L’isteria femminile e la nascita del vibratore

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Nell’Ottocento la psichiatria tentò di curare una serie di attacchi nevrotici di cui erano generalmente vittime soggetti femminili della buona società con quello che credeva essere l’unico rimedio efficace: il massaggio pelvico.

Con il termine isteria la psichiatria dell’Ottocento identifica una serie di attacchi nevrotici molto intensi di cui erano generalmente vittime soggetti femminili della buona società. Il termine viene dal greco Hysteron, utero. Infatti secondo una concezione che trova radici nella medicina dell’antica Grecia, i sintomi di questo tipo erano legati a uno spostamento dell’utero. Per Ippocrate il miglior rimedio era il matrimonio. Solo Charcot nell’Ottocento si scaglierà contro la definizione di isteria come malattia esclusiva delle donne. Nell’Inghilterra vittoriana, perbenista e conservatrice, il fenomeno raggiunge proporzioni preoccupanti interessando il 75% della popolazione femminile. L’unico rimedio efficace era il massaggio pelvico, eseguito manualmente: lo scopo era quello di far raggiungere alla paziente il “parossismo isterico” (definizione di orgasmo nell’epoca vittoriana) dopo il quale appariva calma e serena.

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Il massaggio per i medici era stancante. Sulle riviste mediche del tempo la maggior parte dei medici si lamentava che questa pratica fosse noiosa e faticosa, perché causa di forti dolori alle dita e ai polsi. Già nel 1734, per far fronte al problema, in Francia, era stato inventato il “tremoussoir”, il primo oggetto vibrante per la stimolazione clitoridea; dotato di un meccanismo a molla, risultava scomodo e poco pratico. Solo nel 1869 si ebbe una svolta con il fisico statunitense George Taylor che inventò il “manipulator”: un tavolo a cui era collegata una sfera che esercitava stimolazione del clitoride avviata da un meccanismo a vapore. In questo modo la cura risultava più facile e meno stancante per i medici. L’Inghilterra vittoriana non si scandalizza in quanto tutto si esauriva in ambito medico rientrando in scopi puramente curativi; era considerato impossibile che la donna potesse raggiungere piacere senza un vero rapporto.

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Negli anni ottanta Joseph Mortimer Granville inventa il “Granville’s Hammer“, il martello di Granville: il primo vibratore elettrico, nato per trattare i dolori di origine nervosa degli uomini. Essendo meno ingombrante, sprovvisto di generatore e più maneggevole ha un successo immediato presso gli ambulatori medici che cominciano a usarlo per curare l’isteria femminile. Nel 1902 l’azienda statunitense “Hamilton Beach” pubblicizza il “massaggiatore” come era chiamato all’epoca. Un elettrodomestico utile a sciogliere la tensione non solo delle donne ma anche degli uomini. L’oggetto entra in questo modo nelle case di tutti al pari di un normale elettrodomestico, piazzandosi al quinto posto tra gli elettrodomestici più venduti.  Le pubblicità lo descrivono come “delizioso compagno” in grado di “far vibrare il piacere della gioventù” in ogni donna. Alla fine degli anni venti i vibratori entrano di prepotenza nell’industria pornografica. L’oggetto diventa così tabù perché evidenti le connotazioni sessuali legate allo stesso non più ascrivibili a una sfera medica che gli conferivano decoro e rispettabilità.

Veronica Iorio

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