Il tesoro dei Traci

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Mentre gli anni Quaranta del Ventesimo secolo tramontavano, in Bulgaria venne ritrovato uno dei più straordinari tesori dell’antichità.

Delle ombre misteriose come degli spettri si aggiravano con passo furtivo in mezzo alle tenebre della notte. Era difficile capire quante fossero quelle ombre ma le torce accese che alcune di esse portavano, indicavano che si trattava di figure umane. Una di queste sagome, stava alla testa del gruppo e, con l’incedere tipico di una preda impaurita, si girava da una parte all’altra per accertarsi che nelle vicinanze non vi fosse nessuna presenza ostile. Preoccupanti e sinistre voci, avevano annunciato, infatti che i Celti, fossero penetrati nella Tracia con il compito di metterla a ferro e fuoco. Alcuni dicevano che l’esercito nemico fosse già nei paraggi, ragion per cui bisognava fare molta attenzione per non incappare in brutte sorprese. Improvvisamente il piccolo corteo si arrestò. La loro guida con un cenno aveva dato il segnale di fermarsi. Alcune persone cominciarono a scavare nel terreno. Trascorso un po’ di tempo, vennero gettate nella fossa degli involti. Un suono metallico accompagnò la caduta degli involucri.

1Panagjurište, Bulgaria centrale, 8 Dicembre del 1949. Erano le dieci del mattino e all’interno di una cava di argilla, tre fratelli, di nome Pavel, Dekov e Michael Deykovi, armati di pale erano intenti a scavare nel terreno. Lavoravano incessantemente per ottenere della creta. Come accadeva sempre, l’argilla si ammucchiava attorno ai tre uomini. Tuttavia, non era un giorno come gli altri, ma nessuno di loro lo sapeva. Improvvisamente la pala di uno dei fratelli portò alla luce qualcos’altro oltre alla creta. Immediatamente i tre interruppero il lavoro e si concentrarono nel punto ove era affiorato il curioso ritrovamento. Febbrilmente il fratello minore si mise a scavare altri 30 o 40 centimetri. Vennero così alla luce altri otto oggetti. Si trattava di piatti, calici ed altri ornamenti. I tre uomini non avevano mai visto nulla di simile in vita loro.

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Dopo oltre duemila anni uno dei più straordinari tesori dell’antichità era emerso in modo fortuito dalle polveri del tempo. La notizia della scoperta giunse, veloce come un fulmine, a tutta la comunità di Panagjurište. Fu il direttore del museo locale, il prof. Petar Gorbanov, accorso sul luogo del ritrovamento, ad intuire la reale la portata di quegli oggetti. Fu lui a convincere i fratelli Deykovi che quella che avevano di fronte non era una raccolta di strumenti musicali gitani, ma un vero tesoro antichissimo e di pregevole fattura. Quasi settant’anni dopo questo ritrovamento mi sono recato al Museo Nazionale di Storia a Sofia, capitale della Bulgaria per vedere con i miei occhi il Tesoro dei Traci.

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Si tratta di un corredo in oro del peso di 6.165,45 g. risalente al regno di Seute III, sovrano della tribù trace degli Odrisi, vissuto nel IV sec. a.C. Probabilmente esso venne seppellito nel terreno per sottrarlo alle razzie delle tribù Celtiche, che tra il 280 e il 279 a.C. avevano invaso i Balcani. Il tesoro consiste in: quattro rhytà (cioè dei recipienti atti a versare dei liquidi) aventi forma di animali; tre brocche rhytonizzate aventi le sembianze di un volto femminile, una phiale, un vaso cerimoniale con raffigurate delle teste di pigmei e un’anfora.

 

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Phiale decorato con cinque file raffiguranti volti con fattezze etiopi. I fiali erano dei vasi, destinati allo spargimento rituale dei liquidi come il vino. I Traci erano un popolo stanziato tra l’attuale Bulgaria, la Grecia nordorientale e la Turchia europea. Vivendo a stretto contatto con i Greci, da questi vennero influenzati culturalmente.

 

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Brocche rhytonizzate a forma di testa femminile. La brocca in primo piano rappresenta una donna con l’elmo, riconducibile alla dea Atena. La brocca sullo sfondo rappresenta un’amazzone. Secondo altre interpretazioni rappresenta la Hera.
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Rhyton a testa di daino con la scena del Giudizio di Paride. Descritti da Erodoto come un popolo numerosissimo e potente, i Traci furono abilissimi orafi, in grado di curare i loro manufatti fin nel minimo dettaglio.
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Anfora rhytonizzata. Si tratta senza dubbio del capolavoro della collezione. Le decorazioni nel corpo dell’anfora rappresenta una scena tratta dal mito dei “Sette contro Tebe” ed una scena tratta dal mito di Ercole che soffoca i serpenti inviati da Hera. Tuttavia, alcune interpretazioni considerano le scene come la rappresentazione di un antichissimo ed ormai perduto rito tracio di fronte ad una tomba.

 

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Rhyton con protome di caprone e una scena rappresentante le divinità Era, Apollo, Nike ed Artemide. L’inaspettata scoperta del tesoro dei traci all’interno di una cava di creta ha permesso di scoprire il livello di bellezza di una civiltà dai tratti ancora misteriosi, ma affascinanti.

Stefano Carta

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