I grandi scrittori italiani: Alessandro Manzoni

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Vita di uno dei massimi protagonisti della letteratura italiana. Con “I promessi sposi” realizzò il modello del romanzo moderno e diede un carattere unitario alla nuova lingua nazionale.

La prima immagine che raffigura Alessandro Manzoni è impressa in un quadro del 1790, realizzato dal famoso pittore Andrea Appiani, colui che venne definito dal poeta Giovanni Berchet il pittore del secolo, quando Alessandro era un piccolo giovanotto di cinque anni. Nel ritratto, il bambino stava seduto sulle gambe della madre, Giulia Beccaria, la quale indossava un voluminoso cappello nero, e il quadro fu appeso nel salotto di Giovanni Verri, fratello minore del più famoso Pietro, il fondatore della rinomata Accademia dei pugni. Pietro Manzoni, marito di Giulia, non reclamò il dipinto per sé, e questo fece discutere parecchio i milanesi di quel tempo. Alcune voci cominciarono a sostenere che il vero padre di Alessandro non fosse Pietro, ma Giovanni. E pare che queste voci fossero fondate. Ad ogni modo, il futuro autore de “I promessi sposi” nacque il 7 marzo 1785 a Milano, in via San Damiano 20. A sei anni fu spedito in un collegio di padri somaschi a Merate, in provincia di Lecco, dove ogni notte, prima di addormentarsi, fissava lo stemma dell’ordine, nel quale viene rappresentata l’immagine di Gesù, con la pesante croce sulla schiena, che sale al Calvario, e in alto la scritta in latino Onus meum leve, “Il mio carico è leggero”.

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Tale esaltazione per la sofferenza e il sacrificio fece nascere nel giovane, a cui in collegio diedero il soprannome di Lisandrino, un chiaro sentimento rivoluzionario che si nutriva con la ricerca della libertà. Scriveva le iniziali minuscole di Imperatore, Papa e Re, e nemmeno padre Soave, che per lui in quegli anni aveva sostituito quella figura paterna che Alessandro non aveva mai avuto, era riuscito a fargli cambiare idea. Ma quando nel ’98 lasciò il collegio per fare ritorno a casa, il vento rivoluzionario stava soffiando per davvero, e aveva spinto Napoleone alla vittoria sugli austriaci. Nel 1801, ubriaco d’amore per i nuovi eventi che stavano cambiando l’Italia e l’Europa, compose il suo primo poemetto, “Del trionfo della Libertà”. Alessandro aveva paura di innamorarsi, e per questo evitava di scivolare in situazioni amorose. La prima avventura la ebbe con una giovane attrice di teatro e quando arrivò il momento di consumare il rapporto Alessandro scappò dalla stanza a gambe levate. Fu un suo amico che con la forza lo riportò dalla ragazza, la quale pensava di vivere in uno dei freddi e metrici racconti del suo giovane amante. Intanto, col 1815, arrivarono i trent’anni di Alessandro e una grave notizia inattesa, la quale scosse le fondamenta di quei sentimenti rivoluzionari che stavano infiammando il Vecchio Continente: Napoleone, nel giugno, dopo aver vinto contro i prussiani a Ligny, viene sconfitto dall’armata composta da truppe belghe, inglesi e tedesche comandata dal duca di Wellington e da von Blucher, a Waterloo. La fiamma rivoluzionaria del Manzoni non si spense, ma cambiò soltanto l’istituzione su cui contare.

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Erano passati molti anni ormai da quando il giovane Alessandro scriveva in preda ad una adolescenziale fase di ribellione la parola Papa con l’iniziale minuscola. Ora, più maturo, appoggiava apertamente la funzione del papato, riconoscendo all’organizzazione cattolica il merito di aver abbracciato e salvaguardato il patrimonio di Roma, il carattere latino contrapposto a quello dei germani e di aver operato, nei 1800 anni della sua storia, per la difesa, per la libertà e per l’indipendenza dell’Italia dagli invasori stranieri. Si schierò energicamente dalla parte dei neoguelfi, passando tra le barricate di quegli intellettuali che spingevano per la nascita di una confederazione di Stati italiani sotto la presidenza del papa. Nel 1827 pubblicò il suo capolavoro, “I promessi sposi”, col quale creò la lingua italiana. Enrichetta Blondel, prima moglie di Manzoni e al quale diede dieci figli, scrisse in quei giorni ad una sua amica: “I cambiamenti di lingua che Alessandro si propone di fare ai Promessi sposi consistono nell’inserire parole e espressioni che provengono dal linguaggio vivo dei Toscani. Egli è convinto che non c’è nessun luogo in Italia dove si può trovare quello che è la sostanza di tutte le lingue, ossia l’uso”. L’ultima versione dell’opera uscì nel 1842, perché l’ormai famoso e ammirato Lisandrino lo modificava continuamente. Capiva l’importanza del suo romanzo, il quale avrebbe dato un’unica lingua precisa, parlata dai milanesi e dai palermitani, dai torinesi e dai veneziani. Alessandro Manzoni muore il 22 maggio 1873. Giuseppe Verdi, mentre componeva al pianoforte la Messa da Requiem dedicata al grande scrittore, scrisse: “Io, timidissimo un giorno, ora non lo sono più. Ma davanti Manzoni mi sento così piccolo, e notate bene che sono orgoglioso come Lucifero, che non trovo quasi mai la parola”.

Stefano Poma

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