Il bombardamento sul campo migranti di Tajoura

Categorie

Un attacco aereo a un centro immigrati di Tajoura ha compiuto una strage: 60 morti e 130 feriti, soprattutto donne e bambini. Da quando Gheddafi è stato deposto e ucciso, nel 2011, la Libia è devastata dalla violenza e dalla guerra civile, combattuta dalle milizie di Fayez al-Sarraj e Gen Haftar.

L’attacco aereo che ha ucciso oltre 60 migranti in un centro di detenzione al di fuori della capitale libica potrebbe costituire un crimine di guerra, come dichiarato dai funzionari delle Nazioni Unite. Almeno 130 persone sono rimaste ferite nell’attacco. Il governo legittimo ha incolpato per la strage le forze fedeli al signore della guerra, il generale Khalifa Haftar. La maggior parte dei morti sono africani subsahariani che stavano tentando di raggiungere l’Europa passando dalla Libia. Sono migliaia i migranti detenuti nei centri di raccolta gestiti dal governo. La Libia è devastata dalla violenza e dalla guerra civile da quando Muammar Gheddafi è stato deposto e ucciso nel 2011. Il bombardamento è avvenuto sopra l’hangar di Tajoura, che ospita 600 migranti. Tra le vittime, donne e bambini. Un funzionario del ministero della salute libico, il dottor Khalid Bin Attia, ha descritto la carneficina dopo aver assistito alla scena: “La gente era dappertutto. Il campo era distrutto e la gente piangeva. Quando sono arrivati i soccorsi si sono trovati di fronte a una situazione orribile. C’erano sangue e budella ovunque”.

*   *   *

L’ONU e le agenzie umanitarie hanno avvertito che una tragedia come questa è stata quasi inevitabile, in quanto i combattimenti incessanti che insanguinano Tripoli e dintorni pongono i campi dei migranti direttamente nella linea di fuoco. Il capo della Missione delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salama, ha dichiarato: “Questo attacco potrebbe chiaramente costituire un crimine di guerra, poiché ha ucciso persone innocenti detenute in terribili condizioni”. Nessuna autorità ha il pieno controllo della Libia e il Paese è estremamente instabile, diviso tra diverse fazioni politiche e militari, le due più importanti sono guidate dal Primo Ministro Sarraj e Gen Haftar. Gen Haftar ha iniziato un’offensiva contro il governo in aprile. Il generale è stato attivo nella politica libica per più di quattro decenni ed è stato uno degli stretti alleati di Gheddafi fino a quando una disputa alla fine degli anni ’80 lo costrinse a vivere in esilio negli Stati Uniti. Dopo essere tornato in Libia, quando la rivolta è iniziata nel 2011, ha costruito una base di potere a est e ha ottenuto il sostegno di Francia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. I libici hanno sentimenti contrastanti nei suoi confronti a causa della sua passata associazione con Gheddafi e le connessioni statunitensi, ma gli attribuiscono il merito di aver guidato militanti islamisti fuori da gran parte della città di Bengasi.

*   *   *

Le bande di trafficanti umani sono fiorite nel caos politico della Libia. Gruppi per i diritti umani hanno evidenziato le cattive condizioni nei centri di detenzione, nei quali finiscono migliaia di migranti, mentre l’UE lavora con la guardia costiera libica per intercettare le imbarcazioni. L’Italia, uno dei principali punti di sbarco per i migranti provenienti dalla Libia, sta utilizzando la linea dura, con la quale chiude i suoi porti alle imbarcazioni umanitarie di soccorso, accusandole di aiutare i trafficanti; vuole rimpatriare tutti i migranti trovati in acque libere in Libia, dove la maggior parte finisce nei centri di detenzione. Seguendo le politiche italiane, l’UE ha proposto una soluzione di compromesso per l’istituzione di “centri di valutazione” dell’UE in Paesi come la Libia, dove le richieste di asilo potrebbero essere trattate su terra straniera nel tentativo di interrompere le operazioni di contrabbando, ma una tale mossa è stata respinta dai funzionari libici. Allo stato attuale, “i migranti non sono trattati secondo le norme internazionali”, ha affermato Leonard Doyle, portavoce dell’Organizzazione per le migrazioni a Ginevra: “I migranti che stanno cercando di arrivare in Europa vengono catturati di solito dalla guardia costiera libica. Vengono riportati sulla terra ferma e vengono trasportati, in autobus e in condizioni disumane, in uno dei 60 centri di detenzione sparsi per la città”.

Federica Bellagamba

L’Universale è un giornale gratuito. Se vuoi sostenerlo con una piccola donazione clicca qui.

Acquista “Il sangue del condannato”, il nuovo libro di Federica Bellagamba.

Acquista il libro in formato cartaceo cliccando qui.

Acquista il libro in formato e-book cliccando qui.

Il sangue del condannato