti? Cioè, credevano che quello fosse un buon modo per manifestare un’idea politica, o l’idea politica si misura da come la rappresenti? In entrambi i casi, ce ne dobbiamo preoccupare?

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Sì, ce ne dobbiamo preoccupare, ma non nel senso di chi teme rigurgiti fascisti da parte di questi minus habens: proprio in quanto minus habens potrebbero sbandare in qualsiasi direzione, come molti di quelli che qualche decennio fa servivano il popolo e lottavano continuamente per il potere operaio e sono finiti in prima linea o a fare i brigatisti rossi. La strada, però, non è quella di proibire le mutande e gli accendini con il faccione del duce. La strada, come in ogni cosa, dovrebbe essere quella della conoscenza. Costoro, sono in grado di distinguere fra Giovanni Gentile e Roberto Farinacci? Tra la volontà di potenza e il santo manganello? No, non sono in grado perché a scuola e nella società nessuno glielo ha insegnato, perché più di settant’anni fa si è deciso che la storia del regime fascista, venti anni della vita italiana, non doveva essere studiata, bensì bollata con il marchio d’infamia e basta.

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Il marchio d’infamia va bene, ci mancherebbe: non si privano gli individui, e tantomeno un popolo, della libertà, per non dire di tutto il resto accaduto in quegli anni. Ma è proprio il farlo senza offrire prima conoscenza a provocare rigurgiti di nostalgia ignorante. Proibite senza spiegare e ne farete degli avanguardisti, dei legionari, dei miliziani, dei martiri della rivoluzione. Invece in molti casi basterebbe spiegare, Fogli di Disposizione e citazioni di Starace alla mano, cos’era il fascismo per un individuo, nella vita quotidiana: “Chi è dedito alla stretta di mano è sospetto”. Basterebbe poi aggiungere che un rinato regime fascista comporterebbe, fra i primi provvedimenti, la censura a Facebook e Twitter, Instagram e Netflix. E vedi come se la fanno addosso, con l’immediata necessità di cambiare le mutande.

Giordano Bruno Guerri

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