Un libro al giorno: L’esercito e le guerre dell’Impero Romano d’Oriente

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L’Impero d’Oriente, nato nel 395 d.C. in seguito alla divisione imperiale attuata da Teodosio, attraversò l’intero Medioevo fino alla caduta di Costantinopoli per mano degli ottomani nel 1453. Se Roma cadde, così non fu per la pars Orientis bizantina, dove i lungimiranti funzionari di Costantinopoli riuscirono a far fronte ai pericoli che ne minavano la stessa sopravvivenza.

Nella filosofia orientale è diffuso l’ideale metaforico dell’essere come l’acqua. Per aver successo, in una strada densa di imprevisti, è necessario comportarsi come farebbe un ruscello. Vale a dire che, di fronte ad ostacoli e barriere, è bene cercare la propria strada adattandosi al terreno che ci si trova davanti, evitando i punti forti dell’ostruzione, aggirandoli e intaccando i punti deboli. Non ostinarsi nel procedere a testa bassa ma fluire in maniera elastica giungendo all’obiettivo in modo da ottenere il massimo risultato col minimo sforzo. Una bella figura che richiama un deciso pragmatismo. E lungo il corso del Medioevo, ad est, ci fu una grande potenza che, più o meno consciamente e coerentemente, scelse la strada del pragmatismo per far fronte a pericoli che ne minavano la stessa sopravvivenza: l’Impero Bizantino. La deposizione dell’ultimo imperatore romano d’occidente Romolo Augusto da parte del generale barbaro Odoacre, avvenuta nel 476 d.C., segna canonicamente la caduta dell’Impero d’Occidente e la fine della Storia Antica che cedette il passo al Medioevo. Ma se Roma cadde, così non fu per la pars Orientis dell’Impero Romano.

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Nata in quanto entità politica autonoma nel 395 d.C. in seguito alla divisione dell’Impero attuata da Teodosio I, la sua fu una lunga esistenza che attraversò l’intero Medioevo fino alla caduta di Costantinopoli per mano degli ottomani nel 1453. L’Impero Bizantino nella Storia Medievale del Mediterraneo ha avuto un ruolo da protagonista, mantenuto anche grazie alla capacità di adattare la propria politica al procedere degli eventi. Fu questa una capacità che si dispiegò in particolare nell’ambito dei rapporti diplomatici, decisivi vista la posizione geografica dell’Impero, crocevia di continenti, popoli e culture. In questa stessa posizione geografica, quanto mai infelice rispetto alla controparte occidentale, diviso su tre continenti (Europa, Africa e Asia), con poche frontiere naturali e un territorio caratterizzato in generale da scarsa profondità strategica, l’Impero seppe resistere a lungo, anche in momenti critici di totale isolamento e pressione nemica sulle frontiere, perché seppe rivedere la sua strategia rispetto al modus operandi prevalentemente seguito dall’Impero Romano in età antica.

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Facendo meno affidamento sulle forze militari, pur sempre efficienti ma utilizzate più come un elemento di deterrenza, operando diverse forme di persuasione per gestire le crisi politiche e militari che via via si presentarono, adottando un ottimo meccanismo di raccolta delle informazioni sulle potenze concorrenti (ottimo per lo meno rispetto al periodo storico di riferimento, di certo approssimativo se paragonato alla cosiddetta intelligence dei nostri tempi), l’Impero mostrò una tenuta eccezionale anche di fronte a sconfitte militari apparentemente decisive, tenuta possibile solo grazie alla strategia di lungo respiro perseguita lungo l’intero corso della sua secolare storia . In questo libro si esamineranno gli aspetti salienti dell’azione politica e militare bizantina nei confronti di popoli e potenze straniere. Nella prima parte si descriveranno l’insorgere delle principali minacce esterne che misero in serio pericolo la stessa sopravvivenza dell’Impero, nonché, in generale, l’azione politico-diplomatica diretta verso il contenimento di tali minacce. Nella seconda parte si prenderanno in considerazione alcuni casi specifici particolarmente significativi rispetto ai rapporti diplomatici di Bisanzio con i suoi vicini, in particolare la creazione del cosiddetto Commonwealth Bizantino e il complesso rapporto con Venezia.

Giacomo Carrus

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