I rom in Italia

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Un viaggio tra le caratteristiche della comunità rom.

Il tratto distintivo che accomuna tutti i rom è il rapporto con i gagé, con l’altro. Lo stereotipo negativo degli zingari, vagabondi, accattoni, ladri, chiromanti, si è alimentato nel corso del tempo, comportando il mancato riconoscimento di una specificità rom e, al contrario, diffondendo pratiche discriminatorie. Rom e sinti, oltre ad avere le caratteristiche comuni a tutte le minoranze, come l’identità linguistica e culturale, hanno cinque caratteristiche che appartengono solo alla loro minoranza, differenziandola così da ogni altra minoranza appartenente al territorio italiano.

A) Gli appartenenti alla minoranza non vivono solo in determinate zone nel territorio italiano ma sono diffusi su tutto il territorio. Sorge quindi problema di riuscire a tutelare in modo efficace la specificità di questa minoranza, visto che in Italia il diritto a tutela delle minoranze etnico-linguistiche è stato finora configurato con istituti giuridici concepiti per minoranze insediate in ben determinati territori. L’individuazione di un legame con il territorio, infatti, agevola il riconoscimento di un gruppo minoritario permettendo a tale gruppo di usufruire di un patrimonio di civiltà contestualizzato in un determinato spazio.

B) Appartengono alla stessa minoranza sia persone che vivono una vita stanziale, sia persone che vivono una vita itinerante o semitinerante. Molti rom vivono una vita itinerante o semintinerante. Solo una piccola parte decide di vivere una vita sedentaria. Questo li differenzia da tutte le altre minoranze.

C) La famiglia allargata è una specificità culturale che caratterizza la minoranza e si riferisce alle particolari modalità dell’abitare insieme in luoghi particolari o con unità abitative mobili rendendo questo elemento una caratteristica della minoranza rom differenziandola dalle altre.

D) Rom e sinti sono caratterizzati da gruppi linguistici e dialettali eterogenei e si possono distinguere circa 12 gruppi differenti; proviamo a vederne alcuni:

  • Rom Havati (o Harvati): il cui nome in romanès e in slavo significa croati.
  • Rom Lovara: di origini danubiane – carpatiche.
  • Rom Khorakhanè: portatori del Khorà, il corano, di origine turca.
  • Rom Kanjarjia: di religione greco-ortodossa, originari della Serbia.
  • Rom Kalderasha: di religione cattolica, è il gruppo più numeroso della grande ondata migratoria che si ebbe nella seconda metà dell’Ottocento dai Balcani verso l’Occidente.
  • Sinti Giostrai: provenienti dal centro Europa tra il 1400 e il 1600, tutti di nazionalità italiana e di religione cattolica. Attualmente sono in tutto circa 30.000 persone.
  • Rom Abruzzesi: giunti in Abruzzo, Molise e in Ciociaria dopo la battaglia del Kosovo nel 1382, seguendo i profughi croati e arberes’h (albanesi).
  • Rom Rudari: originari della Romania, migrarono in Serbia circa un secolo fa. Parlano una lingua diversa dal romanès.
  • Rom Rumeni: la loro presenza in Romania risale alla prima metà del secondo millennio.

E) Ogni persona che appartiene alla minoranza rom può ritrovarsi ad avere uno status giuridico rispetto ad un’altra persona che appartiene alla stessa minoranza.

Oltre alle differenze che caratterizzano rom e sinti vi sono, infatti, anche diversità dal punto di vista giuridico; hanno “uno status giuridico diverso”. Si può affermare che Rom e Sinti sono differenti dalle altre minoranze perché “sono una minoranza transnazionale”. Una persona rom può essere: cittadino italiano, cittadino di un altro stato appartenente all’Unione Europea, straniero appartenente a uno degli stati extraeuropei, straniero ma titolare di protezione internazionale o apolide.

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È cittadino italiano colui che ne ha acquisito la cittadinanza. Essa si acquista in modi differenti: per nascita da padre o madre cittadini italiani (Ius sanguinis), per nascita sul territorio italiano (Ius soli), per adozione da parte di genitori con cittadinanza italiana o per naturalizzazione dei genitori, per beneficio di legge e per matrimonio con un cittadino italiano (ai sensi degli artt. 5-6-7-8 della legge 91/92). È cittadino europeo qualsiasi soggetto avente la cittadinanza di uno degli stati che appartengono all’unione europea (sancito col Trattato di Maastricht nel 1992). Ai cittadini italiani e europei si applicano tutte le tutele riconosciute dalla legge, indipendentemente dall’etnia. Considerando che la maggioranza di Rom e Sinti presenti in Italia possiede la cittadinanza italiana, e che un’altra significativa quota possiede quella Europea, può dirsi che, sotto il profilo giuridico, la stragrande maggioranza dei Rom e dei Sinti sono titolari degli stessi diritti attribuiti ai cittadini italiani ed a quelli europei. Una quota minoritaria si trova nelle condizioni degli extra-comunitari con ingresso regolare o irregolare nel nostro paese. Lo straniero extracomunitario è colui che ha la cittadinanza di uno stato che non appartiene all’Unione Europea.

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Il trattamento nei confronti dei Rom e dei Sinti cittadini di stati extracomunitari si applicano le norme in materia di immigrazione (Testo Unico approvato con d. lgs. n. 286/1998) con tutte le loro contraddizioni, i notevoli margini di discrezionalità conferiti all’autorità di pubblica sicurezza e i dubbi di legittimità costituzionale. Gli stranieri che hanno una protezione internazionale godono di tutele specifiche. Anche rom e sinti possono appartenere a questo status giuridico. “Rom e i Sinti che hanno lasciato Paesi extracomunitari in cui sono stati oggetto di persecuzioni o di danni gravi a causa di conflitti interni o internazionali hanno accesso ad una delle forme in cui lo straniero può godere del diritto d’asilo”. Si parla perciò di protezione internazionale o permesso di soggiorno ed è regolato dal Decreto Legislativo n° 251/1997. Bisogna tutelare coloro che hanno dovuto lasciare il loro paese a causa di minacce alla propria integrità. Gli apolidi sono coloro che non hanno nessuna cittadinanza. Per quel che riguarda rom e sinti la situazione è un po’ complessa. In Italia è in vigore la convenzione internazionale sullo status degli apolidi (nata con la Convenzione di New York del 1954) ma tuttavia è di difficile applicazione a causa delle norme internazionali. Il Ministero dell’Interno può riconoscere la condizione di apolidi solo nel caso in cui la persona che ha perso la cittadinanza si trovava già in Italia al momento della perdita; in caso contrario è necessaria un’azione di fronte al giudice onorario. Questa è una condizione particolare perché la burocrazia italiana è molto lenta e perciò accade a volte che nei “campi nomadi” vivano tante persone alle quali non è ancora stato riconosciuto lo status di apolidi. I figli nati in Italia da genitori ai quali non è ancora stata riconosciuta la condizione di apolide non possono perciò ottenere la cittadinanza italiana. La condizione di apolide si trasmette dai genitori ai figli ma se questa non è stata riconosciuta non può essere trasmessa. Accade così che persone nate in Italia non possano acquisire la cittadinanza italiana a causa dei problemi burocratici nella pubblica amministrazione.

Roberta Murgia

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