Un libro al giorno: La Spagna prima della Spagna, da Ferdinando e Isabella a Carlo II

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La politica cattolico-asburgica nel periodo compreso tra il 1492 e il 1640, le origini e la fine di un grande impero. 

Questo libro si concentra su diversi luoghi tematici riguardanti gli assetti della politica cattolico-asburgica nel periodo compreso tra il 1492 e il 1640, discutendo in particolare la collocazione cronologica, geografica e logica delle tappe fondamentali che ne caratterizzarono il dispiegamento del potere. In primo luogo, abbiamo ritenuto idoneo sviluppare un nucleo tematico incentrato sui tratti generali della società del periodo, nonché sui nessi e sui segni del potere personale che l’hanno contraddistinta, poiché un inquadramento delle tendenze sociali – almeno quelle attitudinali e comportamentali più comuni e generali – fosse preliminare ad una qualsiasi buona comprensione delle dinamiche prese in esame. Infatti, quando ci accingiamo a studiare un tempo lontano, anche se non volontariamente, possiamo incorrere nel rischio di lasciare un gap nell’assimilazione di una mentalità che è oramai passata e perciò stesso impenetrabile. Tale limite riguarda il paradigma di comprensione incernierato sulle nostre, odierne coordinate valoriali, che ci può far trascurare le particolarità di una visione esistenziale profondamente diversa; di stati psicologici, ideologici e religiosi diversi e diversamente collegati tra loro. Il primo paragrafo assomiglia perciò a una seconda introduzione, fatta per evitare una sovrapposizione dei valori d’oggi su fatti accaduti sotto l’influsso di sistemi etici peculiari e, in una certa misura, inaccessibili agli occhi del presente.

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Dopo i dovuti inquadramenti sociali sono posti in luce quelli che sono stati i presupposti politici della Monarchia Asburgica, in particolare ridiscutendo quegli antefatti all’ascesa al trono di Carlo V che normalmente ricevono più attenzione. L’aggiustamento degli equilibri attuato dai sovrani Cattolici comporrà, infatti, il nucleo centrale del capitolo, offrendo uno spaccato istituzionale e lasciando trasparire un nuovo, delicato bilanciamento tra Corona e realtà confederate. Ci soffermeremo inoltre sul concetto-chiave di monarchia composita, che definisce, già a partire dal matrimonio dei Re Cattolici, l’essenza e l’architettura di questo particolare sistema, ben distinto per caratteristiche dalle altre monarchie europee coeve. Il primo capitolo si chiude, così, con l’aver improntato le giuste basi alle quali poter invergare la disamina del periodo successivo. Nel secondo capitolo passeremo al vaglio quella che è generalmente considerata come la fase più alta della parabola monarchica, quella contrassegnata dalla dinastia asburgica, ritenendo adeguato analizzare, oltre che la morfologia istituzionale, anche l’ideologia politica e le criticità che la accompagnano nell’esercizio del potere. Non a caso lo spostamento della corte a Madrid cade proprio in questo momento, offrendo l’occasione per analizzare i motivi di tale spostamento e per capire, contestualmente, come andava cambiando il rapporto tra la corte centrale e quelle locali (un’occasione, cioè, per osservare meglio la tensione tra il progetto federale e le risposte capillari). La perdita dell’equilibrio, avvenuta al passaggio tra il sedicesimo secolo e il diciassettesimo, rappresenta l’inizio della fase di declino. Il terzo capitolo analizza quindi le concause del “tramonto” della potenza asburgica, momento in cui le rivolte si fanno più martellanti, le guerre più difficili e le risorse finanziarie più scarse. Il tono comune che abbiamo mantenuto nei primi capitoli consiste nell’aver affrontato le istituzioni in maniera prudente, limitando volutamente a disseminare alcuni spunti tratti dal libro sui sistemi viceregi di Pedro Cardim e Joan L. Palos: “El Mundo de los virreyes en las monarquías de España y Portugal”.

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L’approfondimento delle stesse tematiche ha meritato un capitolo dedicato che sapesse integrare, oltre svariate nozioni, anche nuovi paradigmi di ricerca scientifica. Il penultimo capitolo completa e approfondisce l’analisi istituzionale, focalizzando ora l’attenzione sul funzionamento pratico dei sistemi viceregi e sulle prospettive di studio attualmente in via di formazione attorno ad essi. A seguito dell’intero itinerario di ricerca, ci siamo resi conto di poter ora adottare nuovi strumenti di lettura sia per il passato sia per il presente, e a fronte di ciò che è inesorabilmente cambiato durante la storia d’Europa, c’è una morfologia ricorrente dotata di valore strumentale per interpretare anche l’equilibrio dell’Europa presente e futura. Abbattendo i paradigmi di studio prefissati sul funzionamento delle istituzioni (troppo spesso inchiodati allo sguardo retrospettivo) la comprensione del rapporto tra presente a passato si è fatta più fluida e allo stesso tempo più comprendente. Se adottiamo un approccio morfologico, infatti, ci accorgiamo facilmente che anche il presente europeo ci offre un insieme politico e culturale polimorfo e policromo, in cui alcune fisionomie e dinamiche evolutive generali non sono troppo dissimili da quelle concernenti la compagine dei regni asburgici in età moderna. Dopotutto, anche se oggi non è una corona a tenere unite le diverse nazioni dell’Unione Europea, è pur vero che ritornano in attualità alcune problematiche già viste: integrazione o disintegrazione culturale e religiosa, particolarismi giuridici e amministrativi e loro sovrapposizione, differenziazione dello status economico di talune zone rispetto ad altre. Questi sono parallelismi “didattici” che, basati sulle analisi attente dei sistemi del passato, possono elasticizzare il pensiero sul presente, rendendo il cittadino che vi si dedica più attivo e più cosciente su quanto ciò che è trascorso possa influire o dileguarsi dal presente e, viceversa, su quanto lo sguardo del presente possa contaminare o agevolare la conoscenza sul passato. E sono parallelismi che meriterebbero singolarmente la giusta dedizione, ma qui, per arricchire l’analisi del modello preso in esame, ho scelto di affrontarne esplicitamente (anche se piuttosto in sintesi) almeno uno, tramite una breve appendice: l’impatto che la filosofia protestante ha avuto con la mentalità economica europea durante gli splendori della Monarchia Asburgica verrà qui posto in connessione dialogica col presente. L’etica protestante rappresenta, secondo Max Weber, l’incubatrice del capitalismo moderno e quindi la matrice di quello contemporaneo. Ci siamo concessi di ritracciare la linea weberiana secondo parole e prospettive personali.

Pietro Paolo Acri

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