Einstein, il grande fisico tedesco che lasciò la Germania nazista

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Centoquarant’anni fa, il 14 marzo 1879, a Ulma, nella Germania bismarckiana, nasceva Albert Einstein, il padre della fisica moderna e della teoria della relatività. Il fisico, di origine ebraica, due mesi prima della nomina a cancelliere di Adolf Hitler scappò negli Stati Uniti, dove vi rimase fino alla morte. 

Nel dicembre del 1932, un mese prima dalla nomina a cancelliere di Adolf Hitler, Albert Einstein decise di lasciare la Germania. La sua vita, in quella terra tedesca ormai ombreggiata da un pericoloso cielo di nubi a forma di svastica era in pericolo. Un’organizzazione nazista pubblicò una rivista con la foto di Einstein e la didascalia “Non ancora impiccato” in copertina. C’era anche un prezzo sulla sua testa. A quel punto Einstein cominciò a giustificare l’uso delle armi contro la violenza dell’ideologia nazista. Per Einstein, il pacifismo non era un concetto assoluto ma esso doveva essere riesaminato a seconda dell’entità della minaccia. Si stabilì negli Stati Uniti, per lavorare all’Istituto per studi avanzati di Princeton, in New Jersey, il quale divenne presto un luogo ambitissimo per i fisici di tutto il mondo. Articoli di giornale dichiararono che il “papa della fisica” aveva lasciato la Germania e che Princeton era diventato il nuovo Vaticano. Gli anni Trenta furono piuttosto duri per Einstein. A suo figlio Eduard fu diagnosticata la schizofrenia, nel ’33 il suo intimo amico, il fisico Paul Ehrenfest, che contribuì allo sviluppo della relatività generale, si suicidò e la sua amata moglie, Elsa, morì nel ‘36.

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Con suo orrore, durante la fine degli anni ’30, i fisici iniziarono seriamente a considerare la sua equazione E=mc2 per dare inizio al progetto della bomba atomica. Dieci anni prima lo stesso Einstein ne aveva preso l’uso in considerazione, ma alla fine scartò questa atroce possibilità. Nel biennio ’38-’39 Otto Hahn, Fritz Strassmann, Lise Meitner, e Otto Frisch dimostrarono che enormi quantità di energia potevano essere liberate dalla scissione dell’atomo di uranio e queste notizie entusiasmarono la comunità della fisica. Nel luglio del ’39, due mesi prima dell’invasione tedesca della Polonia, il fisico Leo Szilard convinse Einstein ad inviare una lettera al presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt, nella quale lo esortava a sviluppare la bomba atomica per difendere il mondo democratico dal nazionalsocialismo di Hitler.

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Einstein ottenne la residenza negli Stati Uniti nel ‘35 e divenne cittadino americano nel ‘40, anche se scelse di mantenere la sua cittadinanza svizzera. Durante la guerra, ai fisici vicini ad Einstein fu chiesto di recarsi nella città desertica di Los Alamos, nel New Mexico, per sviluppare la prima bomba atomica per il Progetto Manhattan. Ad Einstein non fu mai chiesto di partecipare personalmente al progetto. Voluminosi documenti declassificati del Federal Bureau of Investigation, l’FBI, numerati in diverse migliaia, rivelano la ragione: il governo degli Stati Uniti temeva l’associazione permanente di Einstein con organizzazioni pacifiste e socialiste. Il direttore dell’FBI, J. Edgar Hoover si spinse fino a raccomandare che Einstein fosse tenuto fuori dal territorio di ricerca. Tuttavia, durante la guerra, ad Einstein fu chiesto di aiutare la US Navy a valutare i progetti per futuri sistemi bellici. Einstein aiutò lo sforzo bellico anche economicamente, mettendo all’asta preziosi manoscritti personali. In particolare, una copia manoscritta del suo documento del ‘05 sulla relatività speciale fu venduta per 6,5 milioni di dollari. Einstein si trovava in vacanza quando nell’agosto del ’45 il mondo apprese la notizia che una bomba atomica era stata sganciata sul Giappone. Quasi immediatamente fece parte di un’associazione internazionale che cercava di evitare la costruzione di altre bombe, formando il comitato di emergenza degli scienziati atomici. La comunità di fisica si divise sulla questione, chiedendosi se fosse il caso di costruire una bomba all’idrogeno. Robert Oppenheimer, il direttore del progetto della bomba atomica, dopo aver appoggiato l’idea fu privato dei suoi più alti incarichi, sospettato di aver collaborato con delle associazioni di sinistra. Einstein sostenne Oppenheimer e si oppose allo sviluppo della bomba all’idrogeno, chiedendo invece controlli internazionali sulla diffusione della tecnologia nucleare.

Massimo Piludu

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