Sulla strada per Costantinopoli: Adrianopoli, la porta dell’Oriente

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Lo splendore della città di Adirne, la vecchia Adrianopoli, solenne monumento ricco di Storia e Cultura che apre le porte del mondo bizantino, culla dell’esotica e affascinante civiltà orientale. 

Kapikule è come Fort Knox, un’incredibile fortezza fatta di barriere di filo elettrificato. L’Asia non comincia oltre il Bosforo, ma in questa frontiera. La bandiera con la mezzaluna e la stella in campo rosso ci dà il benvenuto in quel triangolo di terra che prende il nome di Turchia Europea. La strada percorsa e il paesaggio attorno non paiono particolarmente diversi dai tanti altri paesaggi balcanici. Nella direzione opposta della strada una lunga fila di tir punta verso la Bulgaria, primo baluardo dell’Unione Europea. Lungo la strada che conduce ad Istanbul, si staglia lei, Edirne.

Ingresso della colossale Moschea Selimiye, il capolavoro dell'architetto Sinan. L'aspetto suggestivo della moschea e dei suoi frequentatori suggeriscono di iniziare il viaggio verso l'Oriente partendo proprio da Edirne.
Ingresso della colossale Moschea Selimiye, il capolavoro dell’architetto Sinan. L’aspetto suggestivo della moschea e dei suoi frequentatori suggeriscono di iniziare il viaggio verso l’Oriente partendo proprio da Edirne.

I primi contrafforti della città sorgono a ridosso del fiume Tùndža ma non rivelano un granché del reale aspetto della città. Si può dire che Edirne, al pari di altre città balcaniche, esordisca in punta di piedi agli occhi del visitatore. Ma è solo un inganno che dura qualche minuto. L’antica Adrianopoli è una città attraversata dal vento della storia. Fondata dall’imperatore Adriano, per la sua posizione essa divenne il teatro di grandi battaglie.

Moschea Selimiye, il rito delle abluzioni.
Moschea Selimiye, il rito delle abluzioni.

Fu qui che nel 324 d.C., in uno degli scontri conclusivi della Guerra Civile, Costantino il Grande colse una vittoria utile a consolidare il suo potere. È sempre qui che il 9 Agosto del 378 d.C. l’imperatore Valente perse la vita nel tentativo di arrestare l’avanzata dei Visigoti, legando così il nome della città alla più fatale sconfitta dell’esercito romano e velocizzandone, così il disfacimento. Per secoli l’impero Bulgaro e quello Bizantino se la disputarono fino a quando furono i Turchi, guidati da Muhrad I, a conquistarla nel 1365, ponendo un altro tassello per la creazione di quell’Impero Ottomano che stava prendendo forma. Fu sempre qui che nel marzo del 1913, dopo mesi di assedio, Edirne fu presa dai Bulgari, i quali successivamente la ripersero a favore dei Greci, e, infine, fu riconquistata dai Turchi.

un ritratto di Mustafa Kemal "Atatürk". Nelle strade della città e nei locali non è raro imbattersi nell'immagine del creatore della Repubblica Turca.
Un ritratto di Mustafa Kemal “Atatürk”. Nelle strade della città e nei locali non è raro imbattersi nell’immagine del creatore della Repubblica Turca.

Oggi la città, con i suoi 140 mila abitanti, si presenta come un frammento di Medioriente incastonato nell’Europa. Edirne, pur mantenendo una propria identità, possiede il fascino tipico di una città di frontiera. Grazie alla sua vicinanza al confine greco (10 km) ed a quello bulgaro (18 km) e grazie ad una innata vocazione commerciale, essa subisce la pacifica invasione di comitive bulgare e greche attirate non più dalla brama di conquista ma dalla possibilità di accaparrarsi a basso prezzo le merci in vendita nelle botteghe sparse un po’ ovunque. La popolazione autoctona è gentile ed ospitale e vive in mezzo alle imponenti vestigia dell’epoca ottomana. La parte moderna della città è più occidentalizzata per la presenza di qualche centro commerciale. Ma anche questo è un inganno. I volti delle persone sono gli stessi che avremmo potuto incrociare negli stessi luoghi qualche secolo fa. Nei bazar, tra file di stoffe, calamite, manufatti e dolci, i commercianti invitano il visitatore a fare degli “assaggi” ed a sorseggiare il caffè rigorosamente “alla turca”. Passeggiando tra le case non è raro imbattersi in qualche manifesto raffigurante Atatürk, icona e padre della nazione e della repubblica, di cui i Turchi mantengono un orgoglioso e geloso ricordo.

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Tra le meraviglie che la città può offrire spicca la Selimyie Camiie, la gigantesca moschea sultanale realizzata tra il 1568 ed il 1574, considerata il capolavoro indiscusso dell’architetto Mimar Sinan. Dopo decenni trascorsi nei più remoti angoli dell’impero, Sinan fu in grado di creare la perfetta sintesi del suo punto di vista sull’architettura islamica: il risultato di questa sua ricerca fu una struttura imponente e dove gli spazi sono distribuiti in maniera armonica e non frammentata. Incuriosisce e lascia stupiti vedere la fiumana dei fedeli la quale, dopo le abluzioni, si dirige all’interno del tempio islamico, accompagnata dal canto del Muezzin. Il fulcro della moschea di Selim è la sala centrale a forma ottagonale dove salta all’occhio l’enorme cupola di oltre 30 metri di diametro interamente decorata e sorretta da 8 pilastri, sui quali, a loro volta vanno a poggiare altre 4 semicupole. All’esterno spiccano i 4 minareti considerati come i più alti di tutta la Turchia.

Complesso del Sultano Bayezid II, una delle sale del museo.
Complesso del Sultano Bayezid II, una delle sale del museo.

Al di fuori del centro abitato è il Complesso museale del sultano Bayezid II a rivestire un particolare interesse. Esso è costituito da una moschea, una madrasa, un ospedale ed una scuola medica. La scuola medica, tra le più prestigiose del Medio Oriente, era specializzata nella ricerca delle cure per le malattie mentali ed in tale sede furono effettuati i primi studi di musicoterapia. All’interno della struttura è stata creata un’esposizione permanente che illustra il livello raggiunto dalla medicina ottomana tra il XVI ed il XIX secolo. Gli sforzi compiuti per valorizzare la struttura hanno portato il museo a vincere il premio “European Council Museum Award” nel 2004.

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Complesso di Bayezid II, la stupenda cupola riccamente decorata della Moschea di Bayezid II.

Stefano Carta

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