Dachau, il primo campo di concentramento nazista

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Ottantasei anni fa, il 10 marzo 1933, due mesi dopo la nomina a cancelliere di Adolf Hitler, nel sud della Germania, a Dachau, venne inaugurato il primo campo di concentramento nazista, dove almeno trentaduemila detenuti morirono a causa di malattie, malnutrizione ed esecuzioni sommarie.

Il primo campo di concentramento nazista in Germania venne inaugurato due mesi dopo la nomina a cancelliere di Adolf Hitler e costruito ai margini della città di Dachau, a circa sedici chilometri a nord di Monaco. Divenne il modello e il centro di addestramento per tutti gli altri campi organizzati dalle SS. Durante la seconda guerra mondiale il campo principale fu completato da altri minori, circa centocinquanta, sparsi in tutta la Germania meridionale e in Austria, tutti insieme chiamati Dachau. Questo complesso nella parte meridionale completava i campi per la Germania centrale e settentrionale, a Buchenwald e a Sachsenhausen. Nel corso della storia di Dachau, almeno centosessantamila prigionieri passarono attraverso il campo principale e novantamila attraverso quelli minori. Documenti incompleti indicano che almeno trentaduemila detenuti vi morirono a causa di malattie, malnutrizione ed esecuzioni sommarie, ma molti altri furono trasportati nei campi di sterminio della Polonia occupata dalla Germania.

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La composizione dei detenuti riflette la scelta mutevole delle vittime da parte dei nazisti. I primi detenuti erano socialdemocratici, comunisti e altri prigionieri politici. Durante tutta la sua esistenza, Dachau rimase un campo politico in cui i prigionieri politici mantennero un ruolo di primo piano. Le vittime successive includevano zingari, omosessuali e testimoni di Geova. Gli ebrei furono deportati a Dachau dopo la “la notte dei cristalli” del novembre del 1938. Inizialmente, gli ebrei potevano essere liberati solo se avessero avuto una via d’uscita dalla Germania. Quando l’uccisione sistematica degli ebrei ebbe inizio nel 1942, molti furono inviati da Dachau ad altri campi di sterminio. Dachau ricevette di nuovo degli ebrei dopo le “marce della morte” dell’inverno del 1944-45. Queste marce, in seguito all’evacuazione forzata dei campi di sterminio, furono una delle fasi finali dell’Olocausto. Dachau divenne il prototipo dei campi di concentramento nazisti. Il suo primo comandante, il terribile Theodor Eicke, creò personalmente la struttura organizzativa del campo e quando fu nominato ispettore generale di tutti i campi, il sistema di Dachau divenne il modello per tutti gli altri campi. Una camera a gas fu costruita nel 1942 ma non fu mai usata. Quelli che dovevano essere gasati furono trasportati altrove, come lo erano i malati, che furono mandati ad Hartheim, uno dei centri di sterminio del Programma T4, istituito per eliminare gli infermi e i disabili.

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Dachau fu il primo e più importante campo in cui medici e scienziati tedeschi istituirono laboratori che utilizzavano i detenuti come cavie involontarie per esperimenti, come la determinazione degli effetti sugli esseri umani di improvvisi aumenti e diminuzioni della pressione atmosferica e studiando gli effetti del congelamento. Vennero infettati dei prigionieri col virus della malaria, i quali furono curati con vari farmaci dagli effetti sconosciuti. Testarono gli effetti del bere acqua di mare o di sopravvivere senza cibo né liquidi. Gli esperimenti continuarono durante la seconda guerra mondiale e tali terribili test scientifici, insieme alle dure condizioni di vita resero Dachau uno dei campi più mostruosamente famosi. Dopo la guerra, scienziati e medici di questo e di altri campi furono processati a Norimberga nel “Processo ai dottori”. Sette di loro furono condannati a morte. Dachau venne liberato dalle truppe americane il 29 aprile 1945. Tra le loro più macabre scoperte c’erano vagoni ferroviari pieni di prigionieri ebrei che erano morti in rotta verso il campo e che erano stati lasciati in avanzato stato di decomposizione. La copertura mediatica americana e britannica di Dachau e di altri campi di recente liberazione – che includevano fotografie pubblicate su riviste e filmati di cinegiornali mostrati nei cinema – mise il mondo di fronte alle atrocità perpetuate dai nazisti.

Massimo Piludu

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