Mafia e stragi del ’93: Silvio Berlusconi evita il processo

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Convocato in aula per il 3 ottobre, l’ex premier ha declinato l’invito dei giudici, sostenendo di non poter essere presente in quella data per via di impegni istituzionali al Parlamento europeo.

Anni 90, un periodo che, in un presente di forse, fa spesso capolino, in maniera più o meno edulcorata, nelle menti nostalgiche degli Italiani. Lira, esami alle elementari, il Karaoke di Fiorello e, chi non ricorda gli 883 con “Hanno ucciso L’uomo Ragno”? Quello che, all’apparenza, sembrava soltanto un motivetto molto orecchiabile, probabilmente, con il suo “forse è colpa della mala”, invece si ricollegava a un periodo buio nella storia contemporanea, balzato nuovamente agli onori delle cronache, a causa di recenti intercettazioni che vedrebbero coinvolto il Cavaliere Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia.  Mi riferisco alle stragi mafiose del 1993, quel susseguirsi di “bombe” per volontà di Cosa Nostra che difficilmente saremo in grado di dimenticare, dopo che appena un anno prima, rimasero uccisi gli esimi magistrati Falcone e Borsellino. Era il luglio del 1993, quando un ordigno piazzato all’interno di un’autovettura a Milano esplose, uccidendo l’agente di polizia Ferrari, alcuni vigili del fuoco accorsi sul posto, attirati dalla coltre di fumo che fuoriusciva dall’auto, e un immigrato. A distanza di poche ore, si verificarono esplosioni anche a Roma e Firenze.

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Si parlerebbe, nella fattispecie, proprio di un presunto concorso dell’ex premier Berlusconi negli accadimenti di Milano, Roma e Firenze.  Il fascicolo inerente le indagini su un presunto coinvolgimento nelle “bombe del 1992-1993” di Silvio Berlusconi e dell’ex esponente politico di Forza Italia Marcello Dell’Utri, come mandanti occulti è stato, infatti, nuovamente aperto dalla procura di Firenze, dopo l’archiviazione nel 2011. Dell’Utri era già stato condannato sette anni di carcere, perché riconosciuto come il trait d’union tra Cosa Nostra e Berlusconi negli attentati testé citati. È stata esclusa, sostiene la giurisprudenza, un’eventuale deposizione del Cavaliere, nello stato di imputato, a favore di Dell’Utri, fatto che ha suscitato la profonda indignazione della signora Miranda Ratti, moglie dell’ex senatore di Forza Italia.  A portare  alla riapertura del caso non sono state testimonianze dirette del boss mafioso Giuseppe Graviano, il quale, ha rifiutato, anzi espressamente di rispondere a domande sulla questione Stato-Mafia bensì intercettazioni di discorsi intercorsi in un arco di tempo di circa quattordici mesi, a cavallo tra il 2016 e il 2017, tra l’uomo e il compagno di cella Umberto Adinolfi. Tali discorsi sono stati intercettati dai pm palermitani e l’intero dossier è stato tosto inviato alle procure di Caltanissetta e Firenze deputate alle indagini sulle bombe del 1992-1993.

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Molti dubbi sono stati avanzati sull’integrità dei documenti fintanto prodotti e sembra che siano stati riscontrati in essi diversi omissis.  Di seguito, un breve estratto delle intercettazioni che si presumono riferite a Berlusconi e sono state registrate da telecamere della Dia nel carcere di Ascoli Piceno, durante l’ora d’aria dei detenuti.  “Trent’anni fa mi sono seduto con te, venticinque anni (…) mi sono seduto con te (…) giusto è? Ti ho portato benessere, poi mi è successa una disgrazia, mi arrestano, tu cominci a pugnalarmi. Per cosa? Per i soldi, perché ti rimangono i soldi…”Lui riabilitato? Pezzo di crasto che non sei altro ma voglio dire com’è che sei al governo, che hai fatto cose vergognose e ingiuste”. È In itinere un accurato esame delle intercettazioni nel quale è coinvolta anche la direzione antimafia. L’avvocato di Silvio Berlusconi, Nicolò Ghedini ha, dal canto suo, negato ogni forma di coinvolgimento del suo assistito nelle stragi, dichiarandolo estraneo ai fatti e ribadendo che non sarebbe mai intercorso alcun contatto tra lo stesso e Graviano.

Angela Chessman

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