Victor Hugo e “Il gobbo di Notre Dame”

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La grande storia ambientata nella suggestiva cattedrale parigina, oggi svanita tra alte fiamme di fuoco. 

L’enorme produzione di Victor Hugo è unica nella storia della letteratura francese. Si dice che il romanziere era solito scrivere ogni mattina cento versi o venti pagine di prosa. Assunse il ruolo di saggio fuorilegge che pose le proprie visioni profetiche in prosa e in versi, diventando il geniale patriarca della ritrattistica letteraria popolare e il poeta nazionale. Il riconoscimento di Hugo come grande poeta al momento della sua morte fu seguito da un periodo di abbandono critico. Alcune delle sue poesie furono ricordate e “Les Misérables” continuò a essere ampiamente letto. La generosità delle sue idee e il calore della loro espressione spostavano ancora l’opinione pubblica, poiché Hugo era il poeta dell’uomo comune e sapeva scrivere con semplicità. La conoscenza di Hugo riguardo il verso francese e il suo virtuosismo tecnico in metro e rima, inoltre, salvarono la poesia francese dalla sterilità del XVIII secolo. Hugo è uno di quei rari scrittori che entusiasma allo stesso modo sia il pubblico popolare che quello accademico, portando per mano il lettore in un viaggio nella Storia, come avvenne con la sua celeberrima opera “Il gobbo di Notre Dame”.

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Il romanzo è ambientato nella Parigi del XV secolo e richiama la vita medievale della città durante il regno di Luigi XI. Quasimodo è il suonatore di campane orribilmente deforme, il gobbo della cattedrale di Notre Dame. Una volta malmenato da una folla inferocita, si innamora della bella zingara Esmeralda, l’unica ad aver avuto pietà del mostro. Esmeralda venne ingiustamente accusata di omicidio e Quasimodo tentò di proteggerla, conducendola nella cattedrale. Nella tomba di Esmeralda si trovarono due scheletri: quello di un gobbo che abbraccia quello di una donna. “Il gobbo di Notre Dame” presenta un vivido quadro della vita parigina del XV secolo, una città brulicante di feste nobiliari, baldorie grottesche, insurrezioni di massa e esecuzioni pubbliche, tutte ambientate attorno a Notre Dame. Hugo dedica due capitoli alla descrizione della chiesa gotica, portando il lettore nell’anima della grande cattedrale. Dalle sue altezze vertiginose, offre al lettore una visione soggettiva di Parigi. La parola “destino”, incisa su una delle pareti, rivela la forza trainante della trama gotica.

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Il destino di Quasimodo è segnato quando viene abbandonato alla nascita da sua madre sui gradini di Notre Dame. Adottato dall’arcidiacono Claude Frollo, Quasimodo diventa suonatore di campane della torre, nascondendo la sua grottesca figura gobba lontano dagli occhi indiscreti di Parigi. Frollo è consumato dal suo amore proibito per la bella zingara Esmeralda, che balla sulla piazza sotto la cattedrale. Convince Quasimodo a rapirla, ma i suoi tentativi vengono sventati dal capitano degli Arcieri del Re, Phoebus, anche lui innamorato della giovane zingara. Quasimodo viene imprigionato per il crimine e viene maltrattato e umiliato dai suoi rapitori. Dopo una fustigazione particolarmente brutale, è curato da Esmeralda e da questo punto in poi Quasimodo è irrimediabilmente legato a lei. Ne consegue una storia drammatica di amore e inganno. Frollo, ossessionato da Phoebus ed Esmeralda, pugnalò il primo, accecato dalla rabbia e dalla gelosia. Esmeralda viene arrestata e condannata a morte per l’omicidio e, nonostante un coraggioso tentativo di salvataggio da parte di Quasimodo, impiccata. Il gobbo, vedendo Esmeralda senza vita appesa al patibolo, grida: “C’è tutto ciò che ho amato”.

Federica Bellagamba

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