In gun we trust, la tragica sparatoria in Texas

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All’interno di un Walmart alla perfieria di El Paso, in Texas, un ragazzo di 21 anni, Patrick Crusius, ha compiuto una strage: col suo kalashnikov ha ucciso 22 persone, verso le quali nutriva un odio razzista viscerale. 

“When I hold you in my arms, and I feel my finger on your trigger, I know nobody can do me no harm”. “ Quando ti tengo tra le mie braccia e sento il mio dito sul tuo grilletto, so che nessuno mi potrà fare del male”. John Lennon cantava così nella sua celeberrima Happiness is a warm gun, una struggente ballata che tanto incarna lo spirito americano racchiuso nel secondo emendamento, quello sul diritto di possedere armi, anche se non è mai stata fatta chiarezza sul se si intendesse inquadrare questo diritto nel contesto protetto di una milizia deputata alla difesa del territorio o se esso fosse, piuttosto, prerogativa del singolo cittadino. Lennon è morto e, come lui, sono state uccise 22 persone in un Walmart di El Paso, in Texas, al confine col Messico. Era il 3 Agosto, e presso il centro commerciale texano Cielo Vista, incominciava un giorno come tanti. “Back to school” scandisce l’anelito agli acquisti di articoli scolastici di cancelleria scontati, per tutti quegli studenti americani che di lì a poco saluteranno le vacanze estive per ricongiungersi ai banchi di scuola. 20 persone non ultimeranno mai i loro acquisti: saranno freddate da Patrick Crusius, un ragazzo di 21 anni, fiero di essere americano ma meno entusiasta di dover condividere questo status con i cittadini ispanici, verso i quali nutriva un odio viscerale palesato in un manifesto razzista da lui condiviso sul web nel 2017.

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Chi è veramente quest’uomo freddo, atarassico, non pentito e che fronteggia, spavaldo, la pena di morte? Chi l lo conosce lo descrive come un secchione sulle sue, vittima di bullismo e sostenitore di Trump. Del suo nucleo familiare sappiamo dei genitori, di una sorella gemella e di un fratello. Vivendo a Dallas, Patrick ha dovuto guidare 30 minuti per raggiungere il centro commerciale nel quale ha seminato morte, armato di un fucile da assalto, prima che, verso le 11, dopo alcune disperate segnalazioni, intervenissero le forze dell’ordine. Contro chi ha realmente inveito il giovane killer? Sebbene l’attenzione mediatica sia stata pressoché internamente assorbita da Patrick, dal suo sguardo apatico e vitreo immortalato dalle videocamere di sorveglianza, alcuni articoli statunitensi hanno focalizzato l’attenzione sulle vittime di quest’efferato atto di odio.

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È importante riportare qualche dettaglio, affinché si parli di persone e non statistiche. Una donna di 24 anni, Jordan Anchondo, era divenuta madre soltanto due mesi prima della sparatoria e ha sacrificato la propria vita facendo da scudo, proprio per difendere il figlio, il piccolo Paul. Assieme alla donna, è perito anche il marito Andre, 23 anni. Il bambino è stato sfiorato da un proiettile, ha riportato la frattura di due dita e, rimasto orfano, non potrà più riabbracciare i genitori. 60 anni era invece l’età di Arturo Benavides, un veterano dell’esercito, in pensione dal 2013, dopo essere stato conducente di autobus per quasi 20 anni a El Paso.  Ricordato come una persona altruista, l’uomo amava discorrere con conoscenti e passanti dei suoi trascorsi e si era recato al centro commerciale assieme alla moglie Patricia. Quest’ultima è sopravvissuta grazie alla fortuita vicinanza ai bagni dell’edificio nei quali ha trovato riparo durante la sparatoria. Quasi coetaneo di Arturo era David Johnson, 63 anni, morto per difendere la zia e la cuginetta di 9 anni, mentre non sentiva i suoi 86 anni Angelina Englisbee, donna tenace che, dopo la scomparsa del marito, sopraggiunta a causa di un infarto, dovette allevare da sola i loro 7 figli. Javier Amir Rodriguez aveva soltanto 15 anni; era un giocatore di calcio. Tra le vittime, oltre a 13 americani e 8 messicani,  c’era anche un cittadino tedesco, perché i proiettili sono democratici nel dispensare morte e non guardano al colore della pelle, all’età e alla razza della vittima. Sebbene il presidente statunitense Donald Trump non abbia tardato a prendere le distanze dall’atto del killer, bollando l’accadimento come “atto codardo”e facendo leva sull’assenza di attenuanti di fronte alla morte di persone innocenti, il dibattito sulle armi in America rimane aperto e, chiunque abbia ragione, la ciclicità di stragi negli Usa, sulla falsariga di questa in Texas, rimane un dato tristemente oggettivo.

Angela Chessman

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